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Con Vittorio Zollo: Avanti tutta Slam!

Foto Zollo

Vittorio Zollo è tra i promotori e Maestro di Cerimonia del III Contest di Poesia Slam – “Sputa il Rospo” che si è terrà a Benevento il 18 dicembre 2015 presso Circolo Virtuoso Bukó. Intervista a cura di Dimitri Ruggeri e Alessandro Scanu per la rubrica Come nasce uno Slam.

Come ti sei avvicinato alla poesia orale?
Lo scorso anno, partecipando allo slam “Sputa il rospo” che il “Bukò Circolo Virtuoso”, un locale di Benevento organizza da ormai 3 anni (quest’anno sarò l’MC della serata). In tutta sincerità ho partecipato alla competizione perché spinto dalla mia analista! Dunque l’ho fatto non per sfidarmi, ma per assecondarmi, che è totalmente diverso come concetto. La poesia orale è stata una scoperta estremamente rigenerante per me che sono un teatrante, una sorpresa, un qualcosa che mi ha dato l’opportunità di condividere e di conoscere miei simili e che poi mi ha portato slam dopo slam, alle finali nazionali dello scorso anno. Così ora sono in una nuova fase del mio percorso artistico (e anche della mia vita) nel quale fondo il poeta con il musicista.

Come mai hai deciso di organizzare un poetry slam sul tuo territorio?
Ecco, francamente non sono a capo dell’organizzazione dello Slam “Sputa il Rospo”, l’idea di farlo a Benevento appartiene a Francesca Mazzoni e Andrea Maio. Io sto cercando di creare una lega campana di poetry slam, insieme proprio a questi ragazzi, muovendomi tra Benevento, Napoli e Salerno (sperando di toccare anche il Casertano e l’Avellinese) in modo tale da poter far crescere il movimento della poesia orale anche nel nostro territorio, che si, è devastato da mille problemi ma è un calderone dal punto di vista artistico, sempre in fermento e sempre pronto a recepire le novità. “Sputa il rospo” è il primo di una serie di Slam che ci saranno in Campania!

Qual è il rapporto tra poesia tradizionale e poesia orale sul tuo territorio?
Come ho già detto, il nostro territorio è oggettivamente indietro sotto certi punti di vista. Quello della poesia orale è uno di questi. Non c’è ancora un rapporto quindi, tra la poesia tradizionale e quella orale e performatica che noi stiamo cercando di proporre, tuttavia la percezione che ho è positiva. Gli artisti, gli interessati, sembrano accogliere con molto interesse la cosa. Ne riparleremo tra qualche anno!

A tuo avviso quali sono punti di forza e di debolezza del poetry slam nel suo essere?
Il più grande punto di forza del poetry slam, secondo il mio modesto parere, è quello della condivisione. Lo slam ha la capacità di riunire poeti con stili, provenienza e inclinazioni diverse, in unico spazio artistico. La condivisione diventa naturale e, facendo parte tutti dello stesso insieme, ci si comprende con più facilità. Dall’altra parte poi c’è il pubblico, che ha un ruolo fondamentalmente attivo all’interno di uno slam e che quindi partecipa insieme ai poeti. I punti contro potrebbero essere in una Lega italiana poeti slam non ancora “forte” e “conosciuta”, ma dateci tempo…

Quali sono i luoghi più adatti per organizzare un poetry slam?
A questa domanda mi è facile rispondere. Io sostengo che uno slam possa essere organizzato ovunque. Per strada, al parco, in un ristorante, in un pub, a scuola, ovunque! Importante è creare la cultura della poesia orale e l’educazione al rispetto dell’arte (ambizioso e utopico lo so).

Quali consigli ti senti di dare a chi si accinge a organizzare un poetry slam?
Oh beh, siate perseveranti e sorridete. State facendo arte gratuitamente e vi state arricchendo artisticamente e umanamente a costo zero. Cosa volete di più?

Qual è, se esiste, il miglior modo di “performare” una poesia?
Eh bella domanda. Io ho il mio che credo sia un po’ quello di tutti. Occhi, controllo della voce e gesti studiati per sembrare quanto più naturali possibile. Eduardo rispondeva a chi gli diceva di essere naturale in scena, che “naturali sono le scimmie”, per far capire che dietro c’è del lavoro. Dunque il miglior modo per performare una poesia secondo me, è lavorare sulla voce e sul tono, sugli occhi e la mimica, e in fine sulla gestualità.

Si sceglie una poesia in lingua italiana o in dialetto per una performance ottimale?
Io con il dialetto sono a mio agio, lo sento molto più vicino a ciò che sono. Non che con l’italiano non lo sia, ma la mia lingua è una di quelle che permettono molto bene all’anima di esprimersi al meglio e alla mia identità, di emergere con più facilità. Io vengo dalla cultura popolare, quindi ricerco sempre l’umanità la vera essenza delle cose, ho una forte inclinazione verso la satira e l’ironia, e per questi motivi il dialetto mi sembra più efficace e molto più sincero. Al prossimo slam presenterò un’opera in dialetto suddivisa in più parti (più stazioni) intitolata “ ’A Via Crucis ”.

[…]

Breve nota autobiografica.

Vittorio Zollo nato a Benevento il 13 Settembre del 1988, si avvicina alla musica all’età di 6 anni influenzato dal nonno Raffaele. Studia pianoforte per pochi anni e poi si avvicina a strumenti popolari quali organetto e zampogna. Entra nei primi garage per “rockeggiare” all’età di 12 anni e milita in più band. A 25 anni abbandona la scena della musica live, dedicandosi totalmente alla scrittura, per poi ritornare nel 2015 con un suo progetto chiamato “Lazarus”. Studente del DAVIMUS dell’Università degli studi di Salerno, scrive sceneggiature indipendenti e mette in scena farse carnevalesche e operette teatrali. Dal 2014 un anno si dedica alla scrittura di poesie, componimenti in maggior parte dialettali e si avvicina allo slam poetry. Un percorso che lo ha portato fino alla finale nazionale del campionato slam poetry 2015, ad Ancona, come unico rappresentante della regione Campania, dove si è classificato 7imo.

Riproduzione riservata – Novembre 2015

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