|Slam[Contem]Poetry|

i nuovi poeti+ | […] SpokenWordPoetry

Donatella Gasparro: poesia orale come resilienza

Donatella1.jpg

Il 24 aprile 2016  Donatella Gasparro condurrà, come MCe, la II edizione del Putignano Poetry Slam. A onor del vero la giovane Slammer pugliese, lo scorso 25 marzo a Valenzano (Ba), appena ventenne ne aveva già condotto uno; per questo nel panorama nazionale dei Poetry Slam, riservato agli adulti, potrebbe essere considerata l’MCe donna più giovane di sempre. Tra le altre cose, essendo diplomanda al conservatorio N. Piccinni di Bari, in questo articolo ci spiega anche il suo mondo artistico popolato da note musicali e versi poetici. L’intervista è a cura di Dimitri Ruggeri per la rubrica Come nasce uno Slam.

[…] L’ironia, la forza e la delicatezza dell’elemento femminile sono indispensabili, completano il panorama espressivo e consegnano al pubblico un tassello in più del puzzle […] D.G.

Come ti sei avvicinata alla poesia orale e performativa?

Per caso, come al solito. Dopo aver accumulato un numero preoccupante di testi in versi, mi sono detta: qualcosa dovrò pur farne.
Mi ha sempre affascinato l’idea della performance che tira fuori le parole dalla carta e dalle camerette, attraverso suoni e movimenti e sguardi e flussi energetici che collegano le persone, ma prima di scoprire la slam poetry non ho avuto modo di cimentarmici. Dal 2014 sentivo parlare di poetry slam: in Puglia iniziava a diffondersi grazie a Poesia in Azione, con Silvana Kuhtz e Andrea Bitonto, ma solo nel 2015 sono riuscita a parteciparvi, il 24 aprile, a Putignano (BA). Ed è stato un colpo di fulmine:un momento di scambio e condivisione, ma soprattutto di confronto e crescita. Era la prima volta che leggevo cose mie in pubblico, al microfono. Ero l’unica donna. Ero la più giovane. E ho vinto. Qualche passetto e qualche mese dopo mi sono ritrovata alle finali nazionali: un tuffo nel vortice esplosivo e appassionato della LIPS, da cui sarà difficile tirarsi fuori.

Qual è il rapporto tra poesia tradizionale e poesia orale nel tuo territorio?

Sono entrata in contatto con le realtà verseggianti del mio territorio relativamente da poco, ma ho avuto modo di sentirne il fermento. Molti poeti da tutto il tacco portano avanti progetti di poesia orale e performativa con musica o parallelamente a progetti teatrali. In terra di Bari un bel lavoro è fatto da Poesia in Azione, che promuove la poesia orale e partecipata da diversi anni. Nell’ultimo anno, poi, il poetry slam pugliese ha preso il volo, nuovi MC e nuove città coinvolte, ma soprattutto nuovi poeti: abbiamo creato una rete, una squadra, una piccola comunità itinerante ed eterogenea. Il bello dello slam è proprio questo: il mettere insieme, armonicamente,stili totalmente diversi e poeti di età e scuole diverse, in un’unica grande festa.

A tuo avviso quali sono punti di forza e di debolezza del poetry slam?

Lo slam è una forza. Un’idea geniale. Lo scherzetto della competizione votata dal pubblico è la chiave del suo successo: un modo intelligente e sottile di portare i versi alle persone, direttamente, facendoli sentire loro addosso, dentro, rendendole partecipi e responsabili della gara. Uno slam non è fatto dai poeti da un lato e da un pubblico inerte dall’altro, ma dalla comunità in toto. Per i poeti è un momento di scambio e ispirazione come pochi, per il pubblico un’occasione di apertura, divertimento, emozione.
Nel contesto poetry slam, però, potrebbero non confluire tutti i testi: c’è sempre, a mio avviso, la poesia da concentrazione silenziosa e intima. I testi brevi, gli aforismi,rischiano di non essere valorizzati. Ma non per forza. Il poetry slam è un po’ uno sport: serve allenarsi. Da slam a slam si comprendono meglio i meccanismi, ciò che funziona e ciò che funziona meno, ci si misura, ci si mette comodi in se stessi. Però, poi, ogni slam è diverso: nuovi equilibri e nuove emozioni assicurate. Il poeta deve farsi resiliente, portare se stesso intero in un nuovo ambiente, ogni volta. E questo è un enorme punto di forza. Non ci si annoia mai!

donatella3

Quali sono i luoghi più adatti per organizzare un poetry slam?

Luoghi raccolti che possano tenere insieme le persone, vicine. Luoghi in cui non ci sia grande separazione spaziale tra l’area perfomativa e la platea. All’aperto e negli spazi grandi rischia di diventare dispersivo: il pubblico si distrae, si perde la concentrazione, ci si sparpaglia fisicamente e mentalmente.

Qual è, se esiste, il miglior modo di “performare” una poesia?

Non credo che esista. Se esiste, io non lo conosco!
Ogni testo ha la propria dimensione, ogni voce determinate frequenze, ogni sguardo una particolare luce e poi ogni palco il suo numero di metri quadrati e ogni gamba un numero di centimetri a falcata: la combinazione di tutti questi elementi, e molti di più,fanno una performance. Il miglior modo è quello che fa arrivare il testo alle persone.

La preminenza dei partecipanti ai poetry slam è quasi sempre maschile. C’è una spiegazione secondo te?

La poesia femminile è forse sottovalutata, dalle donne stesse, per quanto riguarda il contenuto di forza espressiva e potenza comunicativa. L’uomo, in genere, tende maggiormente ad una dimensione del testo esterna; la donna – per quello che ho potuto apprezzare durante gli slam e non – predilige ambientazioni interne, più intime, più difficili da portare fuori. Gli ingredienti della comicità, come della denuncia, più frequenti nella poesia maschile, rendono la stessa – solo apparentemente – più competitiva. Dico solo apparentemente perché se io – proiettata molto più verso quella che ho chiamato poesia interna che verso quella esterna – sono qui a rispondere ad una intervista su SlamContemPoetry, è grazie all’apprezzamento del pubblico e al fatto d’essermi trovata più volte sul podio, anche in contesti in cui ne dubitavo fortemente.
Invito perciò le poetesse ad uscire allo scoperto e mettere in gioco le proprie carte il più sinceramente possibile. L’ironia, la forza e la delicatezza dell’elemento femminile sono indispensabili, completano il panorama espressivo e consegnano al pubblico un tassello in più del puzzle.

Donatella2

Cosa ti ha spinto a partecipare a un poetry slam prima come concorrente e poi come MCe

Vedi domanda 1 per la partecipazione come concorrente.
Mi ha stuzzicato fin da subito l’idea di gestire una gara, e quando ho avuto l’opportunità di fare l’MCe per il Valenzano Poetry Slam mi ci sono tuffata. Non senza esitazione: è scattato automaticamente il confronto tra le mie potenzialità e quelle dei vari MCs (quasi tutti uomini e tutti più grandi di me) che ho visto avvicendarsi nel tempo. Ma anche questo è uno sport che necessita di allenamento: bisogna trovare la propria dimensione e tirarla fuori, senza forzature e senza cercare di essere qualcosa che non si è.

A parità di testo e performance a tuo avviso il pubblico può avere preferenze di sesso sui concorrenti? Le donne sono avvantaggiate o svantaggiate?

Non credo. Dipende molto dai contesti e da chi capita come giurato, ma le variabili sono così tante che dubito ci sia un vantaggio/svantaggio di questo tipo, a parità teorica di testo e performance.

Qualche consiglio a una donna che si accinge a condurre un poetry slam come MCe.

Sono la prima a cercare consigli da MC, in generale. Importante in ogni caso è spiegare con chiarezza le regole, non perdere il ritmo e restare vigili. Consigli da donna, in realtà, non ce ne sono. Durante la mia prima esperienza da MC la conduzione è stata coadiuvata da Lino Castrovilli (presidente dell’ARCIpelago di Valenzano (BA), che ha ospitato e gestito il lato pratico dell’evento), con il quale c’è stato un naturale incastro di tempi e l’avvicendarsi è risultato piacevolmente scorrevole. Senza tralasciare il supporto matematico indispensabile. Ecco un consiglio, per tutti: se le addizioni non sono il vostro forte, dotatevi di notaio. Mi accingo, invece, a condurre da sola il Putignano Poetry Slam del prossimo 24 aprile. Ma un notaio lo trovo.

Come concili il percorso da musicista con quello da poetessa? Quali sono gli elementi comuni tra le due discipline? L’oralità facilita il rapporto con la musica?

Pensandoci, la mia formazione musicale è più o meno consapevolmente alla base del mio modo di performare. Il suono e la musicalità sono elementi portanti dei miei testi, e cerco di far giungere questo aspetto a chi mi ascolta anche e soprattutto attraverso la performance. Nella pratica i due percorsi non si sono ancora incontrati ufficialmente.
Se c’è musica ad accompagnare una mia performance poetica, sicuramente non sono io a suonarla! Le due cose nascono separate.L’espressione è il fil rouge di queste due passioni. Sentire una vibrazione e condividerla con chi vibra alle stesse frequenze. Vivo entrambe le discipline molto più emozionalmente che razionalmente, seguendo il flusso, senza pensarci troppo. Ovviamente lo studio del pianoforte classico – sono diplomanda al conservatorio N. Piccinni di Bari – richiede ben altro, oltre la “pancia”, ma questa è un’altra storia.
Se partiamo dalla carta, dopotutto, parliamo della stessa cosa: segni neri convenzionali che rappresentano suoni determinati. Poi altri segni paragrafematici, nel testo. Ma su uno spartito musicale, di norma, c’è molto di più di semplici “interpunzioni”: indicazioni agogiche ed indicazioni dinamiche ti dicono “come” deve suonare quell’insieme di segni. Nella poesia no. Non ci sono forte e piano, crescendo o diminuendo, ritardando, corone,… no. Nella poesia te la devi vedere tu. Se c’è un come, è tutto – e solo – nella testa dell’autore. (Potrei inventare lo spartito poetico. O mi hanno preceduto?)
Oralità e musica sono in un rapporto simbiotico di mutuo vantaggio. La voce è parola, ma è prima canto. L’oralità è suono, ritmo: musica.
Strettamente si abbracciano nel momento della trasmissione delle conoscenze. Da due anni conduco laboratori di propedeutica musicale per bambini dai 3 agli 8 anni, e il modo di raccontare loro le cose fa la maggior parte del lavoro. In questo senso sì, l’allenamento al comunicare attraverso la parola è un punto a favore. Ma vale anche il contrario: l’allenamento al comunicare attraverso la musica facilita la comunicazione attraverso la parola. E qui chiudiamo il cerchio, tornando al punto di partenza: esprimere. Comunicare. Tirare fuori e rendere comune: questo è mio, ma se guardi bene, è anche tuo.

Photos courtesy of D. Gasparro

Aprile 2016 – Riproduzione riservata

Annunci

2 commenti su “Donatella Gasparro: poesia orale come resilienza

  1. gastella
    10 aprile 2016

    L’ha ribloggato su dove vanno le mosche quando piovee ha commentato:
    Dimitri Ruggeri mi ha intervistata per la rubrica Come nasce uno Slam, su SlamContemPoetry.
    “Esprimere. Comunicare. Tirare fuori e rendere comune: questo è mio, ma se guardi bene, è anche tuo.”

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Sostieni il progetto

PayPal - Il sistema di pagamento online più facile e sicuro!

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

images

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: