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Poetry Slam Valoriale a Opera (Milano)

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Silvana Ceruti e Alberto Figliolia

di Silvana Ceruti – Il Poetry Slam che si è tenuto sabato 16 aprile 2016 nel teatro della Casa di reclusione di Milano-Opera è stato un evento molto coinvolgente. L’iniziativa ha mostrato a tutti i presenti – un centinaio tra interni ed esterni – come la poesia possa essere fruibile e riguardare tutte le sue forme (poesia lirica,umoristica, dialettale etc.).
Mi piace soprattutto sottolineare come i nostri “ragazzi” si siano “battuti” con sorprendente bravura con i migliori poeti di Poetry Slam; infatti era presente il campione italiano in carica del circuito LIPS e altri quattro di assoluto valore.Le cinque proposte “interne”  si sono preparate con molto impegno; hanno performato molte loro poesie anche a memoria, accompagnando e esaltando il testo con toni di voce e gestualità appropriate. La gara era strutturata in tre round. Le tre giurie scelte erano scelte tra il pubblico hanno alla fine decretato, nell’assoluta imparzialità, A.B. come vincitore ex aequo con un poeta esterno. Inoltre, poichè questa gara vale come eliminatoria per il circuito L.I.P.S., A.B. sarà invitato alla prossima selezione sperando di ottenere un permesso. Alla fine le tre ore di gara sono scivolate via con grande soddisfazione.

INTERVISTA a Elena Gerasi e Alberto Figliolia a cura di Dimitri Ruggeri

D.R. Con questo progetto la poesia ritrova la sua funzione sociale. Quali sono i risultati attesi?
E.G.La poesia riscopre il suo valore sociale nella propria dimensione terapeutica. La poesia è sempre benefica a mio avviso, ma ci sono situazioni in cui lo è di più; in questo caso l’effetto è ancora maggiore  in quanto accresce la consapevolezza e l’animo di chi partecipa in maniera fissa o come semplice uditore del laboratorio.
A.F. La condivisione valoriale, il senso di partecipazione, l’accomunamento nell’interesse per la profondità della parola, figlia del pensiero e dell’emozione, del sentimento e dell’intelletto.

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Elena Gerasi

D.R. Come pensi di spostare il “conflitto sociale” su quello poetico del Poetry Slam?
E.G. Il poetry slam è libertà, libertà di esprimersi che non “costa”, non esclude, non richiede un titolo di studio o una posizione sociale; basta volerlo, esserci e avere qualcosa da dire. Chiunque può riscoprirsi attraverso la parola poetica e nelle carceri, dove il conflitto con la società si fa luogo, il senso della poesia si amplifica.Non è rabbia o vendetta: è poesia; pertanto mai come in questo contesto ho visto la cura per le piccole cose, per i grandi affetti, per la parola.
A.F. La poesia è interpretazione del mondo e catarsi, dialettica profonda, anche confronto, impegno e battaglia civile.

D.R. In cosa consiste il laboratorio?
E.G. Questa favola è iniziata oltre vent’anni fa come laboratorio di lettura perché l’unico modo giusto di avvicinarsi alla scrittura è l’ascolto. Uomini giovani e meno giovani, con o senza una preparazione culturale, si sono avvicinati a Silvana Ceruti intraprendendo un percorso che ha fatto incontrare persone pronte a conoscersi attraverso il linguaggio poetico, a esprimersi, a diventare lettori prima e poeti poi.
A.F. Nel Laboratorio si legge e si fa poesia. S’impara e si crea insieme, i partecipanti e gli insegnanti volontari. Si tratta di una proposta reciproca, di uno scambio: gli insegnanti volontari donano la propria esperienza e competenza, ricevendo il dono dei versi scritti dalle persone detenute, con queste contribuendo a realizzare progetti, che siano antologie personali e collettive, ogni anno il calendario poetico-fotografico, le poesie sui muri e sui cartelloni pubblicitari (progetto in collaborazione con il Comune di Milano denominato Mura trasparenti), collaborazioni con musicisti e tanto altro ancora

D.R. Quali sono state le reazioni dei poeti? Hanno dei loro testi?
E.G. I poeti sono subito stati entusiasti di questa realtà dal basso, popolare e autentica che li comprendeva a pieno titolo. Ci sono stati i normali problemi legati all’esposizione di sé. Leggere ad alta voce di fronte a un pubblico giudicante non è cosa da poco e spaventa chiunque. I poeti hanno un’infinità di testi e di gran qualità. Scrivono continuamente e alcuni di loro hanno percorsi originali di crescita, grazie al laboratorio, esponenziale
A.F. Le reazioni sono state estremamente positive. I poeti del laboratorio si sono attivamente impegnati con i propri testi, mostrando un livello formale molto elevato, esattamente alla pari con quello degli ospiti esterni.

D.R. Le parole possono restituire la libertà?
E.G. Le parole restituisco senso, sono la libertà più pura.
A.F. In una certa misura sì. Se non altro nella possibilità e potenzialità di scrutare con verità dentro di sé, ritracciando il proprio itinerario di vita e ridando a sé stessi nuove prospettive esistenziali. Davvero in tal caso è giusto affermare quanto già detto… La poesia salva la vita.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Maggio 2016

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