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Alessandro Burbank: Tour – Poesia in movimento

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Tour aggiornato al 12.1.2017

Il 12.1.2017 è iniziato il Tour  “Finchè non trovo un lavoro” del poeta e performer Alessandro Burbank. Il progetto è  in collaborazione con FlixBus, il noto operatore della mobilità che ha cambiato il modo di viaggiare di milioni di persone in Europa. La prima intervista in assoluto è stata rilasciata a SlamContemPoetry e curata, dal poeta e ideatore dello spazio web, Dimitri Ruggeri

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D.R. Questo progetto itinerante che hai chiamato “Alessandro Burbank – Finchè non trovo un lavoro” è una strategia di marketing per farti conoscere oppure si potrebbe configurare di fatto come un’opportunità lavorativa? Raccontaci come ti è venuta in mente quest’idea e quali sono i tuoi obiettivi.

A.B. L’idea di chiamarlo così mi è venuta in mente perché sono andato via da Venezia dopo essere stato licenziato, anche se preferisco chiamarlo più intimamente ”deluso”, da diverse situazioni lavorative, una dopo l’altra, quattro per l’esattezza nell’anno 2015/2016. Queste situazioni mi hanno mandato in uno stato depressivo pericoloso, di chiusura in camera e cose simili; ora meno, ma non posso dire di stare proprio al meglio, anche perché da una parte avevo amici e colleghi che mi stimavano e dall’altra la paranoia di non essere un bravo ”essere umano” che non fosse in grado di mantenersi con le proprie forze, anche se i nostri cugini d’oltralpe, quello che facciamo io e tanti miei colleghi tra slam e letture, lo chiamano lavoro. Sono artisti. E il controverso rapporto in generale con la famiglia che in alcuni casi mi supporta in alcuni altri non capisce i miei obbiettivi, e la comprensibile preoccupazione per il mio destino in questa terra. Aggiungi gli studi sbagliati e la ricerca di una propria identità, credo di prefigurare in pieno in questa generazione che non sa cosa sia il futuro. Storie simili alla mia, se chiedi è pieno. Ho scelto la via ironica, ma sotto c’è molto altro, come spesso accade. ”Finché non trovo un lavoro” se questo lo diventerà – quello di leggere le poesie, organizzare festival, scrivere recensioni, scrivere bandi, collaborare con associazioni e riviste e gruppi artistici – ecco non lo so. È l’unica risposta che ti posso dare. Non essendo io un esperto di marketing, ma un ”creativo” molto istintivo.

D.R. Com’è strutturato il reading che proponi? Quali sono i luoghi in cui hai intenzione di metterlo in scena e come riesci ad accattivarti un pubblico che – se non pronto e preparato (perché potrebbe essere lì per caso) – in genere è distante anni luce dal comprendere il linguaggio poetico?

A.B. Non ha una sua struttura di per sé, proprio per adeguarsi ai luoghi in cui le poesie verranno dette. E per quello che penso io debba essere un poeta, cioè non un attore di se stesso. Leggo le mie poesie e improvviso aneddoti e storie a braccio legate alla loro composizione, sia parlando di tecniche sia di idee e punti di vista. C’è un argomento che mi è sempre stato a cuore ”la divulgazione” e ”il ruolo sociale del poeta”. Io che ne parlo così spesso dovrei essere il primo a concretizzare quanto dico. Infatti credo sia importante capire l’ambiente che dovrà ospitare il poeta e le sue poesie. Se una libreria, se un centro sociale, se un ristorante affollato. Il poeta deve essere in grado di attirare su di sé l’attenzione scegliendo i testi che in quel momento ritiene adatti per questo intento. Una volta che l’attenzione o diciamo, è cambiato il clima dell’ambiente che può essere o rissoso o freddo o distratto, allora si può proseguire più serenamente. Un esempio può essere quello di un reading in un centro sociale, come mi è capitato a Milano davanti a cento persone, o presentare un concerto come mi è capitato a Trento davanti a mille persone. Nel primo caso la serata era dedicata alla poesia, per cui ho cercato di attirare l’attenzione su di me parlando del tema del testo, che erano gli immigrati, e questo ha suscitato curiosità da parte del pubblico e la mia performance è andata in discesa. Nel secondo caso, in un festival a Trento di cui sono presentatore ufficiale da due anni, mi è bastato iniziare nel pomeriggio con poesie più lunghe e brevi sketch in cui le descrivevo. Poi presentavo i musicisti, ma alla sera quando c’erano più di mille paganti, per il gruppo più famoso, una folla immensa, ho optato per una ”presentazione poetica” più breve. In questo modo il poeta c’era, aveva i suoi spazi, forniva un servizio di presentazione, ma come nello slam gli MC (Maestro di Cerimonie), non era fastidioso. Poi c’è il reading con dieci persone o meno, e quello ha tutta una sua dinamica molto intima che a me piace parecchio ma purtroppo è difficile quando accade, rientrare nelle spese per il posto che ti ospita e viene considerato spesso un fallimento.

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D.R. Pensi che la preformance/reading vocale, oggi sia l’unico medium per veicolare la poesia a un pubblico/massa? Quali “partner” o “stampelle” deve avere la poesia? Non riesce proprio a camminare da sola? Mi riferisco per esempio alla Videopoesia, alla Spoken music etc.

A.B. Esatto. Ci sono parecchie ”stampelle”, tipo il libro (ehehe). Il problema di chiamarle stampelle e non supporti mediatici da cosa deriva? A parer mio da un pregiudizio di fondo. Il libro non è più l’unico mezzo per veicolare messaggi complessi tra esseri umani. Ci sono i C.D. i social network, i blog, i siti, e un sacco di altra roba. Conta che io e te ora, stiamo avendo una conversazione a distanza, istantanea, mentre pochi decenni fa era impossibile. La poesia ”orale” oltre alle sue radici storiche, che a me non interessano in questo frangente, è anche una naturale evoluzione delle cose nel presente e nel futuro. Anche il ”fare la presentazione” del libro in pubblico è sintomo di questa esigenza. Se si ripensassero certe inutili presentazioni di libri sarebbe una buona cosa. Nel nuovo regno delle immagini e della rete, il poeta che porta con se messaggi complessi e personali, ha l’esigenza di misurarsi con persone vere, di avere da parte sua un pubblico contemporaneo (parola libera e bellissima che negli anni della T.V. è stata deambiguata fino a significare sopratutto ”spettatori”) di lettori, e di ascoltatori altrimenti verrebbe meno il senso ultimo della sua esistenza. Che senso ha una poesia senza pubblico? Infatti anche negli ambienti accademici si ospitano spesso, con fondi e in collaborazione tra dipartimenti e istituzioni, eventi di poesia. L’unico problema è che non ci va nessuno, se non qualche amico e qualche addetto ai lavori. Più che un pubblico, manca entusiasmo attorno alla poesia, l’entusiasmo non banale che può essere tradotto in vari modi come interesse, curiosità apertura etc. Il perché è semplice, non si è mai pensato di lavorare sulla divulgazione della poesia, in maniera unificata e sistematica, così come invece dall’800 lo si è fatto per la scienza e per l’arte e per la musica (conservatori, musei, eventi etc). Credo che la poesia, attraverso collaborazioni e influenze con il mondo della musica e dell’arte possa tirarsi fuori dal pantano in cui è finita. Poi è tutta una questione di punti di vista. Ma la video arte e l’incontro con la poesia generano la video poesia perché un giorno un video artista e un poeta si sono incontrati e hanno collaborato. Tutto qui. In questo modo la contaminazione avviene per entrambi.

D.R I testi sono stati scritti perché pensati per essere letti ad alta voce davanti a un pubblico molto variegato? Non pensi che questo possa andare a scapito della qualità? “Abbassarsi” al pubblico non è un limite? Quali sono le opportunità?

A.B. Questa è una questione di casistica. Io personalmente ho iniziato a leggere le poesie in pubblico a 16 anni, ad un festival di poesia erotica. Quell’esperienza per me è stata fondamentale. Per cui ho principalmente sempre scritto per ”un” pubblico, non per ”il” pubblico. Questa differenza è per me fondamentale. Nel senso che il ”mio” pubblico non esiste, ma non è detto che non esisterà in futuro. Parlo infatti di ”pubblico immaginato”. Una cosa che chiunque scriva ha. Può essere di due persone come di cento, in una stanza seduta o in piedi come un concerto. È innegabile che chi contesti, ad esempio a me, di scrivere ”per” il pubblico, anche’esso abbia un pubblico di riferimento, magari dei professori di letteratura, di un certo ambiente, e non dei lettori informali. Ma il pubblico c’è sempre. Sembra banale dirlo, ma se noi scriviamo delle cose che sono fatte per essere lette, o dette, prima o poi verranno lette o dette o ascoltate, per mezzo di un libro edito in cartaceo o di un C.D., per cui un pubblico lo avranno. Però come in ogni caso c’è una deriva. In questo è, ad esempio, vedere che al pubblico piace una cosa e riproporla all’infinito. Non è il mio caso, dato che cambio spesso stile.

D.R. Il Tour che stai portando in giro per l’Italia come lo hai organizzato? I costi per il viaggio, so che sono coperti dalla sponsorizzazione di FlixBus ma tutti gli altri? È sostenibile un tour poetico, al di là di qualche goccia di poeta nell’oceano che lo fa come lavoro ? Quanto sei pronto a investire?

A.B. Il tour l’ho organizzato io, anche se non ne sono tutt’ora capace. Però è stata, per ora, una conquista personale dato che chi mi conosce lo sa, sono la persona meno organizzata del mondo. Ho scritto a FlixBus per vedere cosa poteva propormi dato che per risparmiare avrei usato i loro mezzi. Mi hanno dato 1000 buoni da 5 euro l’uno. Non male. Ma comunque non credo che mi cambieranno la vita. Io, ripeto, sto facendo questa cosa da inadatto nel farla. Conosco poeti che sarebbero più organizzati di me, più rigorosi nel chiedere cachet – cosa che per me è sempre difficile – diciamo che mi pongo come un avanguardista di quelli della mia generazione anche se non sono né il più adatto né il migliore nel farlo, anche se sul palco posso dare più o meno di altri, la serie di competenze necessaria nel mio caso è ridotta al minimo. Sono un tipo pigro e molto riflessivo, propenso all’isolamento e spesso procrastino. Dunque questo per me è stato uno sforzo immane, a livello personale, dovuto più a disperazione che ad altro. Vorrei  tornare in pari con le spese, e direi che ci siamo, forse guadagnerò qualcosina ma niente di grande. Solo per dare un’interpretazione della mia visione completa sulle cose, io mi rifaccio alla poesia totale spatoliana. E al ”lasciatemi divertire” di Palazzeschi. Anche questo tour è una boutade, così come altre cose che pubblico nei miei social network e che faccio in giro come la ”poesia aumentata” e altri esperimenti.

D.R. Nel tuo reading ti avvali della collaborazione di altri poeti? Come li scegli e che contributo artistico possono darti?

A.B. Li scelgo prima di tutto perché legati al territorio, poi per gusto, poi per conoscenza. Possono darmi senz’altro un motivo per non sentirmi un solitario che vaga per l’Italia cercando mulini a vento. Sopratutto cerco chi vuole emergere, o chi sta portando avanti un percorso concreto. Dai Collettivo di Genova, a te Dimitri, a Simone Savogin a Milano. Oltre ai poeti, e qui partirebbe una riflessione molto lunga, essendo io un appassionato di un certo tipo di rap sopratutto per l’atmosfera che preferisco a quella poetica classica, collaborerò anche con chi appartiene a quel mondo, come l’amico Dutch Nazari e la sua crew Massima Tackenza. Dutch non è un rapper classico, è un cantautore che è nato nel mondo del rap. Abbiamo collaborato in precedenza anche col suo beatmaker Sick&Simpliciter (Luca Patarnello) sia per il docuementario R.A.P sia per la performance Motel Filò quando ci frequentavamo a Trento. Collaborare oggi, anche se loro due sono molto famosi è un modo per portare avanti la nostra amicizia ma anche perchè ci piace quello che facciamo, lui mi ha fatto conoscere il rap di Dargen D’Amico che è una miscela di poesia, hiphop, musica d’autore, fenomenale.

D.R. Cosa pensi di SlamContemPoetry?

A.B. Ringrazio SlamContemPetry perché è uno spazio unico in Italia, una piccola ma forte base da cui partire per ragionamenti più ampi e solo una futura rete di spazi simili come accade nel rap e nella musica potrà fornire le informazioni giuste alla stampa e ai fruitori.

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Alessandro Burbank (1988) è un poeta e performer. Vive tra Torino e Venezia . Organizza eventi culturali, performance pubbliche, reading e festival. Per la rivista BlareOut, dove è editor, promuove e coorganizza Andata & Ritorno – Festival di Poesia Orale e Musica Digitale. […] Ha progettato palestinepoetry.net, un progetto per la scoperta e la diffusione della poesia e del rap in Palestina (West Bank), parte del quale è il documentario Revolution Art Poetry.  Altre informazioni sono disponibili su Sito web 

RIPRODUZIONE RISERVATA – GENNAIO 2017

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2 commenti su “Alessandro Burbank: Tour – Poesia in movimento

  1. Pingback: Pescara: Poesia in movimento con Burbank | feat Ruggeri | Il Blog di DIMITRI, il verseggiatore

  2. Pingback: Abruzzo: un febbraio di poetry slam e poesia in movimento | Poetry Slam Abruzzo Centro Italia

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