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Lo Slam nel nome di Carlo Carducci

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L’Aquila, La Cartiera del Vetojo – Il momento della premiazione

Carlo Carducci è stato il vincitore del primo poetry slam scuola che si è tenuto in Abruzzo. Hanno partecipato tre istituti scolastici della città dell’Aquila. L’intervista è a cura di Dimitri Ruggeri.

Come hai vissuto l’esperienza di partecipare a un poetry slam?

L’esperienza del poetry slam è stata molto formativa nella mia vita: mi ha dato un altro punto di vista dell’arte poetica, una rievocazione contemporanea di una delle forme d’arte più antiche del mondo. Il ruolo assunto negli ultimi tempi dai poeti è scardinato in favore di una poesia che arrivi di più al pubblico, mediante la voce stessa del poeta. Alla poesia più moderna, che ha due variabili, forma e contenuto, ne viene aggiunta un’altra: la recitazione. Leggere le proprie poesie riduce la possibilità da parte della critica di interpretarle. Era un punto di vista che non avevo mai preso in considerazione, dato che sono sempre stato legato alla lettura interiore della poesia.

È stato utile il workshop formativo prima della gara?

Sì, è stato molto utile, perché ho intuito le varie forme in cui potesse essere recitata una poesia: non solo mediante una recitazione teatrale, ma anche sotto forma di rap, o esasperando con gesti e con il tono delle parole il contenuto stesso della poesia. Anche se alla fine io non avessi partecipato alla competizione sarebbe stato ugualmente interessante e formativo: il workshop ha dato a chi lo ha ascoltato un altro punto di vista, molto interessante. Inoltre tutti si sono potuti mettere alla prova e affrontare il giudizio della giuria popolare studentesca, mettendosi davanti alla critica dei loro stessi compagni e amici.

Che idea ti sei fatto del rapporto con la poesia tradizionale, forse vissuta come esperienza intima rispetto a questo approccio pensato per essere condiviso ad alta voce con un pubblico?

All’inizio, devo ammetterlo, ero molto scettico, perché effettivamente tutte le poesie che prima avevo scritto, badando poco alla forma e molto al contenuto, erano pensate Per una lettura interiore. Quando mi sono trovato davanti l’opportunità di declamare le mie poesie, ho dovuto fare una scelta complicata e modificarne la forma, per la recitazione non erano adeguate molte mie poesie e alcune mi rifiutavo categoricamente di renderle adatte ad una lettura pubblica: quelle più intime, che, recitate, avrebbero perso totalmente il loro senso. Recitare poesie di due versi, che scrivo molto spesso, sarebbe stato poco proficuo: per la declamazione ho sempre preferito poesie più lunghe, così da dare al lettore la possibilità di immedesimarsi nel mondo del mio cuore, e formalmente più aderenti al contenuto, in modo che la parola avrebbe reso il concetto mediante la musicalità. È stata un’operazione non troppo difficile a dire il vero: ho adottato il semplice criterio di recitarla me stesso e vedere se ero convinto dal suono e dal contenuto.

A tuo avviso quali sono punti di forza e di debolezza del poetry slam?

La forza di quella poesia recitata e di arrivare subito e con potenza all’ascoltatore. Quindi la riflessione che la poesia deve dare all’ascoltatore non deve essere troppo racchiusa tra le righe, ma quasi scoperta, potenziata, e anche esasperata. la poesia declamata deve avere la forza di un pugno. La poesia letta deve avere l’astuzia di una volpe. In breve si potrebbe riassumere mediante un aneddoto sul logografo Lisia di Atene. Si dice che, dopo aver scritto un discorso per un committente, quest’ultimo, dopo averlo letto ed esserne stato convinto, tornò da Lisia per digli che ad una prima lettura il discorso era sembrato molto bello, ma poi, letto varie volte, non sembrava più tale. Si dice che il logografo rispose: i giudici ascolteranno il discorso una volta sola. Questo è il rischio di una poesia declamata: che per privilegiare l’effetto del pugno essa non abbia grande spessore. Invece la poesia letta dal lettore questo spessore deve averlo o, data la profondità e la soggettività della lettura, sarà additata come superficiale e mediocre.

Ci parli dei testi che hai proposto? Come li hai scelti?

I testi che ho proposto li ho scelti mediante il criterio della forza espressiva, della musicalità, E soprattutto dell’attualità. Quest’ultimo punto potrà sembrare paradossale, dato che ho portato una poesia sulla guerra di Troia e una sul risveglio dell’amato. Tuttavia la guerra di Troia era un escamotage Per rappresentare la distruzione delle città del centro Italia a causa del terremoto. L’amore invece credo sia un tema sempre attuale. Sono caduti governi, avvenute rivoluzioni, sconvolto varie volte l’ordine del mondo, ma le emozioni dell’uomo dinanzi all’amore sono le stesse. Possiamo dire che sia l’unico bene artigianale che non sia ancora stato inglobato nella logica del consumismo e della civiltà industriale e dei servizi. Perciò, dopo aver preso i testi che più mi parevano adatti alla declamazione, li ho allungati e modificati privilegiando l’aspetto fonico dei versi e poi delle stesse parole.

Quali consigli ti senti di dare a chi si accinge a partecipare per la prima volta a questo gioco?

Credo che un poeta sia tale perché riesce a scrivere il proprio cuore. Ma dato che il cuore degli uomini è diverso e se ci sono più di 7 miliardi di uomini, significa che ci sono più di 7 miliardi di cuori, di sensibilità, di sentimenti. Un poeta può seguire i consigli formali di un altro, ma nessun poeta avrà la stessa sensibilità di un altro: se anche dicessi di rendere le poesie afferrabili, intellegibili, forti, ci sarà sempre quel poeta che scriverà una poesia inafferrabile, oscura, leggera e sarà migliore di me. Il consiglio che do a tutti I poeti è di non accettare consigli, ma proseguire nella strada che traccia il vostro cuore. Perché ogni tipo di poetica originale è sempre benaccetto: perché, secondo me, nel significato stesso di poesia c’è originalità.

Perchè a tuo avviso oggi la poesia non è così popolare e diffusa?

Secondo me per due semplici pregiudizi: che sia pesante e non dica nulla. Il primo pregiudizio lo toglieremo subito di mezzo: se la poesia antica non stuzzica per la sua arcaicità, ci sono schiere di poeti contemporanei che combattono battaglie di originalità. Il secondo pregiudizio è totalmente errato: la poesia non da conoscenza scientifica e con la poesia non troveremo mai la cura per il cancro. Ma nella poesia troveremo la descrizione di noi stessi, il nostro animo non può essere indagato totalmente della scienza. Dove termina la scienza inizia la letteratura, ovvero la riflessione letteraria che trova una delle sue più alte manifestazioni nell’arte poetica. Inoltre trovo che nelle scuole la poesia sia messo su un piedistallo. Non è giusto, perché la poesia deve stare allo stesso livello dell’uomo. Se ciò non accade la poesia rimarrà troppo alta. E ciò impedirà all’uomo comune di leggerla.

Parteciperai ad altre gare?

Certo che sì

RIPRODUZIONE RISERVATA – FEBBRAIO 2017

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