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Uno sguardo sull’oralità del Poverarte Festival

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Il vincitore della sezione di poesia orale del Festival: Matteo Di Genova 

di Toi Giordani Il densissimo dibattito attuale sulle direzioni della poesia contemporanea, in particolare sulla (sensata?) contrapposizione tra poesia ‘scritta’ e ‘orale’, sta dominando la rete. O meglio, impazza nelle poche bacheche di chi se ne compiace. L’argomento è interessante e la discussione a lungo auspicata, i toni sono a tratti molto accesi, le forme sono le più disparate: dalla boutade all’articolo critico tutto fa brodo. Si vede che ci sta a cuore, la poesia, in barba a chi si sopraeleva o la discrimina.

A noi, noi-Zoopalco, sta a cuore di sicuro: assumere una posizione riconoscibile ci sembrava importante. Eppure, onestamente, l’assenza di una ‘teoresi’ di gruppo – non certo di interesse teoretico – fa dipendere la posizione unicamente dalla nostra attività pratica, organizzativa e “creativa”. Il modo migliore (o almeno il più coerente) per dare un contributo al dibattito è esercitarla, sviluppando alcune idee con gli strumenti a nostra disposizione.

Per questo, ben prima che la discussione di cui sopra ingrassasse di nuovo materiale come ha fatto negli ultimi tempi, abbiamo proposto alla direzione del POVERARTE FESTIVAL, festival bolognese “di tutte le arti”, di creare una sezione di Poesia Orale.

Accadeva oltre otto mesi fa.

Il Poverarte Festival era, in prospettiva – ed è tutt’ora – la situazione ideale per portare avanti la nostra idea, per aprirla ad un pubblico cittadino molto ampio e, soprattutto, trasversale: una rete di 6 collettivi artistici e realtà giovanili, divisi per sezioni (Arti Figurative, Videoclip/Cortometraggi/Documentari, Teatro, Musica, Musica Elettronica e Fotografia), impegnati nell’organizzazione di una settimana di full-immersion artistico-culturale, coordinata tra una decina di spazi coinvolti tra locali, teatri, cinema, atelier, strade e piazze. Il tutto con la finalità condivisa di premiare e promuovere un tipo di arte indipendente da alcune miopi logiche di mercato, alternativa alla cultura mainstream, permeabile e aperta alla mistione stilistica e trans-disciplinare, collettiva.

Vera cultura dal basso, di qualità, fatta di sudore e competenze.

Il discorso che abbiamo voluto impostare come Sezione Poesia Orale è stato perlopiù portato avanti attraverso i due canali che vediamo fondamentali al fine di una ricerca sulle potenzialità dell’oralità in poesia.

Si tratta di due canali geneticamente in conflitto tra loro: da un lato la corporeità nella performance, dall’altro il web e la multimedialità.

Il primo canale, ‘fisico’, necessita della presenza attiva dell’artista come corpo e voce del proprio testo (si veda in proposito l’articolo di Rosaria Lo Russo del 28 marzo 2017 su questo blog:)

Il secondo canale, più propriamente virtuale, sfrutta la multimedialità, le cui potenzialità di incastro con la poesia orale sono ancora terreno da sondare, a partire da alcuni esempi fondamentali che vanno dalle prime sperimentazioni di poesia sonora alle ultime in spoken music e video poesia.

Questi due elementi contrapposti e la loro frizione hanno fatto da sfondo al percorso di organizzazione della sezione di Poesia Orale.

Nonostante il poetry slam, come format, non sia il nostro cavallo di battaglia, esso per noi rappresenta il migliore cuneo per divulgare la pratica della poesia orale in ambienti che non hanno confidenza con il linguaggio poetico: l’apripista che, per semplicità e coinvolgimento popolare, è in grado di veicolare un interesse condiviso, in virtù di quelle caratteristiche formali (regole, “agonismo”, giuria…) che molti dei lettori di slam[contem]poetry conoscono bene.

La struttura del Festival, per ogni sezione, prevedeva una parte di concorso e una serie di eventi a costituire il Festival vero e proprio. In queste due parti, per noi, si sono concretizzati i due poli della dicotomia: da un lato il POVERARTE WEB SLAM, come concorso di video-poesia orale attraverso i social network, dall’altro le due serate di spoken word a microfono aperto che si sono tenute a Bologna il 5 e il 6 aprile 2017.

Nella serata conclusiva i due mondi si sono incontrati: i migliori 4 performer delle serate di microfono aperto a Bologna hanno sfidato in un Poetry Slam i migliori 4 video-poeti selezionati sul web.

L’intenzione era, infatti, di utilizzare il web come canale preferenziale, sia per l’immediatezza e la visibilità che offre, sia per quanto concerne la riflessione sulla medialità in poesia, grande hot-topic della nostra ricerca come collettivo. Quanto i mezzi utilizzati per veicolare i propri testi (…brani?) incidono sul processo creativo del poeta e sulle forme espressive? (La domanda è lanciata come un semplicistico amo… chiunque voglia approfondire è benvenuto.)

In ogni caso, portare un Poetry Slam sul web è un’operazione rischiosa, soprattutto per il carattere popolare del giudizio che appartiene al suo regolamento e alla sua natura.
Per evitare che il Web Slam diventasse una gara di “like”, abbiamo fatto un piccolo strappo alla regola e composto una giuria “di qualità” che fosse in grado di rappresentare la poesia contemporanea, prevalentemente orale, nel maggior numero di sfumature possibili, attraverso l’eterogeneità dei suoi componenti. Abbiamo dunque creato le condizioni per cui il giudizio risultasse il più possibile policromo e fatto in modo che a giudicare i video pervenuti fossero le differenti esperienze, pratiche, opinioni e ricerche di ogni componente (professori universitari, poeti, esponenti di collettivi, rapper, performer…). Il “rito” del Poetry Slam, soprattutto nella sua accezione comunitaria, aggregativa e culturale nel senso di inclusiva, è stato comunque salvaguardato: il vincitore è uscito da un Poetry Slam canonico, nel quale il pubblico ha potuto esprimersi, esaltarsi e rumoreggiare in piena e sovrana libertà, come si conviene al genere.

Questo excursus sulla componente ‘gestionale’ del Festival serve a collocare il nostro lavoro a Bologna nel discorso più ampio che si sta alimentando sul web e nelle piazze riguardo alla Poesia in senso lato. La video-poesia e la “comunità di corpi poetici” sono gli elementi di un prisma che costituisce il nostro modo di agire, nell’accezione di un ‘agire’ poetico che sembra il collante reale delle più varie esperienze in circolazione.

A riprova di questo, il poeta vincitore del festival è stato forse il portatore della proposta poetica più “eclettica” tra quelle ascoltate: Matteo Di Genova.

La sua poesia trasuda “poliversità”: è capace di plasmarsi su media e supporti differenti pur mantenendo centrale l’elemento corporale e l’utilizzo della voce; attinge dalla metrica del rap ma respira in tempi teatrali, non disdegnando né il gioco di parole né un goccio di sperimentazione formale.

Già da settembre, con qualche anticipazione estiva, Matteo sarà in giro per l’Italia con il suo spettacolo per il poetry tour organizzato da Zoopalco.

Tutto questo a noi suggerisce una definizione liquida di poesia contemporanea, in grado di ibridarsi e sporcarsi nella mistione con arti e pratiche differenti, in grado di cavalcare canali espressivi non “classici” senza escludere la volontà di ricercare il testo e, in un certo senso, la tradizione, nella consapevolezza che la sperimentazione e i tentativi sui “nuovi media” – un contesto malleabile, sempre in costruzione – hanno una connotazione prevalentemente positiva, in quanto creano spazi e ponti, possibilità. Oltre che, indubbiamente, mostri.

Questa, per noi, è solo una prima fase, per l’appunto, embrionale.

Abbiamo tanti riferimenti critici da “concretizzare” nel campo fisico della nostra città, assieme alle persone con cui passiamo le serate, e un’infinità di riferimenti ancora da studiare, comprendere, processare; è quindi fondamentale trasmettere che la nostra proposta è una direzione, non un pulpito; un percorso non un approdo. Con orecchi sempre attenti ai complimenti e alle critiche delle diverse parti.

L’auspicio in sostanza è che i mondi ostili, continuando a fronteggiarsi, si assumano la responsabilità di farsi permeabili. A Bologna si dice “farsi tastare”. In modo da rendere la nostra comprensione più semplice – e i nostri sforzi più significativi.

In ultimo, i prossimi appuntamenti con Zoopalco saranno all-summer-long con la seconda edizione della rassegna ZOOPARCO, al Parco 11 Settembre di Bologna.

Ogni mercoledì sera cercheremo di fluidificare ulteriormente, a modo nostro, il concetto di poesia: presentazioni di libri, concerti di spoken word, esperimenti, performance di artisti e poeti da tutta Italia (e forse oltre).

E gli immancabili microfoni aperti.

E la finale emiliana di Poetry Slam, il 31 maggio.

L’invito a seguire la pagina fb Zoopalco, a proporsi e ad esprimersi, è aperto a tutti.

Alle serate e sul web.

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