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Ivan Talarico: la nuova canzone poesia

INTERVISTA e VIDEO INTERVISTA di  Dimitri Ruggeri

Sto cercando di capire come non definire il mio genere. A tratti si potrebbe pensare alla canzone-poesia, ma anche alla Parigi Dakar, ai campi di grano, al deserto del Sahara, all’usucapione, alla donzelletta che vien dalla campagna […] I.T.

Nei tuoi spettacoli utilizzi diversi “linguaggi artistici”: teatro, musica e poesia. Come riesci a legarli assieme? Quali sono i punti di unione e di sano contrasto?

Io li vedo molto in continuità tra loro. Fino a qualche anno fa cercavo astrattamente di incastrare più linguaggi, poi ho smesso di insistere e forzare e ho lasciato fluire le idee. Gli spettacoli sono diventati una conseguenza delle cose che mi vengono in mente e ne hanno preso la forma. O meglio, la mancanza di forma: mi piace molto vedere in che contesto mi trovo, di volta in volta e adattare lo spettacolo alle persone con cui parlo, quindi ogni scaletta diventa un trampolino.

Alternando canzoni e poesie, come riesci a gestire lo spazio scenico e il pubblico? Nella tue performance riesci a  inserire pezzi di monologhi più intesi come prologhi alle canzoni o poesie. In futuro potresti anche costruire monologhi?

Non sento il bisogno di gestire la situazione, perché la mia situazione è la vita stessa. Sul palco non vesto un personaggio, sono io e parlo tranquillamente con le persone come ci parlerei nella quotidianità. Per il momento mi limito a introdurre le canzoni e le poesie con brevi parlati che di volta in volta improvviso. Quando dico qualcosa di più sensato cerco di ricordarlo per la volta successiva e così costruisco il dialogo con il pubblico, che m’interessa molto più rispetto al creare un discorso, già finito e completo nei libri e nei dischi. A volte penso di inserire monologhi o di dare una struttura teatrale, ma mi sembra un impianto più ingessato e noioso; sento che così, introducendo e chiacchierando, la formula è più spontanea e diretta. E poi forse ora il monologo non mi interessa, mi piacciono di più i racconti, i paradossi, colloquiare…

Come puoi definire il tuo genere? A tratti si potrebbe pensare alla Canzone-Poesia?

Sì, perché contiene la canzone e la poesia, sarebbe una buona definizione. Ma, come tutte le definizioni, è limitata. Io penso di essere un cantautore quando canto, un poeta quando leggo poesie, un performer quando metto in scena i testi. Mi piacerebbe si uscisse dall’idea di genere, che spesso serve solo a limitare gli orizzonti. “Lasciatemi divertire”, disse Palazzeschi più di cento anni fa.

Il tema di fondo dei tuoi spettacoli è quello dell’amore. Pensi in futuro di “toccare” anche altri temi?  

Penso che i temi siano solo una scusa per parlare di tutto il mondo che ci attraversa la testa. Quindi c’è l’amore ma anche l’attesa, il dolore, la speranza, il fallimento della speranza, la fragilità, l’incertezza sociale, la fine delle cose, la paura della morte e la morte delle paure, il mio voler parlare solo di quello che sento e le cose, che andranno nella direzione che preferiscono.

L’eterno dilemma è se un cantautore o se la musica d’autore possano essere considerati rispettivamente poeta o poesia. Cosa ne pensi? 

Non è un dilemma che mi preoccupa, sinceramente. Non ci penso mai, nemmeno una volta all’anno.

In passato ti sei avvicinato anche al Poetry Slam. Che tipo di esperienza hai vissuto? Come giudichi questo format/gioco poetico? Quali sono i limiti o punti di forza?

E’ un gioco molto bello che dimostra come ogni valutazione sia empirica e arbitraria. Priva di significato la vittoria e la sconfitta. Con un metodo abbastanza preciso, però. A me diverte molto partecipare, si conoscono persone e cose interessanti. Basta non credersi troppo, nel bene o nel male.

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BIO
Nato sul lago di Como nel 1981, cresciuto nella presila catanzarese tra gli ’80 e i ’90, voci insistenti lo danno attualmente assestato nei turpi pressi della Città Eterna.
Attivo su più versanti creativi, nel 1999 assieme a Luca Ruocco, dà vita alla produzione indipendente di teatro, musica e video “DoppioSenso Unico” per la quale a tutt’oggi gira cortometraggi e mediometraggi, compone musiche di scena, colonne sonore, recita e scrive spettacoli teatrali dal piglio aggressivo e surreale. Continua
RIPRODUZIONE RISERVATA LUGLIO 2017
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