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Eeva Aichner: come vincere il poetry slam U20 2017

EEVA

Eeva Aichner (photo courtesy of Todi Festival)

SlamContemPoetryPoetry Partner Blog della Finale Nazionale di Poetry Slam Under 20 2017 della Lega Italiana Poetry Slam propone – in esclusiva – l’intervista alla vincitrice Eeva Aichner. L’iniziativa si è tenuta nell’ambito del Todi Festival 2017.

INTERVISTA a cura di Dimitri Ruggeri

Come hai vissuto l’esperienza di partecipare alla finale nazionale Under 20 di poetry slam?

Sono molto contenta di aver avuto la possibilità di far parte di un evento del genere. Poiché sono altoatesina e di madrelingua tedesca, non era ovvio che io potessi recitare le mie poesie in questo contesto. A maggio di quest’ anno sono andata per la seconda volta alle Finali nazionali in Austria, a Salisburgo, ma mi onora tanto, che anche in Italia ci sia un posto per me. Era la prima volta che ho vissuto uno slam “italiano“. All’ inizio, quando Lene Morgenstern mi ha chiesto se volevo andarci, ero titubante, anche per il fatto che non conoscevo nessuno e non avevo idea di come fosse la scena poetry slam in “Italia”. Sono molto grata di aver potuto conoscere sia gli altri poeti, che mi hanno incantato recitando i loro testi, che un altro modo di poetry slam, diverso da quello a cui sono abituata. È stato molto interessante ascoltare il campione italiano in carica, Simone Savogin, e notare quanto esperto fosse. Purtroppo non c´era molta gente come pubblico, ma Sergio Garau, che ha condotto la serata, ha sempre mantenuto una bella atmosfera. Mentre io stavo recitando la mia prima poesia “Ehi vento”, avevo l’impressione di annoiare gli ascoltatori, perché ho letto anche la poesia tedesca originale (“Hey Wind”). Poi, quando ho sentito i miei voti, non potevo crederci. Non mi aspettavo per niente di vincere, anzi, all’inizio mi sentivo fuori luogo, soprattutto per la lingua. Dopo lo slam, tutti noi, partecipanti e organizzatori, abbiamo trascorso il resto della sera insieme, ed è stato molto bello scambiarci le opinioni e festeggiare questo avvenimento .

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Come hai saputo dell’esistenza del Poetry Slam? Ci racconti come è stato il tuo percorso “formativo” come ad es. partecipare a altri Slam, workshop a tema, laboratori etc.?

Lo poetry slam l’ho conosciuto tre anni fa, tramite youtube. Sono stata subito entusiasta. La cosa che mi piace di più dello slam è l’idea che ci sia un palco aperto per ognuno, dove ognuno viene sentito. Scrivere mi piace da sempre, ma non sapevo cosa fare con quello che scrivevo. Ho trascorso molto tempo su youtube, guardando video di poeti tedeschi/austriaci e allo stesso tempo ho scritto molto, iniziando a partecipare a diversi slam in Alto Adige. Grazie a Lene Morgenstern e ad altri, ho anche avuto la possibilità di conoscere lo slam in Austria, che era ed è una esperienza, che mi ha fatto imparare molto. Inoltre  più conoscevo altri poeti, più provavo a trovare uno mio stile performativo.

Che idea ti sei fatta del rapporto tra poesia tradizionale, forse vissuta come esperienza intima, rispetto a questo approccio pensato per essere condiviso ad alta voce con un pubblico?

Penso che l’intimità si lasci anche costruire con un microfono e delle parole che comunque sono state ben pensate. Almeno io provo a riflettere sulle cose che scrivo. Certamente fa una differenza, se scrivo una poesia che viene letta da altri o se scrivo per leggerla ad alta voce. Sul palco poi non contano solo i contenuti, ma anche molte altre cose, come il suono, il modo di presentarsi e di raccontare le sue storie.

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A tuo avviso quali sono i punti di forza e di debolezza del poetry slam?

Posso riallacciarmi alla risposta precedente. Un punto di debolezza secondo me è che spesso quello che dovrebbe essere al centro, cioè la poesia, viene sostituito dalla performance, che naturalmente é molto importante per il poetry slam, ma non è l’unico aspetto che deve essere considerato. Succede, che un testo senza contenuto riceva un punteggio altissimo, perché la persona, che lo recita è brava a recitare, e questo è un peccato. Un altro punto che forse si può criticare, è la valutazione dei testi dal pubblico. Allo stesso tempo si deve dire, che creando il concorso, si crea qualcosa di avvincente, che rende interessante uno slam. Ma comunque non è mai giusto, o almeno è sempre difficile eleggere “il migliore” di tutti. Non è come in una gara di corsa, dove il più veloce vince. Decidono persone scelte a caso. D’altra parte, si può anche dire, che questo è una forza dello slam. Non si sa mai, cosa succede, perché ognuno si prepara da solo e poi infine tutto si unisce a caso. Comunque ci sarebbe da dire ancora molto di positivo sullo slam, perché è qualcosa di unico, che riesce a unire molti e dà molte possibilità a chiunque lo desideri.

Ci parli dei testi che hai proposto? Come li hai scelti?

Il primo testo che ho letto è forse la mia poesia preferita. Parla del vento, o meglio è un dialogo col vento, che mi risponde in una lingua, che non capisco, ma che amo ascoltare. L’ho scritta mentre lavoravo su un rifugio nelle Dolomiti, mentre il vento soffiava e mi stavo chiedendo, cosa portava con sé  e poiché mentre mi preparavo alle finali nazionali Under 20 lavoravo sullo stesso rifugio, mi sembrava opportuno tradurre la poesia nello stesso ambiente, ascoltando lo stesso vento, ma parlandoci in italiano. La seconda poesia si intitola “Io, mentre tu” e tratta del desiderio di essere qualcun altro, anche se questa persona c’è già in ognuno di noi.

Quali consigli ti senti di dare a chi si accinge a partecipare per la prima volta?

Di provare!

Perché a tuo avviso oggi la poesia non è così popolare e diffusa?

Non ho l’impressione che la poesia oggigiorno non sia diffusa, e ciò anche grazie allo poetry slam. C’è poesia nascosta dappertutto: in canzoni, in libri, nelle cose che diciamo. Non é sempre ovvio, ma penso che siamo circondati da poesia. Davide Passoni per esempio, che ho conosciuto a Todi, la trova nelle letture del gas. E io la trovo nel soffiare del vento.

In genere perché partecipano più uomini che donne?

Difficile da dire. Agli slam a cui ho partecipato fino ad ora per fortuna era sempre abbastanza equilibrato. Ma forse gli uomini sono quelli che non ci pensano troppo e osano provare le cose. Anche se non c’è ragione di preoccuparsi troppo!

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