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La nuova rete poetica: Zoopalco

Logo ZOOPALCONell’ambito del progetto La nuova rete: i collettivi glocal della “poesia comunitaria” siamo arrivati alla terza puntata sui singoli focus. Questa volta tocca a Zoopalco, il sorprendente collettivo  bolognese. Il loro motto/payoff è:

a qualcuno piace orale

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Quando dove e perché nasce il collettivo?
Zoopalco nasce da una congiunzione di esperienze performative e percorsi artistici molto differenti, avvenuta nellʼinverno 2015 a Bologna. Volevamo semplicemente creare un evento poetico cittadino a cadenza ricorsiva, per generare un poʼ di movimento attraverso e attorno la poesia come pratica artistica.

Quanto è importante il rapporto/identificazione con il territorio?
E’ proprio Bologna, probabilmente, la “condizione senza la quale”. Il fermento artistico e poetico della città, in attesa di canali espressivi, di possibilità, di “palco”, è stato il vero propulsore del progetto. Abbiamo cavalcato il nostro bisogno di uscire dalle aule e dai taccuini privati per instaurare un discorso poetico pubblico, una conversazione tra noi e con la città. Dunque orale, ma differente dal vociare della movida studentesca quanto più informale e coinvolgente dellʼaccademia. Il modo in cui l’abbiamo fatto ci è stato insegnato dalla città e dalle sue voci… noi ricambiamo facendo molta attenzione a costruire, attraverso ospiti, progetti, esperimenti, proposte, una piccola scena poetica capace di dare fiato a quel discorso insieme a noi.

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Con chi collaborate maggiormente (Associazioni, Enti etc.)
Le collaborazioni sono state tante: dai locali privati in cui organizziamo eventi, ad associazioni che ci danno in gestione spazi pubblici – come accaduto per due anni con la rassegna estiva Zooparco – a collettivi affini sparsi per il resto dʼItalia. Primi tra tutti, per quanto riguarda la poesia, i Tempi diVersi di Milano, i nostri “fratelli maggiori”, e PSA  Centro Italia , con cui è stato un piacere condividere alcuni eventi e iniziative. A Bologna poi proliferano associazioni e collettivi dediti a tutte le diverse arti, con cui ci siamo spesso confrontati e con cui collaboriamo continuamente. Questʼanno siamo entrati in contatto diretto con il comune e i quartieri attraverso il Poverarte Festival, una realtà giovanile e ultra-fluida composta di una decina tra associazioni e collettivi artistici di cui sopra: situazione pazzesca e in grande crescita.
Poi da Ottobre 2017 Zoopalco diventerà ufficialmente associazione, e questo potrà aprire diverse strade ad oggi inesplorate.

Su quali settori si focalizza principalmente la vostra attività?
Poesia Orale e Prestante, come direbbe un nostro amico svizzero(!), principalmente in forma di microfono aperto, o Poetry Jam, che dir si voglia. Dallʼiniziale obiettivo dellʼevento mensile le cose hanno preso una piega importante: abbiamo moltiplicato le serate, sperimentato nuovi format e promosso decine di iniziative, tra cui anche laboratori nelle scuole e poteri slam per ragazzi. Non sono io il contabile dello Zoo ma credo siamo vicini ai 50 eventi in meno di due anni, con un grande numero di persone che ci segue e ci aspetta, stringendosi attorno al progetto. Parallelamente a questo lavoro organizzativo abbiamo prodotto collettivamente due spettacoli ibridi di poesia-performance attraverso esperimenti di scrittura collettiva. “Lʼelefante nella stanza” ruota attorno allʼimponente presenza di un mal celato pachiderma-problema in cui tutti i poeti sbattono senza riuscire a scorgerlo: tra dialoghi con se stessi e urla “Inkiostri Inkonsci”, liberamente tratto dalla collaborazione tra Giovanni Monti e lʼartista visiva Angela Maltoni, è una rappresentazione multimediale della pazzia intesa come disordine fisico e sociale: la performance per 9 persone è circondata dalla proiezione delle inquietanti opere della Maltoni, in bianco e nero, a cui si contrappone lʼespressività a tinte calde delle poesie e la danza, con la viscerale taranta incorporata da Franca DʼAgnano, ballerina tradizionale e “neo-tarantista”.
A questi propositi, socio-culturale e creativo, è da un poʼ di tempo che vogliamo affiancare una formula di respiro un poʼ più ampio. Lʼidea è di creare una realtà di riferimento per la produzione di materiale multimediale poetico: videopoesie, spoken word music, “e-lit” su diversi supporti, audiolibri… tutto ciò in cui la poesia può incarnarsi nellʼera digitale, con la consapevolezza che la “virtualità” sia solo una faccia della medaglia. La circolazione fisica di questo materiale sarà poi affidata alla “messa in tour” di performance e spettacoli che riteniamo validi, utilizzando la grossa rete di realtà poetiche che si sta formando in questi anni attorno al “poetry slam”, di cui facciamo parte. Una specie di etichetta poetica insomma, un poʼ come funziona nella musica
indipendente. Il primo progetto in questo senso è stato il POVERARTE WEB SLAM, contest di videopoesia online. Il secondo, già partito, è legato al vincitore della sezione Poesia Orale del Poverarte Festival: Matteo Di Genova sarà in tour tra settembre e ottobre con il suo “DIXIT”, spettacolo in versi, e uno zaino di materiale multimediale “made in Zoopalco”.

Il rapporto con il poetry slam. Quando avete organizzato il primo? 
Lʼatto di nascita, o meglio di concepimento dello Zoopalco, è stato un Poetry Slam, organizzato da Nicolò Gugliuzza in un piccolo locale incastonato in un classico vicolo bolognese. Credo fosse dicembre 2015. Da quel momento i Poetry Slam sono stati tanti, abbiamo avuto sempre due finalisti nazionali, questʼanno una terza classificata assoluta, la nostra eroina Eu-Gally. Più o meno tutti, più o meno assiduamente, partecipiamo o abbiamo partecipato a Poetry Slam come singoli poeti vanagloriosi, ma il Poetry Slam non è il nostro campo, per scelta. è un bel modo per fare da apripista a discorsi poetici più ampi e interessanti che hanno nel Poetry Slam solo una specie di antipasto.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Ottobre 2017

Informazioni sul Collettivo Umanieventi

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2 commenti su “La nuova rete poetica: Zoopalco

  1. Pingback: A Mezzoopalco il Premio Dubito 2018 | i cannibali della parola

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