i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

A Di Genova e Crivelli il Premio Dubito 2017

Matteo Di Genova - Premio Dubito

Gli abruzzesi Matteo Di Genova e Marco Crivelli si sono aggiudicati lo scorso Dicembre la quinta edizione del Premio Dubito di poesia con musica davanti a Alessandro Burbank con Sick & Simpliciter e Carlotta Cecchinato. Il Premio, riservato agli under 35, sin dalla sua istituzione ha lo scopo di valorizzare e stimolare la produzione artistica giovanile nel campo della poesia ad alta voce (spoken word, poetry slam) e della poesia con musica (spoken music, rap) privilegiando le esperienze artistiche più innovative; in questi campi  Alberto ‘Dubito’ Feltrin, cui il premio è dedicato, sarebbe sicuramente stato un talentuoso e promettente rappresentante della sua generazione.

Questa edizione 2017 è stata certamente una delle migliori del Premio Dubito. La finale ha ospitato quattro performance di altissimo livello, ma credo che la vittoria di Matteo Di Genova e Marco Crivelli sia pienamente meritata perché la loro performance è stata quella che ha  rappresentato maggiormente e con maggiore efficacia la natura sostanzialmente ‘ritmica’ e sonora della poesia. La scelta di affidarsi alle percussioni e dunque di mettere allo scoperto il rapporto tra accenti musicali e poetici, tra ritmo dei versi e ritmo dei suoni, è stato assumersi un grande rischio, una scommessa pericolosa: avrebbe potuto funzionare solo se fosse stata perfetta. E lo è stata. Sono rimasto davvero molto impressionato (anche più dal vivo, che in registrazione) della capacità di questo duo di essere insieme ‘sincrono’ ed autonomo: le percussioni non hanno mai fatto ‘ambiente’, hanno detto la loro con energia e precisione assoluta e la scansione dei versi sul palco, la loro ‘interpretazione’ è stata davvero convincente. Un esempio particolarmente felice, e certo capace di ulteriori sviluppi, di ciò che si intende quando si parla di poesia con musica e di spoken word. 

Complimenti dunque a Matteo e a Marco che hanno però preso, con questa vittoria, un impegno con tutti noi: quello di farci leggere e ascoltare quanto prima lo sviluppo di un progetto completo, che io personalmente aspetto con grande curiosità. Buon futuro! (commento di Lello Voce)

[…] quello delle percussioni non è un accompagnamento musicale. Non è un sottofondo. Non crea un ambiente o un’atmosfera che semplicemente favoriscano il fluire e il fruire della poesia. La poesia e le percussioni sono due voci soliste contemporanee intrecciate tra loro. (M. Di Genova)

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INTERVISTA a Matteo Di Genova (MDG) e Marco Crivelli (MC) a cura di Dimitri Ruggeri

Come mai hai avuto l’idea di partecipare al Premio Dubito? Era la prima volta?

MDG – A farmi conoscere il premio fu Beez (mio dj storico nonché amico strettissimo) nel 2013. Ho partecipato alle prime tre edizioni come rapper con scarsi risultati. Non ho partecipato alla scorsa edizione, per poi ripresentarmi quest’anno coinvolgendo Marco in un progetto completamente diverso, che potesse proteggere maggiormente il mio lavoro di performer.

MC- Per me era la prima volta. Una sera a L’Aquila Matteo mi disse di questa competizione e abbiamo cominciato a chiederci cosa fare senza nemmeno domandarci se avremmo voluto o no partecipare come duo.

Raccontateci qualche aneddoto che vi ha colpito in questo percorso.

Siamo partiti da Avezzano per Milano fermandoci a Bologna il giorno prima con una vecchia Twingo, completamente carica di strumenti. Tornando da Milano, la notte del 15, siamo stati tamponati da una ragazza di nome Vittoria… Vittoria!

Matteo, possiamo dire che la lunga esperienza con il rap, con il teatro e negli ultimi due anni con il poetry slam e ultimamente anche con un lungo tour di poesia portata “in scena” con uno spettacolo monologo di teatro-poesia, sono stati tutti tasselli di competenze artistiche ritornate utili per la vittoria finale?

MDG – Le competenze acquisite in teatro e l’esperienza da Mc nei sound system (più che da rapper inteso come musicista) non sarebbero mai entrate in reale sinergia se non avessi conosciuto il mondo della poesia performativa. Il portale di connessione è stato proprio il Premio Alberto Dubito di Poesia con Musica (la figura di Alberto scoperta attraverso i suoi pezzi/testi e il rapporto musica/poesia approfondito nella lettura dei materiali del premio stesso), che mi ha aperto gli occhi sulla scena e sulle potenzialità di questo genere. Ne è conseguito un periodo (tuttora in corso) di grande passione verso quel meraviglioso gioco che è il Poetry Slam, che mi ha portato a girare l’Italia col mio spettacolo in versi “DIXIT”. Un periodo di astinenza dalla musica che mi è servito per resettarmi e ripropormi quest’anno assieme a Marco in forma totalmente differente.

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Com’è stata ideata l’opera che avete presentato? Quali sono stati i passi di “vestizione”/”svestizione” testo/musica?

MC- Per questo progetto ho pensato alla musica contemporanea perché paradossalmente permette alla recitazione di andare libera. Quando suonavo ero anche ovviamente legato ad alcune parole. Quando Matteo decide di recitare in un certo modo trasmette totale sicurezza. In realtà, qualsiasi pausa istintiva Matteo avesse dovuto o voluto prendere dal vivo, la situazione per me non sarebbe cambiata. Il risultato sarebbe stato sempre quello che avevo pensato. Le poesie di Matteo si reggevano perfettamente da sole, la mia idea in poche parole: la poesia è una cosa, la musica un’altra e insieme formano una terza cosa. 1+1=3.

MDG – Avevo inciso i brani recitandoli senza il benché minimo riferimento musicale. Nemmeno un metronomo. Li ho recitati secondo i ritmi del parlato e basta. Poi Marco ha lavorato sui file audio scrivendo prima le partiture e poi eseguendole, questa è stata la procedura, anche se escludiamo di riutilizzare la tecnica della sovraincisione in futuro. Ciò che ci teniamo veramente a specificare è che quello delle percussioni non è un accompagnamento musicale. Non è un sottofondo. Non crea un ambiente o un’atmosfera che semplicemente favoriscano il fluire e il fruire della poesia. La poesia e le percussioni sono due voci soliste contemporanee intrecciate tra loro.

MC – Senza sapere nulla, se in poesia è importante ciò che non viene detto e a cui ciò che viene detto spesso allude, pensavamo che questo potesse avere dei suoni. Non è facile perché Matteo evoca un sacco di scenari. Anni fa ho visto un video di Carmelo Bene che faceva Majakovskij con Antonio Striano alle percussioni. Non ho voluto rivederlo per il rischio di finire per imitare due grandissimi totalmente inimitabili. Almeno a livello musicale. Solo all’inizio credo di aver pensato sulla base della sola sensazione che quello che avevo visto qualche anno prima mi aveva lasciato, cosa che potrebbe essere del tutto sbagliata, non lo so. Inoltre con Matteo ci siamo trovati in qualsiasi cosa abbiamo fatto da quando ci conosciamo. È sempre un piacere.

Pensate di raccogliere tutto questo gran lavoro artistico che state facendo in una pubblicazione libro, audiolibro o video libro?

Ci metteremo a lavoro da subito per scrivere, provare ed incidere altri brani che verranno sicuramente pubblicati, ma non sappiamo ancora in che forma. Crediamo di registrare almeno una decina di tracce.

Se la spoken music si può delineare come genere quali pensi possano essere gli sbocchi attuali per attirare sempre più pubblico che è un po’ il problema che attanaglia in generale generi di “nicchia”?

MDG – Il pubblico si sta ampliando, soprattutto tra i giovani. L’Italia è ormai cosparsa di collettivi che propongono poesia in forme nuove moderne, accattivanti. Orale, performativa, spoken music, slam poetry, la poesia nelle sue recenti mutazioni si sta prendendo il suo spazio. Dobbiamo solo continuare così. Un esempio su tutti per me è il lavoro che sta portando avanti la realtà bolognese “ZooPalco”: hanno prodotto e distribuito il mio spettacolo “DIXIT” che in due mesi ha raggiunto quasi 20 repliche, si sono occupati del materiale multimediale in modo geniale e professionale.

Pensate di “focalizzarvi” in futuro in qualche lavoro specifico legato alla spoken music oppure non volete precludervi proprio nulla?

Sicuramente approfondiremo il discorso, continuando parallelamente a portare avanti i nostri progetti individuali.

Se dovessi dare dei consigli cosa deve contenere la valigetta minima per fare un percorso brillante come il tuo?

MDG – La poesia: non mi sarei mai interessato a lei (da sempre considerata inchiodata alla carta stampata e appannaggio di pochi eletti) se non avessi incrociato lungo il mio percorso di vita il poetry slam, un’esperienza che consiglio a tutti. L’importante è tener presente che la competizione è utile solo ai fini dello spettacolo, e che nello Slam non si cinge di alloro nessuna testa. Il teatro: acquisire gli strumenti per vivere la scena in maniera funzionale è importante, in particolare per quanto riguarda l’uso della voce. Molte cose (come la dizione per esempio) possono essere imparate proprio per essere poi decostruite in seguito. E poi l’arte dell’MCing: una delle 4 discipline dell’HipHop, proveniente dalla più antica tradizione del sound system jamaicano, poi declinatosi in vasti ambiti della controcultura. Erroneamente considerato un musicista, l’mc è un performer che utilizza varie tecniche di eloquio ritmico e interazione col pubblico allo scopo di educare e/o intrattenere.

MC- Mi piace la musica moderna. Questo nostro prodotto è sicuramente più leggero e magari semplice rispetto alla musica contemporanea, intesa come genere. Per quanto riguarda l’ascolto della musica moderna mi piacciono compositori come John Cage e Iannis Xenakis, che hanno anche scritto molto per percussione, Steve Reich(minimalista), lo stesso György Ligeti. Ognuno poi, se interessato, fa la proprio ricerca d’ascolto.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Gennaio 2018
Photo courtesy of Giovanni Tagliavini

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