i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

La spoken music dei Waiting for Godzilla

Il progetto Waiting for Godzilla nasce nella primavera del 2016 dalla collaborazione tra un musicista e un poeta, conosciutisi casualmente qualche mese prima.

consuma BIO, scegliti un Dio, cerca, pesta, devasta pigmei

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Il primo è Tab Palmieri, musicista elettronico con precedenti nell’ ambito classico, il secondo è Nicolò Gugliuzza, poeta, slammer e performer. Inizialmente la ricerca del duo s’indirizza verso la composizione di tracce di spoken word nel senso più classico. I modelli in questo ambito rimangono i pilastri del genere: Last Poets, Gill Scott-Heron, Saul Williams, ma anche autori ed esperienze più vicine alla scena underground inglese degli anni ’80, scena poetica e non come la poesia performata di John Cooper Clarke, il situazionismo di Genesis P-Orridge e dei Throbbing Gristle, le ricerche vocali di Lydia Lunch.

waiting for g

Palmieri, Toller e Gugliuzza

La poesia di Gugliuzza è fortemente marcata da un accento ritmico, dalla rapidità prosodica e da una frenesia verbale che non lascia fiato: queste caratteristiche, in un primo momento coerenti con il genere elettronico suonato da Palmieri, cominciano ad essere rielaborate nella direzione di una maggior simbiosi tra l’aspetto di ricerca musicale propriamente glitch e la dimensione vocale. Subentrano così elementi formali che nell’arco dei mesi, dei live, delle improvvisazioni, vanno a caratterizzare nella loro eterogeneità i brani prodotti dal duo. E’ sopra questi elementi che si forma di conseguenza la poetica della “Stirpe della cassa distorta”. In senso più contenutistico i riferimenti sono vari: in primis tuttavia bisogna citare i lavori di Alberto Dubito e dei Disturbati dalla Cuiete, che con le loro rapsodie metropolitane hanno rappresentato un forte modello per il duo bolognese.wepoet2Quello che, senza troppa pianificazione, è l’obiettivo del EP dal punto di vista poetico è sostenere il tentativo di comporre una melodia dalle rovine dell’esistente. Se con Beckett e la rivoluzione dell’assurdo, Godot ha incarnato un’emblema dell’esistenzialismo, noi nel 2017, orfani di ogni metafisica, danziamo sulle macerie prodotte dalla nostra estenuante attualità, danziamo sulla carica infernale e semiotica prodotta dai nostri media, danziamo sullo scarto di senso, danziamo sulla verbalità barocca, sull’interferenza (da cui il corredo estetico glitch e noise, ovvero materiale di scarto ed errori digitali musicali e grafici; a tal proposito tutte le grafiche del progetto sono state preparate dall’artista visivo Francesco Toller) e nel fare tutto ciò ci riappropriamo di un immaginario la cui originalità spesso sembra oscurata dalla mercificazione dell’industria culturale. E’ chiaro tuttavia che questo immaginario per noi sia figlio della nostra prospettiva storico-spaziale, sia rappresentato dal nostro vivere in tutte le sue angolature: sia esso il frastuono pubblicitario, traslato nella sua ovvia dimensione ironica e grottesca (“consuma BIO, scegliti un Dio, cerca, pesta, devasta pigmei”), sia esso la zona temporaneamente autonoma in cui si consumano i “giovani anni di cenere”, sia esso la mitologia pop che pervade i nostri logorati immaginari: da qui il nostro attendere Godzilla.

(Photo e video courtesy of N. Gugliuzza)

RIPRODUZIONE RISERVATA – Gennaio 2018

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