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La poesia e musica di Greta Cipriani tra suono e significato

Intervista di Dimitri Ruggeri – La musicista Greta Cipriani è stata l’ultima vincitrice del prestigioso Tour Music Fest 2017  (categoria pianisti). Il contest ha avuto Mogol in giuria come  presidente oltre ai massimi esponenti della discografia e radiofonia italiana come giurati. In questa intervista viene messa in relazione l’attività poetica che l’artista  svolge parallelamente a quella musicale.sito

Durata, ritmo, suono sono tutte forme della poesia, quasi a confermare che la poesia nasce già come musica. Come “vivi” i due stati di poetessa e musicista? Qual è il rapporto tra questi due linguaggi?

Aristotele diceva che la poesia nasce da quella tendenza dell’uomo a imitare l’armonia e il ritmo. E’ principalmente ritmo e si sviluppa sottoforma di oralità. Il canto ne diventa l’abito principale, dal momento che serve a dare un suono alla proliferazione martellante dei ritmi e tutto questo avviene prima fra le società rurali, in seguito assumendo una veste ufficiale e in ambienti più colti. Man mano l’aspetto istintuale cede il posto a un aspetto accademico, volto a diversificare le metriche più disparate e i generi più legati all’attività sociale. In seguito dal canto si passerà alla forma scritta e quindi ad una poesia più silenziosa e intellettiva, come la possiamo riconoscere anche oggi.
Io nasco come musicista. Ho iniziato a suonare per gioco il pianoforte all’età di sei anni. E’ sempre stata viva in me una tendenza naturale alla musica e a riconoscere e saper utilizzare il suono. La poesia è venuta dopo, anche se non mancavano i germi nella mia infanzia. Probabilmente l’ho presa da mia madre, poetessa e scrittrice di romanzi e racconti. Si è sviluppata verso i vent’anni e poi ha iniziato a divenire un’altra forma riconoscibile del mio modo di esprimermi. Ma all’inizio la mia poesia era principalmente suono, quindi un gioco puramente sensuale. Col tempo ha assunto la duplice veste di suono-significato, anche se il significato non mancava nei miei primi tentativi di poesia, ma era qualcosa di più astratto e impalpabile. Col tempo la mia poesia si è fatta immagine viva e corporea tutta tesa alla veicolazione di un significato tangibile, reale.

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Ho vissuto in maniera alterna le mie fasi di musicista e poetessa. Raramente riuscivano a combaciarsi. O ero pianista classica o ero poetessa, e questo perché nella poesia riversavo la mia creazione più istintuale, non mi attenevo alle forme metriche, ero libera. Invece come pianista classica dovevo seguire schemi ben precisi.
E quindi non riuscivano tanto a combaciarsi se non nella mia immaginazione ideale. Mi ricordo che una volta scrissi poesie ispirate alla musica che stavo eseguendo. Ma fu un caso isolato.
Più avanti con gli anni ebbi una crisi con la musica classica, mi sentivo diversa, mi sentivo più creatrice che esecutrice. In quel momento la poesia si fece sentire come non mai. Cambiai totalmente linguaggio, mi avvicinai al corpo come elemento di salvezza e contatto con la realtà materiale che intendevo perseguire. Tutto questo però non poteva saziarmi.
Iniziai a comporre musica pianistica. E credo che ora questo sia il mio linguaggio dominante e in cui mi riconosco di più. Una musica mia moderna, sganciata dalle restrizioni del passato e proiettata al futuro, con una forma semplice e morbida. La poesia in tutto questo? E’ un po’ sottaciuta.
Non ho mai avuto la tendenza di legare la mia poesia alla mia musica, forse perché sono andata oltre. Li ho visti ambiti ben distinti dentro di me e ognuno con una valenza propria. Ho scritto qualche canzone e ho musicato poesie di altri ma per ora il mio linguaggio è strumentale. Parallelamente , da qualche anno sento il bisogno della prosa, proprio perchè sento l’esigenza di raccontare un mondo più vasto e terreno. Quindi da una parte c’è la mia composizione e dall’altra sto iniziando a curare la mia prosa. In questo istante la poesia mi sembra troppo ancorata ad una parte di me ideale e fanciulla. Ora mi sento donna, con una vita forte dentro e fuori di me e voglio raccontarla senza velarmi, ma completamente.

Greta C2.jpgStoricamente la poesia ha cambiato il suo “medium” di trasmissione passando dal suono, dalla voce alla carta stampata? Che importanza a tuo avviso ha l’oralità nelle differenti forme poetiche ?

Io credo che senza oralità non si sarebbe evoluta la poesia come ci è arrivata oggi. L’oralità è restituire la poesia al corpo. La carta stampata è restituirla al piacere edonistico della mente. Sono molto contenta esista oggi ad esempio il Poetry Slam (di cui tu sei uno dei maggiori portavoce) come forma di poesia orale che ritrova la sua connotazione originaria. D’altro canto condivido anche una poesia più intima e salottiera, fatta per intellettuali. Però credo che sicuramente la poesia più vicina ai giovani sia quella orale, quella parlata, quella urlata, quella sussurrata. Non a caso oggi il rap è molto seguito.
Il rap è certamente una forma di poesia urbana. E’ il linguaggio del momento. In questo, io personalmente mi sento più vicina alla poesia come melos, melodia, quindi meno fortemente ritmica. Ma questa è un’attitudine personale tutta musicale. Sono sempre stata amante del bel canto.

Amor I
Dove mi porterai Amore?
Fra sterpi roventi della mia rovina
o in una casa stellata
nella stanza dove potremo guardarci
e affaccendarci per sorprenderci?
Sarai lieve o amaro 
veleno 
che penetra nelle mie ossa
e non mi lascia sola?   
Cosa sarai per me?
Ora è il tempo delle domande.
Dove mi porterai Amor mio?
Dovrò immaginare l’impossibile 
per essere al tuo fianco
colta e trafitta da una tragedia silenziosa.
La tua bocca è un coltello
che mi disegna i lividi 
di questa pioggia calda.
Dove mi porterai? 
Dove non avrò più confine 
e avrò paura per il mio corpo esiliato? 
Un corpo che non è più il mio.
Con il marchio del tuo sangue.
(Poesia inedita di G. Cipriani)

Se la poesia è musica potremmo dire che quando si scrive in realtà si compone come si trattasse di uno spartito? Puoi raccontarci il tuo processo creativo quando “componi” poesia e quando “componi” musica?                                                                        

Certamente. Comporre una poesia è come comporre uno spartito. In realtà però nelle mie poesie non ho seguito strutture particolari, mi sono lasciata prendere da momenti di ispirazione come flussi di coscienza. Quindi le mie parole sgorgano originate da una potenza che io sento primordiale.
Solo una volta ricordo scrissi una poesia come una partitura polifonica con tre voci che si intersecavano a vicenda. Ma generalmente seguo la libera associazione dei pensieri.
Invece nella mia musica seguo una mia idea di struttura ovviamente mutuata dal mio percorso come pianista classica. Le strutture e il linguaggio musicale li conosco bene e nonostante non abbia fatto un percorso accademico come compositrice, la mia formazione accademica come pianista mi ha permesso di confrontarmi bene con i vari linguaggi esistenti e di riportarli in qualche modo nella mia musica, modificandoli in maniera molto più moderna. Generalmente quando compongo musica è l’orecchio a indicarmi la strada. Un’idea musicale che sviluppo cercando di essere il più chiara e originale possibile e cercando sempre di arrivare alla gente. Quindi, le forme sono più fruibili e a mio avviso anche più “pop” – popolari.

Ci sono state esperienze in cui hai fatto convivere questi due linguaggi? A tuo avviso la musica come viene considerata? Un “accompagnamento”, un sottofondo o piuttosto una sorte di matrimonio in cui i due linguaggi si intrecciano? In realtà possiamo dire che suonando il pianoforte si aggiunge anche l’elemento gestuale e performativo?

Ti voglio raccontare la mia recentissima esperienza dove ho musicato tre poesie di una delle più note poetesse russe attuali, Vera Pavlova. Da un po’ di tempo collaboravo con sua figlia, il soprano Natalia Pavlova, l’accompagnavo in concerti classici. Non appena lessi qualche poesia di sua madre, mi venne in mente di musicarle per farle cantare da sua figlia. E così feci. Scelsi poesie molto corte (io amo la scrittura ermetica nella poesia) e le musicai. La voce si spiegava in maniera molto lenta e soffice. Sotto il pianoforte era in una sorta di accompagnamento vibrante, mai secondario. Quindi non lo definirei certo un sottofondo, ma un linguaggio con una sua personalità da far intrecciare amabilmente con la voce e senza prevaricare il canto. L’elemento gestuale è innato alla musica, quindi guardare anche il pianista che partecipa con i gesti è una sorta di atto teatrale. Consiglio tutti di guardare il video che abbiamo registrato in Rai in cui Vera Pavlova recita le sue poesie in russo e Natalia le canta sulla mia musica. E’ un video molto breve ma significativo che apre questa mia intervista.

Sei l’ultima vincitrice del Tour Music Fest 2017 nella categoria Pianisti. Ci puoi parlare del pezzo che hai proposto e se a tuo avviso può essere vestito con delle parole?

Sono molto contenta di aver partecipato al Tour Music Fest e soprattutto di averlo vinto. Spero si aprano nuove porte e nuovi canali. Purtroppo la musica strumentale in Italia è poco seguita. Vorrei che lo fosse di più. La mia sfida è portare la musica strumentale, non la classica che già ha il suo ambiente prediletto, ma la mia musica al grande pubblico. Il mio pezzo non può essere vestito con parole. E’ a sé stante. Prettamente strumentale, prettamente pianistico. Virtuosistico e delicato. Carnale e ideale. Terreno e celeste. E’ fuoco e amore, tenerezza. Dannazione e purezza. Ciò che sono io nel mio autentico essere. Sono contenta che abbia riscosso tanto successo e le persone continuano a chiedermelo ancora. Mi sono ispirata a Piazzolla nella sua composizione, ma ci ho messo del mio, il nei momenti talvolta minimalisti, negli abbandoni romantici, negli scoppi di furia quasi prokofieviana, negli accostamenti un po’ prog, nel finale sconquassante e selvaggio.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

I miei prossimi progetti. Sicuramente un CD. Sto riunendo le mie musiche. Mi piacerebbe realizzare un bel videoclip del pezzo con il quale ho vinto. Vorrei tanto esibirmi in teatri sia in Italia che all’estero con i miei pezzi, vedremo cosa accadrà. Per me questo è un inizio. Parallelamente continuare a comporre, magari anche inglobando altri strumenti. C’è in previsione un ciclo di musiche sulle poesie di Vera Pavlova, ma ci vorrà un po’ di tempo. Ora sto portando in giro la mia immagine come pianista e come vincitrice di uno dei più importanti Talent attuali della musica emergente.
E poi, ancora, e poi…..pubblicare un importante libro di poesie per me che ho nel cassetto e che è stato tradotto in francese. E infine dedicarmi al mio romanzo. Un romanzo molto impegnativo.
Le idee sono tante, spero con calma e dedizione di realizzarle tutte.
Intanto grazie per il tuo supporto, il tuo interesse e il tuo sostegno.

(Photo e video courtesy of G. Cipriani)

RIPRODUZIONE RISERVATA – Gennaio 2017

 

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Questa voce è stata pubblicata il 24 gennaio 2018 da in Approfondimenti, Interviste, Performance, Spoken music con tag .
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