i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

4° Puntata “Miss Poesia, la poesia-performance in TV”


Nell’ambito del focus sulle storiche trasmissioni TV che si sono occupati di poesia proponiamo la quarta puntata delle interviste dedicata a  Miss Poesia, trasmissione andata in onda su RAI Futura TV. (Il video è invece un omaggio a Poeti in gara).

Miss Poesia_RAI

I protagonisti delle interviste Ruggeri, De Santis, Pinchi, Hanxhari, Tonelli, Spinelli

Di seguito la quarta intervista rilasciata  da Alessandro De Santis altro poeta partecipante al programma nel 2006.

Pensi che oggi si dia abbastanza attenzione alla valorizzazione e alla divulgazione della poesia? In passato ci sono stati importanti trasmissione come L’Aquilone su RAI 1 mentre oggi non ci sono programmi ad hoc. Cosa può fare ancora la TV? I talent possono essere “validi” sostituti?

Dire che oggi ci sia attenzione per la poesia è quantomeno azzardato. Si può pensare, suffragati da numerose iniziative, che ci sia uno sforzo abbastanza importante di far uscire la poesia da determinate gabbie, per farla innestare con le nuove realtà di diffusione tecnologica, rendendola in questo modo sicuramente più visibile, più divulgata e in questo senso anche maggiormente valorizzata. Se poi per valorizzata si intende soprattutto la possibilità di farne un valore per la società, allora siamo ancora decisamente distanti da tutto questo e di ciò siamo tutti in qualche modo corresponsabili, anche se le maggiori imputabilità non possono che ricadere su chi detta – o dovrebbe dettare – le linee della crescita culturale, dalla politica alla scuola passando per gli operatori culturali stessi.

La tv con la poesia nel tempo ha fatto diversi tentativi, più o meno validi, più o meno ambiziosi, ma spesso in forma poco organica e in orari per nottambuli; ma come media la tv può fare molto nel dare visibilità a determinati concetti. Innanzitutto andrebbe superata la spettacolarizzazione della poesia e la sua semplice e talvolta banale lettura, mentre andrebbe spiegato in maniera chiara (senza ermetismi o giri di valzer) che poter leggere e capire al meglio la poesia (così come fare poesia) implica innanzitutto dello studio. Studiare la storia della poesia, conoscere la poesia italiana e per quanto possibile mondiale, studiare la metrica. Studiare ma non solo. Studiare e leggere. Leggere molto e leggere con cura. Soprattutto poesia ma più in generale letteratura. Quindi secondo me la tv potrebbe fare molto, ma con format adeguati e orari che diano visibilità a quanto si va a dire. Non è da escludere che una bella lezione di quaranta minuti sulla poesia di Umberto Fiori possa premiare in termini di ascolti quanto una puntata media di una delle tante fiction che fioriscono ogni giorno in televisione.

Quanto al talent, per me invece non ha molto senso, se vogliamo parlare di valorizzazione della poesia; quando tutto era meno consumistico, la poesia era ben presente nella società ma non sotto forma di genere di consumo. Oggi ancora molti scrivono poesia – o almeno credono di scriverne – ma questo sempre più spesso è legato alla forma, alla cosiddetta vendibilità piuttosto che alla sostanza. Così la letteratura, e con essa la poesia, è diventata una parte dell’economia, bisognosa di rinnovarsi e di trovare sempre modi migliori per veicolarsi come prodotto. E questo il talent di poesia lo fa nel migliore dei modi, fa poesia ma sul piano esclusivo della poesia mediatica.

A tuo avviso la poesia letta ad alta voce può essere più efficace di quella che resta nel libro? Come ci si può riappropriare della collettività? Del pubblico?

Personalmente sono un grande sostenitore della lettura ad alta voce della poesia, ma anche della narrativa (avete mai provato a leggere, anzi quasi a solfeggiare dei brani di Tropico del Cancro di Miller o da un insospettabile come American Psycho di Easton Ellis?), della letteratura in genere. In particolare la poesia in lingua italiana, proprio per la ricchezza e la straordinaria plasticità della nostra lingua, può raggiungere e raggiunge forme meravigliose. Detto questo, non esiste una superiorità del verso letto ad alta voce rispetto a quello letto sulla pagina; sono semplicemente due diverse modalità espressive, e dare preferenza all’una o all’altra è solo una predilezione soggettiva. Le due forme si affiancano e integrano magnificamente ed entrambe concorrono a una maggiore conoscenza e comprensione della poesia stessa.

Certamente la forma del cosiddetto reading è in qualche modo anche un riavvicinarsi a una tradizione di lettura e racconto ad alta voce, di oralità che le società a noi precedenti hanno spesso privilegiato e che oggi si sta sempre più andando a perdere per via di una estrema frammentazione dell’elemento che viene trasmesso da una persona all’altra, da una generazione all’altra, da un sapere all’altro. E in questi momenti di reading anche il ruolo del pubblico che ascolta è fondamentale; si abitua (ed educa) nella direzione di un ascolto che è anche interpretazione e valutazione razionale e sensoriale del testo che ci viene proposto.

Ci racconti qualche aneddoto della puntata in cui hai partecipato?

Beh sicuramente, considerando anche che è passato diverso tempo, due sono le cose che ricordo di più nitidamente. Innanzitutto l’emozione di partecipare per la prima volta a una trasmissione televisiva: entrare nella storica la sede Rai di Saxa Rubra, i controlli rigorosi del post 11 Settembre, gli studi, il camerino in comune per tutti, la microfonazione, insomma tutta la novità della situazione. E poi poter conoscere e parlare senza troppe formalità con un poeta importante come Valentino Zeichen, che io fino ad allora avevo solamente letto o incrociato a qualche presentazione o evento letterario. Una personalità forte, spigolosa e polemica, ma anche a suo modo gentile e prodiga di consigli; ricordo ancora che, prima di iniziare la registrazione, ci aveva regalato una lunga e accorata declamazione dai termini non propriamente lusinghieri su Benigni e le sue allora recenti letture dantesche in televisione in prima serata.

In questi anni hai avuto modo di partecipare ad altri contest letterari, poetry slam o altri format analoghi? Possono, secondo te, essere considerati come strumenti per divulgare le proprie opere o altro?

Quella di “Miss Poesia” nel dicembre del 2006 è stata la mia prima e ad oggi unica partecipazione ad un vero e proprio contest letterario. In seguito però ho avuto modo di partecipare a diversi reading (Viva – Una Rivista in carne ed ossa al Maxxi di Roma, Castelli di Scrittori a Frascati) e festival letterari (Parco Poesia a Rimini, verso Libero a Fondi, Ritratti di Poesia a Roma) e a numerose letture pubbliche durante eventi sulla poesia. Queste occasioni, così come detto anche in precedenza, si integrano con i contest e gli slam veri e propri (momenti che seguo con curiosità e attenzione), e pur essendo forme diverse concorrono alla divulgazione e alla promozione della poesia, sia pur accentuandone alcuni aspetti come la spettacolarizzazione, la competitività e un certo slittamento verso una poesia cantabile e affine al rap e ai testi delle canzoni.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Marzo 2018

Alessandro De Santis è nato a Roma nel 1976; laureato in Storia Moderna e Contemporanea, vive a Lanuvio, paese dei Castelli Romani dove è assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione. Scrive narrativa, in particolare racconti brevi, che ha pubblicato in alcune antologie (Fandango Libri, Coniglio Editore) oltre che su diverse riviste cartacee e online e attualmente sta scrivendo il suo romanzo di esordio: “Higuain”. Ha diretto il blog letterario Luminol ed è editor e curatore dell’omonima collana di narrativa italiana breve per le Edizioni Socrates. Suoi testi poetici sono stati pubblicati su diverse riviste: Nuovi Argomenti, Nazione Indiana, El Ghibli, Letras e Interno Poesia. Ha esordito nel 2006 con la silloge: Il cielo interrato (Joker Edizioni) e nel 2013 è uscito il suo secondo lavoro: Metro C (Manni Editori); alcune poesie di quest’ultimo libro sono state antologizzate in Cile e ne è in corso una traduzione in lingua araba e in inglese. Suoi testi sono presenti nel XII Quaderno di Poesia Italiana Contemporanea (Marcos y Marcos) con la prefazione di Mario Benedetti. È in fase di scrittura il suo nuovo lavoro: “Mura amiche”.

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