i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

5° Puntata “Miss Poesia, la poesia-performance in TV”


Nell’ambito del focus sulle storiche trasmissioni TV che si sono occupati di poesia proponiamo la quinta puntata delle interviste dedicata a  Miss Poesia, trasmissione andata in onda su RAI Futura TV. (Il video è invece un omaggio a Poeti in gara).

Miss Poesia_RAI

I protagonisti delle interviste Ruggeri, De Santis, Pinchi, Hanxhari, Tonelli, Spinelli

Di seguito la quinta intervista rilasciata  da Barbara Pinchi altra poetessa partecipante al programma nel 2006, pioniere della poesia scalza di Miss Poesia.

Pensi che oggi si dia abbastanza attenzione alla valorizzazione e alla divulgazione della poesia? In passato ci sono stati importanti trasmissione come L’Aquilone su RAI 1 mentre oggi non ci sono programmi ad hoc. Cosa può fare ancora la TV? I talent possono essere “validi” sostituti?

Credo che la poesia in Italia sia ancora una nicchia, ancora un mondo per pochi attenti, per pochi che cercano di infilarsi nelle profondità. Sia chiaro, questo è un dolore, io sono fermamente convinta che la Poesia navighi in ogni momento della nostra vita, dentro al nostro corpo, nei nostri gesti, solo che le persone sono annebbiate di modernità e velocità e non c’è una reale messa a fuoco di questa meravigliosa dinamica che si muove in noi. Certamente il mondo social ha fatto sì che “l’idea poesia” possa essere ampiamente “distribuita” quindi se si intende questo per divulgazione direi che sì, oggi la poesia è più diffusa di un tempo, mentre temo che la sua valorizzazione sia cosa ben diversa. Io non possiedo televisioni in casa (ma sono in contatto con il mondo attraverso internet). La TV è un mezzo potentissimo, tuttavia quando c’è potere (sulla mente, sui gusti e le inclinazioni delle persone) e ricavo economico, difficilmente si riesce ad ottenere un prodotto qualitativo ed eticamente elevato. Non sono una disfattista, esistono programmi televisivi meravigliosi e sarebbe fantastico pensarne uno sulla poesia (così come era stato fatto con Miss Poesia). Un talent sarebbe certamente interessante, scoprire giovani poeti, metterli a confronto, seguire delle lezioni di poeti già affermati, metterli in connessione con la grande poesia che è stata scritta in passato ma credo che tutto questo debba essere fatto (se si vuole attrarre il pubblico della televisione) pensandolo in modo molto performativo che non sia solo legato alla mera scrittura poetica, altrimenti il rischio di finire all’ una di notte è molto alto.

A tuo avviso la poesia letta ad alta voce può essere più efficace di quella che resta nel libro? Come ci si può riappropriare della collettività? Del pubblico?

Credo nell’individualità delle emozioni, difficile dire che cosa sia più “efficace”. Certo il mio percorso artistico mi ha portata a prediligere la performance, l’uso della voce e del corpo; per me la poesia è viva in questa modalità. D’altra parte ciò che prova il cuore quando gli occhi sono a contatto con la pagina e con le parole impresse su un foglio di carta è un mondo talmente magico che non credo possa avere eguali. La nostra società è dispersa, allargata e solitaria. Credo che solo partendo dal piccolo ci si possa riappropriare di quell’attenzione e cura che servono a ricostruire una collettività, un’umanità meno assopita. Riattivare le sensibilità, credo sia questo il punto.

Ci racconti qualche aneddoto della puntata in cui hai partecipato?

Ero molto inconsapevole di ciò che avremmo fatto, mi divertiva il trucco prima della puntata, vedere uno studio televisivo dal vivo, ero curiosa e scalza… come sempre quando recito una poesia. Quell’essere scalza non credo sia stato visto di buon occhio in quell’occasione, ho sentito delle resistenze e ho avuto anche qualche piccolo appunto in proposito. Dopo le esibizioni dei vari poeti è stato mandato in onda un servizio sul Poetry Slam in America dove in molte riprese i poeti facevano un uso sapiente della voce abbinando movimento e corporeità come fossero un tutt’uno con la parola e in diversi casi erano scalzi… Successivamente il dibattito in studio si basò molto sulla parte performativa della poesia e alla fine la conduttrice chiuse dicendo che in effetti avevano avuto in quella puntata molta “poesia scalza”. Chiaramente io non sono una pioniera dello Slam e non sono neanche la prima poetessa scalza ma è indicativo comprendere come le opinioni mutino una volta che ci si mette a confronto con qualcosa che per alcuni è considerata una novità, qualcosa che spezza la consuetudine.

In questi anni hai avuto modo di partecipare ad altri contest letterari, poetry slam o altri format analoghi? Possono, secondo te, essere considerati come strumenti per divulgare le proprie opere o altro?

Ho partecipato negli anni a diversi Poetry Slam; credo che siano gli unici veri contest che ci siano qui in Italia, ad esclusione dei concorsi letterari classici che metto però in competizione “solo” la scrittura. Gli Slam sono senz’altro degli ottimi modi per divulgare la propria arte, soprattutto ti aiutano a dare un carattere molto personale alla tua performance poetica. Credo che la sfida più grande non sia tanto quella che fai con un altro poeta (che è comunque motivo di crescita) quanto il confronto con il pubblico, l’adrenalina del guardare negli occhi chi è lì ad ascoltare le tue parole. Personalmente è da tempo che non partecipo più a degli Slam ma ne condivido la potenzialità; tuttavia, come per tutte le cose che vanno di moda, c’è da fare attenzione alla qualità del lavoro che si propone. Il limite tra lo spettacolarizzare un testo poetico e il cabaret è diventato molto sottile e se è pur vero che la poesia può essere giocata è pur sempre un gioco molto, molto serio.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Marzo 2018

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