i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

6° Puntata “Miss Poesia, la poesia-performance in TV”


Nell’ambito del focus sulle storiche trasmissioni TV che si sono occupati di poesia proponiamo la sesta e ultima puntata delle interviste dedicata a  Miss Poesia, trasmissione andata in onda su RAI Futura TV. (Il video è invece un omaggio a Poeti in gara).

Miss Poesia_RAI

I protagonisti delle interviste Ruggeri, De Santis, Pinchi, Hanxhari, Tonelli, Spinelli

Di seguito la quarta intervista rilasciata  da Dimitri Ruggeri altro poeta partecipante al programma nel 2006.

Pensi che oggi si dia abbastanza attenzione alla valorizzazione e alla divulgazione della poesia? In passato ci sono stati importanti trasmissione come L’Aquilone su RAI 1 mentre oggi non ci sono programmi ad hoc. Cosa può fare ancora la TV? I talent possono essere “validi” sostituti?

Penso che nel passato si sia “prestata” maggiore attenzione alla poesia perché c’erano poeti di un certo spessore che generavano valore, dall’alto del loro essere homo faber; oggi onestamente sono abbastanza disorientato. Non vorrei fare il guastafeste sottolineando che questo è l’ennesimo caso particolare che dimostra come al maggior progresso generale non sempre coincide il maggior sviluppo. La poesia oggi subisce amorfa la smorfia della globalizzazione negativa baumanniana che statuizza la paura liquida come unico concretismo dogmatico; e dove c’è paura, si sa, non c’è coraggio e novità avanguardistica. Vince l’autoghettizzazione, il masochismo pontificatore da toilette, e la noia del consumismo che logora le migliori menti di questo tempo politicamente schierate, globalmente impegnate o religiosamente avviate verso la santità.

Penso però alle opportunità del web e dei social che possono generare almeno utilità utilitaristica ma è pur vero che in questo momento di anarchia schizofrenica qualsiasi verseggiatore (o come si fanno chiamare loro stessi: Poeti, con la P maiuscola altrimenti si arrabbiano) può smanettare con il mouse e “provarci tanto pè cantà” per condividere la poesiola e ottenere una ventina di like tra nonne, zie e amici di bicchiere e gridarlo con un microfono in bocca: Sono un Poeta, daje, figo no? Ebbene, si creano questi simpatici mostri da cui è necessario starne alla larga o al massimo berci una ventina di birre assieme per dimenticare la batosta nel derby. Alla fine potremmo decostruire il tutto pensando a un sano e onesto zero a zero che vede nel buon senso, nello studio e nella competenza solistica il solito vincitore.

Concludo. Dove non arriva “lo stato sociale” talebano della poesia possono arrivare i talent show con la loro freschezza e simpatia: una sorta di uscita di sicurezza dalla pachidermica e lenta macchina della divulgazione e della cupola. Poi, sul web di rubriche ce ne sono molte e come in ogni campo alcune sono buone e altre no pertanto di poesia se ne parla molto ma ammetto che oggi parlarne in TV è preistoria. Eppure ogni tanto mi chiedo: cosa non farebbe un poeta per andare in TV ? Venderebbe la madre al diavolo per leggere la sua poezia retorica dedicata alla pace del mondo o al razzismo della supercazzola armata? Oggi, in democrazia, siamo tutti, ma proprio tutti dei poeti! Evviva!

A tuo avviso la poesia letta ad alta voce può essere più efficace di quella che resta nel libro? Come ci si può riappropriare della collettività? Del pubblico?

Culturalmente sono curioso, non mi affeziono a nulla, figuriamoci se mi possa affezionare al libro o alla voce. Cerco di prendere quel che di buono  c’è in ogni modalità espressiva, poi ognuno segue la strada più consona con il rischio (calcolato? opss) spesso di “innamorarsi dell’una o dell’altra facendo sbocciare nel proprio intimo anche un’intolleranza epidermica “di genere” fascistoide o stalinoide. Poi certo, ti potrei dire che quando si scrive un testo, mentalmente c’è già un processo d’azione di “lettura” interna, quindi non me lo pongo il problema, anzi è un fatto naturale. Il pubblico è una “massa”, un UFO che amo ma che allo stesso tempo temo per la sua instabilità e imprevedibilità. “Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…” diceva Winston Churchill. Di cosa ci vogliamo riappropriare, di un’illusione? Diciamo che il poeta è un cacciatore di ideali e illusioni o meglio ancora la massima espressione psicotica del fantasma formaggino.

Ci racconti qualche aneddoto della puntata in cui hai partecipato?

Ricordo il viaggio in treno per arrivarci e il vagare indisturbato per gli studi  di Saxa Rubra a Roma. La TV ha un suo fascino: è metodo e lavoro. Ricordo Maria Luisa Spaziani che era tra i giurati e la conduttrice giovane e simpatica che ci faceva stare a nostro agio. Il tutto avveniva in diretta, quindi il pathos era quello dei calci di rigore. Al termine della trasmissione, ricordo, non avendo la macchina, il passaggio scroccato a uno degli altri partecipanti che mi lasciò a Piazza di San Giovanni. Fu tutto molto emozionante. Stranamente ricordo l’andata e il ritorno, il tutto come un bel respiro di buona aria veloce e televisiva ma il frutto poetico lo abbiamo ritrovato con questo Focus dopo più di dieci anni! No?

In questi anni hai avuto modo di partecipare ad altri contest letterari, poetry slam o altri format analoghi? Possono, secondo te, essere considerati come strumenti per divulgare le proprie opere o altro?

Si ho partecipato a molti contest letterari e poetry slam tanto che sono stato il primo a introdurlo molti anni fa in Abruzzo e ultimamente anche in Molise. A mio avviso sono degli strumenti di finzione, di gioco che però si devono disciplinare e sviluppare con lo studio sistematico innescando elementi di teatro, musica e altro perché la deriva della credibilità è dietro l’angolo. La poesia da un lato dovrebbe farci giocare, in modo serio (non serioso e pedante) col mondo e con noi stessi, dall’altro deve “proteggersi” da questi format e contest che potrebbero fomentare l’ignoranza consumistica del successo, vera via per la felicità contemporanea.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Marzo 2018

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