i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

StraFactor, la poesia-performance in TV

Dopo il focus su Miss Poesia di Rai Tv, una delle storiche trasmissioni che si sono occupate di poesia, nel 2017 c’è stato lo “strano caso” della trasmissione StraFactor, talent show di Sky Tv condotto da Daniela Collu con  tre giurati d’eccezione: Elio,del gruppo Elio e le Storie Tese, Jake La Furia, membro e fondatore dei Club Dogo e Drusilla Foer, modella, cantante e sceneggiatrice anticonvenzionale. Il merito della trasmissione è stato quello di dare spazio a un poeta (Dario Zumkeller), risultato alla fine il vincitore con il testo musicato “Vita talassocratica”. L’intervista all’autore è a cura di Alessandra Prospero, concessa in esclusiva per SlamContemPoetry.

Una scelta di sperimentazione quella di partecipare a StraFactor. Qual è la motivazione intima della tua partecipazione?

Riuscire a portare nel circo televisivo generalista la poesia. Fu un tentativo di uscire dall’emarginazione personale come poeta e e dall’emarginazione la poesia come forma d’arte. Non avrei mai pensato di passare le selezioni, anzi è stata un operazione rischiosa. Loro (i giudici) si aspettavano una canzone invece io ho portato una poesia; ho declamato “Vita Talassocratica” con il ritmo dei click dei miei mouse avvolti sul collo. Poi successivamente, per le esigenze della trasmissione Strafactor ho dovuto adattare “Vita Talassocratica” e “Ho perso il mio nome” tratte dalla mia raccolta di poesie “La Calce di Ulkrum” (La Parola Abitata Edizioni, 2016) in canzoni, o meglio in poesie-canzoni. Il mio pensiero prima di salire sul palco fu categorico: o mi prenderanno in giro a vita oppure andranno in un brodo di giuggiole. Alla fine andarono in un brodo di giuggiole (come disse la presentatrice Daniela Collu). In questo mi ha aiutato anche Giuseppe Spinelli, chitarrista e arrangiatore napoletano come me, in cui stiamo lavorando anche su nuovi brani. Stiamo alla ricerca di un produttore. Speriamo bene.

Quali elementi dell’esperienza negli slam hai portato con te nell’esperienza televisiva?

La performance teatrale e lo spirito della competizione. Anche se non condivido l’idea che tutto si debba trasformare in competizione e che la società liberale è impostata sulla competizione, d’altro canto io penso che non ci si può chiudere in un eremo o lottare contro i mulini al vento, quindi provo ad adattarmi agli antagonismi della vita e alle gare di slam poetry (sorride). A parte questo gli scherzi, sto cercando di migliorare il mio lato espressivo: sto infatti studiando recitazione e canto. Lo studio è fondamentale in tutte quello che si fa nella vita, e lo slam poetry non è improvvisazione al momento. Come gli attori di teatro provano la loro parte per settimane, anche il poeta deve avere lo stesso approccio e dedizione.

Dario Zumkeller

[…] “Se vogliamo tentare un nuovo tipo di paradigma antropologico e politico che io (ma non solo io) chiamo Comunitarismo, dobbiamo iniziare proprio dalla poesia, e gli slam poetry sono esperienze comunitariste” (D.Z.)

Non temi di venire assimilato dallo showbiz e divenire un semplice prodotto di consumo, come ironicamente hai suggerito con le tue scenografie con tanto di lettore di codice a barre?

Certamente il rischio è alto, però fino ad ora le persone che mi hanno seguito non mi hanno associato ad un prodotto di consumo. Per me questa è stata la mia più grande vittoria. Il pubblico ha capito il messaggio, ciò che volevo dire in quei testi. Siamo tutti dei prodotti commerciali in cui viene applicato il debito pubblico già dalla nascita e che l’automatizzazione ci renderà totalmente vuoti. Sono felice che il mio modo di comunicare ha funzionato. Invece i nuovi brani non si focalizzeranno sulla tecnologia ma sull’aspetto esistenziale dell’uomo. Toccherò un tasto haideggeriano se mi si può consentire questo termine.

Poesia e mercificazione. Secondo te sono amalgamabili o distinte sempre o comunque? E se sono amalgamabili, questo è un bene o un male per la Poesia?

La poesià non è una merce, non lo è mai stata e mai lo sarà, perchè se così fosse i poeti sarebbero miliardari come i calciatori. Se avviene l’amalgamazione è un fatto puramente politico, per dare spazio a certi nomi già noti che alimentano il mercato oppure per rendere la poesia maggiormente “liberale”. Con il termine “liberale” voglio intendere il dare libertà ad una certa cricca di mangiare sulla poesia. O peggio, per ridicolizzare la poesia come è successo al Festival di San Remo di quest’anno dove hanno fatto credere che il testo di un tormentone commerciale come Despacito sia un inedito di Garcia Lorca. Se vogliamo tentare un nuovo tipo di paradigma antropologico e politico che io (ma non solo io) chiamo Comunitarismo, dobbiamo iniziare proprio dalla poesia, e gli slam poetry sono esperienze comunitariste. Al centro di tutto non ci deve essere l’individuo narcisista ed edonista che vuole sentirsi quanto è bravo, ma una comunità di poeti che condividono il pathos delle loro opere e migliorarsi insieme.

Cosa pensi dei poeti contemporanei o sedicenti tali? Chi leggi?

In Italia si pubblicano ogni anno all’incirca diecimila libri di poesie. Questo non è un dato positivo perchè le case editrici non fanno selezione, basta che paghi e ti stampano il libro. Di conseguenza la qualità della poesia è molto scarsa. Pochi costruiscono un percorso di ricerca innovativa del linguaggio poetico come fecero i post-futuristi della poesia concreta e visiva. La poesia odierna è un crepuscolarismo associato al sentimentalismo, ovvero totale rassegnazione, assenza di ribellione, di pazzia e odio. Come non esistono più le ideologie e un progetto di società, non c’è più un progetto paradigmatico di poesia. Di poeti contemporanei ne salvo tre: Kate Tempest con il poema “Let Them Eat Chaos” (Edizioni E/O), Giovanni Fontana con la sua poesia visiva e sonora, e Ariele D’Ambrosio, poeta performativo napoletano.

Lo slam. Nel complesso la tua esperienza è stata positiva o ti ha lasciato l’amaro in bocca?

Lo slam l’ho sempre considerato come momento di condivisione, quindi fino ad ora è sempre stata un’esperienza positiva. Il vincere o perdere passa in secondo piano. Chiaramente a tutti piace vincere però bisogna prenderla nella giusta misura. Quest’anno parteciperò a diversi slam poetry in giro per l’Italia.

Significante e significato, fonosimbolismi e presenza scenica: cosa fa vincere uno slam?

La presenza scenica è fondamentale insieme al significato perché il pubblico dello slam è etorogeno. Non stai in un salotto letterario di professori universitari pedanti e noiosi che fanno discorsi astrusi, ma trovi gente di tutti i tipi. Quindi la presenza fisica e scenica contano molto. E come ho detto prima è molto importante studiare su se stessi. Negli slam la difficoltà principale è unire la poesia orale con quella performativa e su questo c’è un intenso dibattito teorico in atto.

Quali sono i collettivi più interessanti con cui sei venuto in contatto?

Il Collettivo Caspar in Campania in cui c’è un attivissima Stella Iasiello ad Avellino e Maria Pia Dell’Omo a Caserta. Poi un’anno fa ho partecipato ad uno slam all’Aquila organizzata dal Collettivo Poetry Slam Abruzzo Centro Italia in cui ho conosciuto Matteo di Genova e Alessandra Prospero.

Perché, a tuo avviso, va riscoperta l’oralità della poesia?

Ma io direi di più. La poesia deve uscire completamente fuori dall’oralità e dalla scrittura, riprendendo il cammino dei post-futuristi: la poesia grafica, la poesia sonora, la poesia fatta di profumi e cattivi odori, la poesia fatta di gestualità ed espressioni mute, la video-poesia fatta solo di immagini in movimento e suoni. Questo è il tipo di poesia che immagino nei prossimi cento anni.

Per quale motivazione i testi vanno letti dai propri autori (tralasciando i casi delle citazioni e dei tributi)?

Perché solo chi scrive i propri testi conosce il suo grado di sofferenza. Chi sente il bisogno di scrivere possiede una grande sofferenza incolmabile. Chi si sente felice non ha bisogno di scrivere. Nella scrittura di un testo ma anche nelle altre forme d’arte, bisogna riuscire ad unire tre variabili socio-psicologiche: l’epos, l’ethos, e il pathos. L’epos deve puntare sulla grandezza, l’ethos si rivolge all’ordine comunitario, il pathos deve creare emozioni. La poesia è l’insieme di tutto questo e solo l’autore può esprimerle.

Info sull’autore

Dario Zumkeller nasce a Napoli nel 1983 dove vive e lavora. Nel 1998 si classifica terzo al Premio Nazionale di Poesia “Salvatore Cerino” organizzato dal Salotto Cerino di Napoli. Si laurea nel 2007 in Sociologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel biennio 2008-2009 frequenta il Laboratorio di Poesia della Dante Alighieri organizzato da Enrico Fagnano. Ha vissuto all’estero per alcuni anni partecipando a diversi poetry reading, in particolare, in Irlanda al “The Dock” Theatre e in Scozia al “Poetry Book and Beans” ad Aberdeen, dove tra l’altro consegue il Master in Ricerca Sociale nella stessa città nel 2013. Alcune poesie sono presenti nell’Antologia di Poesia della Dante Alighieri (2009) e in “Dintorni” (2015) della Parola Abitata, nella rivista “L’ombra delle Parole” di Giorgio Linguaglossa e nella rivista “Inverso” di Francesco Manna. Dario Zumkeller esordisce con la prima raccolta di poesia “La Calce di Ulkrum” (2016) edito dalla Parola Abitata, con la post-fazione di Eugenio Lucrezi. L’opera ha ricevuto il 4° posto al Premio Nazionale di Poesia Conza della Campania, ed ha ricevuto il 2° premio al Concorso Nazionale Poesia e Narrativa Vittorio Alfieri a Revigliasco D’Asti. Dopo aver partecipato a vari slam in giro per la penisola, approda a StraFactor, il talent showalternativo di Sky condotto da Daniela Collu con tre giurati d’eccezione: Elio, il frontman del gruppo Elio e le Storie Tese, Jake La Furia, membro e fondatore dei Club Dogo e Drusilla Foer, modella, cantante e sceneggiatrice anticonvenzionale. Partecipa con il testo musicato “Vita talassocratica” e vince, arrivando ad esibirsi per questo alla finale di X Factor.

 

 

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