i cannibali della parola

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Fabiola Murri: incontrarsi con il Poetry Slam

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Foto: Manuel Vallescura

Fabiola Murri ha partecipato per la prima volta a un poetry slam in occasione del 1° Round del Torneo Centro Italia Poetry Slam che si è svolto a Pescara. Ci racconta la sua esperienza con un’intervista di Dimitri Ruggeri per la sezione Come nasce uno slam.

Come hai vissuto l’esperienza di partecipare al tuo primo poetry slam?

Indimenticabile esperienza, avevo la necessità di far accadere “qualcosa” alle parole scritte in intimità. Emozionatissima, brividi e fiato corto inizialmente poi alle prime parole una meravigliosa sensazione liberatoria, stavo dando suono alle parole, aggiungevo valore alle stesse e incrociando lo sguardo delle persone presenti mi rendevo conto che stavo connettendomi con loro emotivamente, è stata la possibilità di sfidare una parte ingombrante della mia personalità: la curiosità, ed ho vinto.

Che idea ti sei fatta del rapporto tra poesia tradizionale, forse vissuta come esperienza intima rispetto a questo approccio pensato per essere condiviso ad alta voce con un pubblico?

La poesia non è una opera d’arte di nicchia, è patrimonio culturale dell’umanità che va restituito costantemente alla stessa nelle forme e con modalità che la rendano comprensibile ed accessibile a tutti, sia attraverso una lettura tradizionale, dove il lettore ne diventa l’esecutore principale con le sue sfumature, le sue ritualità che con una lettura ad alta voce dinanzi ad un pubblico come può essere quello di un contest di poetry slam dove l’immediatezza, la capacità interpretativa, il desiderio di condivisione ridanno valore alla stessa offrendo stimoli che possono far circolare idee ed emozioni.

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Perché a tuo avviso oggi la poesia orale non è così popolare e diffusa?

Non credo che la poesia oggi sia poco diffusa anzi trovo che sia in svariate forme un po’ ovunque, nei testi delle canzoni, nei libri, nei gesti, in realtà siamo circondati di poesia, se ne conosce e legge poco, certamente i media non aiutano a divulgare.

Quale pensi sia il miglior posto per dar vita ad un poetry slam?

Sicuramente un luogo raccolto, dove le persone sono accolte per poter godere appieno dell’energia della poesia, incrociare lo sguardo del performer che è li a pochi passi, tangibile, vero e vivace è sinonimo di coinvolgimento ed attenzione. Questo luogo può essere ovunque in una scuola, università, locale, insomma un posto dove ci si incontra per condividere degli interessi comuni ma anche per fare delle interessanti scoperte.

A tuo avviso, quali sono i punti di forza e di debolezza del format?

Punti di forza: Condivisione, partecipazione attiva del pubblico, la gara diventa il punto centrale dell’incontrarsi, il legame temporaneo col pubblico crea una atmosfera collettiva, un senso di comunità in un contesto ludico, un’idea a dir poco geniale!
Punti di debolezza: chiedere al pubblico giurato coinvolto una maggiore attenzione al contenuto dei testi oltre che alla performance sarebbe più equo, il teatro è una altra cosa, non tutti i testi sono adatti alla tipologia del contest come ad esempio quelli brevi che sono così penalizzati, scarsa diffusione e pubblicità degli eventi da parte dei media.

Ci parli dei testi che hai proposto? Come li hai scelti?

Essendo questa la mia prima partecipazione ad un poetry slam ho scelto due testi che potessero al meglio essere performati dal momento che non sono testi scritti per l’oralità e che trasmettessero più emozioni nell’immediatezza. Nel primo testo “Avete mai amato senza paura” mi rivolgo direttamente a ipotetici spettatori trascinandoli in un breve viaggio fatto di interrogativi e risposte sull’amore e i suoi tortuosi percorsi, mentre nel secondo dal titolo “la tengo a bada” parlo con la follia.

Avete mai amato senza paura?
all’improvviso senza vergogna,
perfettamente nudi,
cosi vestiti accolto il vento nel gelo del vuoto,
lo stesso vento che insegue i turisti tra i vicoli dei borghi
di città fantasma e rimbalza di muro in muro
schiaffeggiando le miserie umane,
avete mai conteggiato i baci non dati,
quelli sperati, quelli che avete regalato altrove,
mentre supini aspettavate il vostro momento,
-relazioni improduttive- le chiamano,
il costo più del valore dell’investimento,
(io non ho mai capito di numeri e conti),
avete mai amato senza vertigini,
come uccelli sordi plananti su fiumi tortuosi e canterini
amato fino ad essere presenti nelle altrui mancanze,
rubato ciò che vi era stato rubato,
io si.
Ho cominciato la mia corsa partendo dal traguardo e non sono ancora giunta.

ASCOLTA IL FILE AUDIO

Quali consigli ti senti di dare a chi si accinge a partecipare per la prima volta?

Consiglio di provare questa esperienza che arricchisce sicuramente, viverla a pieno rimanendo se stessi con la consapevolezza che la gara è solo un aspetto collaterale, il fulcro è la condivisione e la diffusione della bellezza della poesia.

Parteciperai ad altre gare?

La mia emotività mi suggerisce di riflettere prima di rispondere ma è la curiosità che vince sempre per cui la mia risposta è: perché no!

Ci dai qualche consiglio per migliorare?

Consigli no, ma un pensiero di Charles Simic che amo ricordare:
Una poesia: un teatro in cui siamo la sala, il palcoscenico, le quinte, gli attori, l’autore, il pubblico, il critico. Tutto in una volta!

RIPRODUZIONE RISERVATA – Marzo 2018

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