i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

Poesia e Comunitarismo

Dario Zumkellerdi Dario Zumkeller – Il comunitarismo è il principio per il quale le comunità umane devono essere al centro della vita sociale. La sociologia classica definisce la comunità come l’insieme delle relazioni sociali che coinvolgono l’individuo come parte integrante e unitaria all’interno di un gruppo sociale. Questo termine può evocare le comunità di villaggio, le comunità contadine, le antiche corporazioni di arti e mestieri o qualsiasi tipo di unità sociale. Nella società globale, la comunità si colloca in opposizione all’ideologia liberale che identifica l’individuo come non-essere atomizzato e disgregato da tutti gli aspetti della vita sociale e avulso dalle forme di coesione umana. La comunità presuppone i principi di partecipazione e relazionalità come fondamenti naturali del vivere associato in contrapposizione alla lotta dell’uomo contro l’uomo. Un esempio antropologico lo fornirono Karl Marx e Friedrich Engels nel primo stadio dell’evoluzione materialistica della storia: il comunismo primitivo delle società tribali dove veniva praticata la piena eguaglianza sociale tra i membri annullando ogni forma di conflittualità.

Il filosofo Costanzo Preve (2006) condusse una ricerca filosofica alla scoperta del Comunitarismo, che inizia con Eraclito e Aristotele, ai filosofi idealisti, fino all’Ontologia dell’Essere Sociale di Lukács (1990), i quali riconoscono l’individuo come portatore di valori comunitari, che fonda la sua esistenza in cooperazione con gli altri. Il Comunitarismo si contrappone all’individualismo e al collettivismo (il quale è un insieme di individui singoli disuniti tra loro) perché la vita dell’uomo deve avvenire in un quadro di virtù comunitarie condivise, mentre la società globalizzata dal materialismo amorale svalorizza ed aliena la dignità umana.

Il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies formulò una distinzione netta tra comunità e Società:                       

La teoria della società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato di esseri umani che solo superficialmente assomiglia alla comunità, nella misura in cui anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Però, mentre nella comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono” (Tönnies, 1955:45).

La vita comunitaria implica comprensione e consenso. Essa è durevole, intima, confidenziale, esclusiva; mentre la vita societaria è razionale, passeggera, impersonale nelle relazioni sociali (ibidem, 1955). Quindi, la comunità è un’associazione meccanica e artificiale, al contrario, la Società è un associazione organica (ibidem, 1955). Il sociologo Èmile Durkheim (1893) ci aiuta a dare maggiore chiarezza sulla differenza tra associazione (o solidarietà) organica e associazione (o solidarietà) meccanica. L’associazione organica è fondato sul nesso di interdipendenza tra le varie funzioni svolte dagli individui e gruppi sociali. Ma l’interdipendenza è una scelta del soggetto/i orientata sul livello del profitto e del vantaggio materiale che si ottiene in rapporto alle competenze e alla professionalità degli attori sociali in campo. Mentre l’associazione meccanica mette da parte l’interdipendenza per il vincolo della comune identità e appartenenza sociale al gruppo in cui si crea quella solidarietà naturale e reciproca fra i membri.

L’individuo societario è guidato da quella che Tönnies chiama “volontà arbitraria”, una volontà dominata interamente dal pensiero dello scopo materiale e rivolta ad una continua accumulazione individualista per la massima utilità. L’individuo societario è inautentico perchè persegue degli obiettivi conformi alla volontà e al giudizio della collettività (Heidegger, 1927), e tramite la volontà arbitraria, i membri della società possono interargire nel sistema dell’interdipendenza tra gli attori sociali. In questo modo, l’individuo societario è libero nell’azione, ma non nella sua volontà, perchè tutte le relazioni complessive sono inserite nella struttura strumentale del raggiungimento del massimo profitto personale. Invece, nel rapporto comunitario, il legame morale, sociale e normativo che consente la convivenza pacifica tra i membri è la “volontà naturale” (cfr. Tönnies)  in funzione della sua socialità e reciprocità. La volontà naturale del rapporto comunitario deve stabilire le regole fondamentali del vivere democratico e le fondamenta di un modello economico basato sui principi di equità e di giustizia sociale eliminando i processi monotoni.

I processi monotoni sono tutte quelle azioni che producono le eccedenze materiali superando il reale fabbisogno dell’uomo (spreco delle risorse naturali, del cibo, dell’acqua) (Dugin, 2009). I processi monotoni sono gli aspetti più negativi dell’accumulazione capitalista e della società globale basata sul progresso ad oltranza. Per l’antropologo inglese Gregory Bateson (1984), i processi monotoni non esistono in natura e in biologia, e se ci fossero formerebbero delle malformazioni. Questo avviene anche nei processi sociali. Bateson dimostra come le eccedenze nella società globale producono miseria diffusa, diseguaglianze tra il nord e il sud del pianeta e guerre locali.

L’obiettivo etico-sociale del Comunitarismo è quello di ridimensionare le eccedenze della società per adempiere alle esigenze primarie dell’uomo in un contesto di pace, di eguaglianza e benessere sociale.

Il Comunitarismo, quindi, deve partire dall’uomo. È un concetto principalmente antropologico e filosofico che necessita di essere approfondito nel campo della politica, dell’economia, e dell’arte. In questa sede riflettiamo sul rapporto tra poesia e comunità in riferimento alle associazioni e gruppi di Slam Poetry e Spoken Words.

Gli Slam Poetry sono rappresentazioni collettive focalizzate sulla performance poetica e sull’interazione tra il poeta e gli spettatori. In primo piano c’è il linguaggio, ovvero, l’unità paradigmatica dei linguaggi poetici. Jürgen Habermas (1981) parlava di Teoria dell’Agire Comunicativo e di Sfera Pubblica come legittimazione democratica. La formula dello Slam Poetry nasce all’interno della Sfera Pubblica nel suo approccio totalitario. Il termine totalitario vuole intendere l’unità del “performer” con la comunità dei poeti “slammer” e lo Slam Poetry come luogo che rappresentà questa unità, una sorta di Tempio di Salomone della poesia. Habermas nella sua teoria aggiunse alle categorie weberiane dell’Agire Sociale (azione tradizionale, azione affettiva, azione razionale orientato allo scopo o al valore), l’agire comunicativo: il linguaggio come motore del mutamento sociale ed etico-politico.

Nell’era dell’omologazione globale, il linguaggio si rivolge a minare le fondamenta ontologiche delle comunità; il linguaggio come strumento di violenza brutale nell’orgiastico cosmopolitismo.                     

Invece il linguaggio deve diventare una barricata a difesa delle comunità, delle tradizioni dei popoli e delle culture. Nel campo dell’arte, lo Slam Poetry dovrebbe diventare la Polis (il Centro) della condivisione comunitaria dei linguaggi (non solo poetici, ma anche filosofici e spirituali) per la creazione del Dasein (l’Esserci) haideggeriano, la creazione di un’autentica esistenza dell’uomo non più manipolabile dall’alienazione materialista tanto cara al sistema liberale.

Nel Dasein il linguaggio non è quello della tecnica e della scienza che il liberalismo ha assolutizzato come dominio sull’uomo. Il linguaggio autentico del Dasein è la Poesia il quale possiede la sua costituzione essenziale nella libertà di pensiero e di parola: l’Ereignis (Evento). La poesia comunitaria è il grande Ereignis; condividere momenti di vita legati con consapevolezza alla creatività artistica e alla Poiesis come costruzione eggregorica. Tutte le energie psico-fisiche sono indirizzate verso un obiettivo unico: uscire, anche se per un breve momento, dall’esistenza ridicolosamente individualista.

Il conflitto tra individualismo e comunitarismo transita attraverso (e non solo) gli Slam Poetry. La formula dello Slam Poetry si caratterizza come occasione di scambio reciproco di pensieri artistici eterogenei, perché questi eventi non lasciano spazio solo alla poesia tradizionale, ma anche al teatro drammatico, alla comicità, alla satira, all’erotismo verbale, al pietismo, al piangersi addosso, alla malinconia crepuscolare, all’amore, alla tragedia, alla vita nei suoi mille aspetti e visioni. Però il rischio è alto, perché i linguaggi possono trascendere verso usi eccessivamente popolari che possono rasentare il banale e il sentito dire del mondo mass-mediatico in una veste chiaramente conflittuale e disgregatrice. Queste sono le principali sfide del futuro degli Slam Poetry: l’affermazione e la diffusione sempre più ampia di un nuovo modo di pensare e di fare arte e la resistenza alle tendenze populistiche e antagoniste care al circo mediatico i quali svalorizzano la natura particolare delle comunità “Spoken Word”.

Lo Slam Poetry, quindi, si discosta dalla concezione liberale del competere (che in latino significa convergere tutti verso una meta) inteso come “Io sono il migliore e devo vincere a tutti costi. Io devo distruggere l’altro” come si percepisce nei prestigiosi premi letterari di poesia con i nomi importanti di rilevanza nazionale nelle giurie dove quello che conta è la casa editrice a cui il competitor appartiene e il grado di relazione sociale che quest’ultimo ha con un membro della giuria. Ma questo distacco da parte delle comunità Slam Poetry dovrà essere nel tempo più radicale, deciso e inequivocabile.

Al di là di tutte le polemiche, c’è un elemento fondamentale per la realizzazione del comunitarismo che ancora manca: la bellezza. La bellezza estetica e spirituale, ovvero, la bellezza come fonte di un valore universale e condiviso da tutti. Abbondano le intelligenze ma scarseggia il senso della bellezza interiore ed esteriore. Aristotele diceva dialetticamente che senza la bellezza non ci può essere l’etica e viceversa. Con una visione ridotta della bellezza non può realizzarsi una solida prospettiva civica e comunitaria. Gabriele D’Annunzio fu un maestro in tal senso. Egli fondò nel 1919 lo Stato libero di Fiume fondato sulla bellezza come valore etico, e Fiume fu difatti terra di rifugio di artisti e rivoluzionari.

I personaggi di Thomas Mann sono da esempio. In “La morte a Venezia” (1913), Mann ci dice hegelianamente che la bellezza è il percorso dell’artista verso lo spirito assoluto, mentre in “Tristano” (1902), Spinell sfoga tutta la sua rabbia in una lettera quando scopre la bellezza spirituale in una giovane donna offuscata da un marito dedito all’accumulazione delle ricchezze materiali.

Si! La società del comunitarismo dovrà cominciare dal recupero della bellezza in tutte le sue forme della vita. Ma chi inizierà questo percorso? Oswald Spengler (1957) disse che il mondo verrà salvato da un manipolo di soldati….o di poeti, senza scomodare i soldati in divisa.

Allora, evviva gli Slam Poetry!

RIPRODUZIONE RISERVATA – Aprile 2018


BIBILIOGRAFIA

Bateson, G. (1984) Mente e natura, un’unità necessaria, Milano, Adelphi

Dugin A. (2009) La Quarta Teoria Politica, trad. di Camilla Scarpa (2016), Novaeuropa Edizioni

Durkheim E. (1893) La divisione del lavoro sociale, trad. di Fulvia Airoldi Namer (2016), Il Saggiatore

Habermas J. (1981) Teoria dell’agire comunicativo, a cura di Gian Enrico Rusconi, Il Mulino

Heidegger M. (1927) Essere e Tempo, Longanesi, Milano

Lukács G. (1990) Prolegomeni all’Ontologia dell’Essere Sociale, Trad. di Alberto Scarponi, Edizioni Angelo Guerini e Associati

Mann T. (1970) La morte a Venezia – Tristano – Tonio Kröger, Trad. Emilio Castellani, Arnoldo Mondadori Editore

Preve C. (2006) Elogio del comunitarismo, Controcorrente

Spengler O. (1957) Il Tramonto dell’Occidente. Lineamenti di una morfologia della Storia mondiale, trad. Julius Evola, Collana La buona società n.16, Milano, Longanesi

Tönnies F. (1955) Communities and Association, London: Routledge and Paul, p.45

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4 commenti su “Poesia e Comunitarismo

  1. almerighi
    10 aprile 2018

    L’ha ribloggato su almerighie ha commentato:
    Dario Zumkeller non è un fenomeno da baraccone, ha idee molto, molto chiare

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  2. almerighi
    10 aprile 2018

    me lo sono ribloggato

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  3. almerighi
    11 aprile 2018

    Ciao Dario, ti riporto un paio di commenti al tuo testo sul mio blog:

    Claudio Borghi in aprile 11, 2018 alle 8:33 am ha detto: Modifica
    Interessante questo elogio degli Slam Poetry, che rivela una significativa competenza filosofica ed estetica di Dario Zumkeller. Mi rimane tuttavia il dubbio circa la necessità dell’esibizione e dell’esposizione mediatica, oltre che del doversi misurare col linguaggio e gli strumenti espressivi del teatro e della canzone, il che implicitamente fa pensare che la poesia possa o debba evolversi solo confrontandosi col canto e la recitazione. Il rischio è di creare un ibrido in cui sacrifica buona parte della sua essenza più profonda: poesia, teatro e canzone usano linguaggi diversi. Se un testo vale non ha bisogno della musica o della recitazione per essere valorizzato, a meno che non si voglia creare intenzionalmente, ad esempio, una forma-canzone, il cui valore espressivo è legato all’alchimia tra testo e musica, che non possono e non devono vivere separati, in quanto ne costituiscono il corpo unico. Quanto alle considerazioni sulla necessità della bellezza come condizione necessaria alla realizzazione del comunitarismo, con relativi richiami a Bateson, Habermas, Heidegger, Hegel e Aristotele, ecc., sono d’accordo: occorre eliminare i processi monotoni, soprattutto la tendenza che hanno molti artisti a chiudersi in sette, troppo spesso incapaci di reciproco dialogo e confronto. Obiettivo che si può raggiungere, Slam poetry o meno, solo aprendosi e conoscendo, leggendo e ascoltando, nutrendosi gli uni delle idee e della bellezza che generano gli altri.

    Rispondi ↓

    almerighi
    in aprile 11, 2018 alle 8:59 am ha detto: Modifica
    interessante anche il tuo punto di vista, ovviamente la poesia, la cui essenza è essere parola nuda, in quanto tale non può prescindere dal reading: cioè dalla fruizione attraverso letture e/o recitazioni della parola stessa, ben vengano a mio avviso però le forme di contaminazione, nella misura in cui possano portare la poesia allo scoperto

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