i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

ScartyDoc/Tenpo campioni italiani di poetry slam a squadre 2018

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Foto di Marina Passeia Pelos Campos

Il primo giugno 2018, nella cornice di Villa Villacolle a Sorrivoli Roncofreddo (FC) si è concluso il campionato di Poetry Slam a squadre LIPS 2018. A vincerlo è stato  il duo degli Eell Shous composto da Davide ScartyDoc Passoni e Marco Tenpo Lombardo. Gli MC sono stati Rachele Pavolucci e Lorenzo Bartolini.

Intervista di Dimitri Ruggeri a Davide ScartyDoc Passoni (SD) e Marco Tenpo (T)

Come avete vissuto l’esperienza di partecipare al poetry slam a squadre? Era la prima volta?

SD: Il poetry slam a squadre non ha nulla di diverso da quelli singoli: l’ansia, l’agitazione, la spinta esplosiva del palco, gli sguardi fissi del pubblico ci sono sempre. Forse la squadra permette di dividere tutti questi elementi, di condividerli. Potrebbe darsi che questi aspetti invece raddoppino, o triplichino, proprio perché a partecipare non si è soli. Quello che rimane invariato è la capacità unica del poetry slam di creare un canale diretto tra poeti, MC e pubblico, tanto da diventare tutti una squadra unica, “bellissimissima”. Non era certo la prima volta: da almeno due anni la LIPS si occupa di poetry slam a squadre. Io e Tenpo lavoriamo alle performance in duo dal 2011, diciamo che non vedeva l’ora di portare il nostro lavoro ad una finale nazionale.

T: Vincere era obbligatorio, io lo sentivo come un dovere personale.

SD: Il vero spirito di condivisione del Poetry Slam… prima di Tenpo, un tempo, si diceva “il punto non sono i punti, il punto è la poesia”.

Quali differenze avete riscontrato in generale tra il poetry slam a squadre e quello classico?

SD: Sicuramente il Poetry Slam a squadre amplia esponenzialmente le possibilità di creare performance spettacolari rispetto al classico Poetry Slam: non potendo solitamente usare basi musicali, strumenti, oggetti e costumi, nel Poetry Slam a squadre ogni componente può diventare tutto questo creando intrecci cantati, ritmati, e più ampia è la squadra più le possibilità si moltiplicano. Un esempio perfetto la performance dei Balfabons intenti a riprodurre le innumerevoli voci che rimbalzano nella testa durante una sbronza colossale, oppure il dialogo tra sindaci inscenato dal duo Burbank/Garau.

T: Avere dei compagni di squadra permette di elevare la potenza espressiva di un testo scritto singolarmente o addirittura dà la possibilità di provare a scrivere a 4/6 o più mani, cosa che solitamente non capita ai poeti.

Quali dei due format pensi possano essere più spettacolare, più “adatto” al pubblico?

SD: Penso all’atletica leggera: una staffetta 4×100 non è molto diversa dai 400 metri piani. I due format sono leggermente differenti, ma non si può stabilire se uno sia più o meno adatto al pubblico, sono comunque facce della stessa medaglia. Certamente lo slam a squadre è più spettacolare sul palco, ma credo che l’empatia che si crea tra il singolo poeta e il pubblico durante il classico slam sia impareggiabile.

T: Forse il pubblico riuscirebbe ad apprezzare meglio uno slam a squadre dopo averne visto uno classico con singoli poeti con poesie singolari.

Come avete preparato le perfomance proposte? Che tipo di lavoro c’è stato dietro?

SD: Come accennato sopra, lavoriamo a questo tipo di performance da parecchi anni: il progetto Eell Shous nasce come duo rap. I numerosi errori di esecuzione durante i concerti dei primi anni di attività, ci hanno portato ad elaborare performance per esaltare l’errore, trasformando i live in ibridi tra rap, teatro, beatbox e improvvisazione teatrale. Tutti questi elementi ci hanno permesso di creare azioni performative senza dover utilizzare le strumentali. Per questa finale abbiamo provato in macchina per tutte e due le ore di coda che abbiamo trovato tra Bologna e Cesena, ammorbando il nostro compagno di viaggio Paolo Agrati. Forse il nostro segreto sono i consigli di Paolo, o la bravura di Tenpo col beatbox, o la mia innata simpatia.

T: Dalla nostra abbiamo sempre avuto una grande capacità d’improvvisazione sul palco e come dice il nostro amico Nicola Frangione è una qualità che spendiamo anche nella vita di tutti i giorni. Ci capita spesso nel quotidiano di “entrare in performance”, in questo modo qualsiasi pretesto è buono per provare ed allenarci. Per quanto riguarda la stesura dei testi siamo molto lenti, è un lungo lavoro minuzioso, a volte ci mettiamo anni a scrivere un singolo testo.

Ci parlate dei testi che avete proposto? Come li avete scelti?

SD: Abbiamo proposto alcuni nostri “classici”, oltre ad alcuni testi contenuti nel nostro ultimo album. Abbiamo voluto dedicare il primo round all’estenuante viaggio in auto di sole cinque ore e quindici dalla Brianza a Villa Villacolle, unendo in una unica performance due testi automobilistici: Broda e Auto Ironia, un misto di rap e beatbox, performance a due voci e canto. Nel secondo round, dopo la poesia alfabetica della squadra Monti/Elena abbiamo puntato ai numeri, con la poesia d’amore a due voci La prova del 9. In finale ci siamo giocati le nostre performance più rodate, Tritacervelli e Proteggity il collon. Diciamo che non siamo proprio bravi a dare i titoli ai nostri testi. Proprio per nulla.

T: il bello degli Eell Shous è che anche se si preparano due settimane prima di uno spettacolo arrivano sotto il palco cinque minuti prima d’iniziare e un raptus gli fa cambiare scaletta. Spesso succede così ma poi funziona comunque tutto perché è importante quello che sentiamo al momento.

SD: Mi piace che Tenpo parli di noi in terza persona…

Ci parli del contesto europeo del poetry slam a squadre rispetto a quello italiano?

SD: Ah, esiste lo slam a squadre fuori dall’Italia? Ci stai dicendo che quindi, con molta probabilità, ci toccherà prendere un aereo per andare a rappresentare lo Stivale a qualche finale europea-continentale-mondiale? Io ho paura dell’aereo!

T: Dicono che in Europa è tutta un’altra storia ma secondo me si tratta solo di tempo e lo slam in Italia darà un grande esempio a tutto il mondo, vista la bellezza e l’indiscutibile ampiezza del vocabolario italiano.

SD: La domanda era un’altra però. In ogni caso il vocabolario italiano, sì, è molto vasto. Quest’anno ho imparato delle nuove parole, “collabire” e la preferita “dimergolare”.

RIPRODUZIONE RISERVATA – GIUGNO 2018

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2018 da in Comunicato Stampa.
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