i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

Francesca Gironi: corpo, voce e spazio

Foto di Carlo Furgeri GilbertIn quest’intervista, curata da Dimitri Ruggeri, la performer Francesca Gironi delinea le sue peculiarità multi espressive che spaziano dalla poesia alla danza, dallo slam alla videopoesia e non solo.  Il contributo si aggiunge alla  sezione “interviste” di questo spazio web.

Mi interessa il fuori luogo, lo spiazzamento, la distrazione, la violazione di un’aspettativa.

D.R. Il corpo, la voce e lo spazio. Quanto è importante nelle tue performance poetiche l’elemento coreografico e come strutturi la coreografia nei tuoi spettacoli?

F.G. L’elemento coreografico a volte interseca i testi, a volte no. Ci sono testi che richiedono di essere distratti, quasi ad alleggerirne il peso, quasi a creare una distanza tra me e me attraverso la definizione di un movimento. Altri richiedono di essere amplificati o al contrario fuorviati. Di volta in volta è diverso e per fortuna non c’è una regola. Sono decisioni misteriose anche a me stessa. Non è facile trovare un vocabolario di movimento non didascalico per un testo poetico. Mi piace prendere in prestito i movimenti dalle hostess di volo, dalla LIS, da un passante, da un vigile, dai codici della danza. Mi guardo intorno. Una volta un’amica mi ha regalato un movimento per una poesia e lo porto ancora con me.

Lo stesso vale per gli spettacoli, ciascuno richiede un lavoro coreografico diverso. In Camille ero la bagnante di Degas spiata dagli spettatori tramite una webcam e proiettata su uno schermo. Era reso loro noto che mi trovavo in una sala del teatro ma non mi vedevano mai dal vivo. Lì ho ripercorso le posizioni delle bagnanti di Degas in una struttura coreografica. Poi c’era un ribaltamento di prospettiva, tra il pubblico e il privato. Nella sala nascosta mi connettevo a una webcam pubblica su Times Square e danzavo davanti alle immagini dei passanti articolando il movimento secondo dinamiche di peso elementari.

Collettivi Slambanner3In the girl is missing, una performance fotografica partecipativa, il movimento era il medium per accogliere lo spettatore e interagire con lei / lui fino allo scatto della fotografa Francesca Tilio. In AUTOINGANNO ho lavorato sull’autoritratto ispirandomi all’opera fotografica di Francesca Woodman. In CTRL ZETA, lo spettacolo che ho realizzato insieme a Sergio Garau, sono il suo alter ego muto e gestuale, il movimento ribadisce o contraddice il testo dell’altro e così via. Ho studiato i suoi movimenti per danzarli. Avevo iniziato una ricerca più astratta ma poi mi sono resa conto che i due mondi non comunicavano. Questo per dire che la danza si piega di volta in volta all’esigenza dello spettacolo.

Da un po’ di tempo inseguo l’idea di dire poesie mentre faccio altro, ad esempio l’hula hoop. Vorrei essere più virtuosa per dire poesie mentre salto la corda,  faccio giocoleria, o sono in verticale. Sono tutti ambiti che voglio esplorare. Mi interessa il fuori luogo, lo spiazzamento, la distrazione, la violazione di un’aspettativa.

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D.R. Il pensiero “fisico” che diventa  “poesia fisica” come si bilancia nel testo? Il ritmo del movimento è il ritmo del testo?

F.G. Direi che il movimento segna degli intervalli, delle cesure, a volte incalza, oppure è un movimento che si compie nella durata di un testo. Sono sovrapposizioni in parte anche ritmiche, non saprei.

Bonaventure Island, courtesy of Francesca Gironi .jpg

Bonaventure Island, courtesy of F. Gironi

Rapaci

Diciassette specie avvistate
oltre duemila i falchi pecchiaioli
seguiti da falco di palude
poiana
falco cuculo
albanella minore
e lodolaio.
Non sono mancati avvistamenti di
cicogna bianca
cicogna nera
gru
e per la prima volta un ibis eremita, specie rarissima.

Non è possibile identificarli tutti
sono sprovvisti di permessi di soggiorno
per rimpatriarli andrebbero catturati a uno a uno
la detenzione nei centri di permanenza è molto difficile
perché gli individui osservati sono dotati di ali
giungono dall’Africa con le correnti ascensionali della falesia
è un fenomeno di dimensioni tali
da destare preoccupazione
vogliamo dire basta
a questa assurda mania di nidificazione
il parco del Conero è diventato un trampolino
verso il nord Europa
dicono che dall’alto il promontorio
li orienti come un faro

se non è possibile catturarli tutti
butteremo giù il monte

(inedito, F. Gironi 2018)

D.R. Oltre  al “movimento” fisico calibrato in una precisa coreografia c’è la musica. Non pensi che il suono della voce possa soccombere in tutto questo? Come riesci a stabilire un equilibrio?

F.G. La musica che utilizzo nelle performance è stata composta per le performance stesse da Luca Losacco che da anni collabora con me. Ogni volta mi stupisce perché compone sempre qualcosa che porta il testo in una direzione inattesa. Quindi non mi preoccupa l’interferenza, anzi la accolgo perché la vivo come un insieme.

D.R. La performance poetica con la danza e la musica la rappresenti anche con la videopoesia. Cosa ti ha spinto a intraprendere questo particolare percorso?

F.G. La videopoesia è uno dei luoghi in cui sperimentare e far comunicare diversi linguaggi artistici. È frutto dell’incontro tra me, il video maker Giacomo (Jack) Daverio e la musica di Luca Losacco. Nasce quindi dal desiderio di lavorare insieme e di lavorare nell’interdisciplinarità, a cui si aggiunge il desiderio di danzare in urbano, di abitare lo spazio pubblico, di sdraiarmi sul cemento, di osare laddove l’unico movimento concesso è camminare, correre o magari fare jogging. Danzare dove la danza è inattesa, dove non si può. Esplorare l’ambiente urbano attraverso la danza. Il testo, la musica e il montaggio confluiscono come in un puzzle grazie al lavoro di Jack e Luca.

D.R. Parlaci dei tuoi prossimi progetti.

F.G. I miei progetti futuri comprendono collaborazioni con altre poetesse e con una fotografa. Ho nuove idee di performance che nascono da immagini che inseguo come un’ossessione per mesi, sperimentando nella solitudine della sala di danza e che forse vedranno la luce, chi può dirlo.

*

Francesca Gironi è nata ad Ancona. Danzatrice e performer, attiva nella scena dei poetry slam, esplora il confine tra parola e gesto. Finalista ai campionati nazionali LIPS negli anni 2015, 2016, 2017. Il suo primo libro dal titolo Abbattere i costi è edito da Miraggi. È stata ospite di festival di poesia, di videodanza, di arti performative e residenze creative. Ha collaborato con coreografi, video maker, fotografi e musicisti. Si è formata in danza contemporanea in Italia e all’estero. È laureata in lingue e ha un master in Germanistica conseguito all’Università di Halifax, in Canada. Nel 2017 è ospite del festival Spoken Word Madrid. Con la performance CTRL ZETA vince insieme a Sergio Garau il premio di produzione CROSSaward 2017.

info: http://www.diadi.org

RIPRODUZIONE RISERVATA SETTEMBRE 2018

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Questa voce è stata pubblicata il 24 settembre 2018 da in Interviste con tag , , , .
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