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A Mezzoopalco il Premio Dubito 2018

mezzoopalco_slamcomtempoetry.jpgMezzoopalco, il trio composto da Tommaso Giordani, Riccardo Iachini e Antonio Monica si è aggiudicato lo scorso Dicembre la sesta edizione del Premio Dubito di poesia con musica con un progetto di ampio respiro. Il Premio, riservato agli under 35, ha lo scopo di valorizzare e stimolare la produzione artistica giovanile nel campo della poesia ad alta voce (spoken word, poetry slam) e della poesia con musica (spoken music, rap) privilegiando le esperienze artistiche più innovative.

INTERVISTA a Tommaso Giordani a cura di Dimitri Ruggeri

siamo così differenti / quasi inconciliabili / tanto distanti quanto / imprescindibili

Come mai avete avuto l’idea di partecipare al Premio Dubito? Era la prima volta?

Il Premio Alberto Dubito è ormai un faro per chi lavora nel nostro ambito. Lo seguivamo mentre muovevamo i primi passi nel mondo della poesia orale e performativa e abbiamo spesso attinto come collettivo Zoopalco ai materiali dei partecipanti, sia per invitare artisti alle nostre serate sia semplicemente per trarre ispirazione. Il lavoro di Agenzia X, di Paolo Cerruto come di tutto lo staff e della famiglia Feltrin è inestimabile e di qualità, serio, radicato e indipendente dalle logiche che spesso sottendono ad altri premi “letterari”… oltre che certamente diretto ad un’idea di “letteratura” fluida, sempre in costruzione attraverso media e contaminazioni differenti: proprio come la intendiamo noi. Per me personalmente era la seconda volta: arrivai in finale anche nel 2016 con il progetto LeParole, in cui ho curato la produzione musicale, assieme al mio fratellone Lorenzo Mariano, di alcuni testi di Davide Galipò. L’ep “Volontà di Vivere” è disponibile qui.

Raccontateci qualche aneddoto che vi ha colpito in questo percorso.

La genesi del progetto Mezzoopalco è piuttosto fortuita e curiosa. Con Riccardo Iachini abbiamo cominciato a lavorare sul concept degli “imprescindibili” a marzo 2018, per dare una risposta produttiva ad alcune domande che da alcuni anni dominano la scena poetica. Forti dell’esperienza dentro Zoopalco, siamo partiti dalla necessità di comunicare l’eterogeneità delle influenze che ci hanno portato alla poesia, evidentemente non solo “poetiche” in senso stretto. Stavamo lavorando da qualche settimana in modo più canonico per me (elettronica e chitarra) quando ad una mostra di Giovanni Fantomars mi sono imbattuto, completamente per caso, in Antonio Monica – “Mollo”. C’era un piccolo open-mic: andai io a performare un pezzo e subito dopo andò lui. Disse: “Ciao, sono Mollo” e poi partì, senza microfono, con un beatbox che mi ha terremotato. Sono uscito dalla galleria e ho chiamato Riccardo: “Hai presente la chitarra? Le drum-machines? …ecco, dimenticale. Facciamo con beatbox.” Lui, da grande conoscitore e ascoltatore di rap, non aspettava altro.

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Possiamo dire che la lunga esperienza con la musica e negli ultimi due anni con il poetry slam e Open Mic  sono stati tutti tasselli ritornati utili per la vittoria finale?

Assolutamente sì, e non solo quelli. Grazie al collettivo Zoopalco stiamo entrando in contatto con decine di realtà e di pratiche differenti. Il concept che abbiamo creato con Mezzoopalco non è che l’evoluzione naturale di una montagna di stimoli eterogenei: artisti visuali, compagnie di teatro, sound-designers, performers… il campo di ricerca è diventato totale e condiviso, collettivo, aperto. O meglio, più che un campo è un “perimetro”, una passeggiata nelle intersezioni dei generi per cercare di farne confluire le esperienze, le pratiche, le potenzialità. Ibridare, contaminare… sperimentare. Un’opinione relativamente diffusa dice che ci sia poco di tutto questo nei poetry slam o poetry jam ed è vero che ce ne potrebbe essere di più: chi è un poco più navigato e consapevole potrebbe osare di più. Ma è anche vero che sono uno strumento diverso, di comunità, di divulgazione, di intrattenimento – in senso tutt’altro che dispregiativo. Abbiamo quasi tutti cominciato da un open mic, da un poetry slam: chi ha voluto ha scavato, proseguito, sperimentato – lo sta ancora facendo – lo farà.

Com’è stata ideata l’opera che avete presentato? Quanto ci avete lavorato?

“Impre” sta per imprescindibili, e deriva da una performance di coppia scritta a quattro mani con Riccardo Iachini. Il finale del testo dice: “siamo così differenti / quasi inconciliabili / tanto distanti quanto / imprescindibili”. Questo è stato l’incipit, da cui abbiamo deciso di creare una piccola “antologia orale” di quegli autori, artisti e musicisti che hanno segnato il nostro percorso fino a qui, prelevandoli trasversalmente dai generi a cui sembravano appartenere. La comune propensione ad abbandonare la “poetica dell’io” per una vena più narrativa ci ha portato a volere raccontare questi personaggi attraverso delle vere e proprie storie – create a partire da spunti presi dalle loro produzioni e biografie. Per comodità abbiamo deciso di organizzare tutto il lavoro in dittici, o “strane coppie”… ed eccoli qui: Gil Scott-Heron / Patrizia Vicinelli è il primo, Eschilo / Demetrio Stratos è il secondo dittico che abbiamo cominciato a performare live. Altri 2 sono in cantiere, e ci piacerebbe aprire il concept ad eventuali collaborazioni. Le prove sono state tante e anche molto divertenti, in particolare perché Mollo non era assolutamente abituato a lavorare con dei poeti (come biasimarlo) e noi abbiamo dovuto “interloquire” con il beat… ma ne siamo usciti divertiti e potenti, non si può chiedere di meglio.

Collettivi Slambanner3Ci commentate il testo che ha vinto?

…no! Ah!

Il fatto è che con Zoopalco siamo sempre alla ricerca di soluzioni editoriali alternative: per Mezzoopalco abbiamo pensato proprio di creare una specie di “Libro di Contesti” – in cui inserire, assieme ai testi dei brani, alcune contestualizzazioni dei testi stessi: essendo la performance molto movimentata e coinvolgente, il testo e i suoi riferimenti si possono perdere. Siccome i riferimenti ci sono e sono tanti, l’idea è di utilizzare la carta bistrattata da noi ma non solo per dare alcune chiavi di lettura e scoprire il processo creativo che li ha generati.

Quali sono stati i passi di “vestizione”/”svestizione” testo/musica?

Io e Riccardo abbiamo lavorato in modi molto differenti in rapporto a questo. Il testo di “A Memoir” legato Gil Scott-Heron di Riccardo è nato prima della musica ed è stato il primo brano a cui abbiamo lavorato: abbiamo arrangiato assieme a Mollo l’incedere del beat in modo che potesse seguire la struttura narrativa ed “aumentarla”. Successivamente abbiamo modificato leggermente il testo per necessità metriche. “Non sempre ricordano”, il testo legato a Patrizia Vicinelli, invece, l’ho scritto con il metronomo, sul metronomo… più a tavolino. Le cose da dire erano tante ed è stato necessario sfrondare il lungo testo che seguiva quasi tutte le parti del poema epico della Vicinelli, mantenendo solo tre “capitoli”, i più essenziali. Coi prossimi pezzi, probabilmente, esploreremo altre vie.

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Se la spoken music si può delineare come genere quali pensi possano essere gli sbocchi attuali per attirare sempre più pubblico che è un po’ il problema che attanaglia in generale generi di “nicchia”?

Parlare di generi è funzionale forse solo ad una necessità archivistica. Il concept legato a Mezzoopalco – Impre è stato pensato e si è sviluppato per essere trasversale: è snellissimo e super-portatile, versatile. Su un bel palco in un bel club come il COX18 assume una forma più performativa, scenografica, “violenta”… ed è forse il suo habitat ideale. Ma può benissimo essere fatto sottovoce in una libreria (come abbiamo fatto alla Mediateca Gateway di Bologna) o in piccoli locali come il Binario69 di Bologna o il Volume di Firenze, dai cugini di Fumofonico. Va da sé la vicinanza del progetto con il mondo dell’hip-hop, del cosiddetto conscious rap. Con la visibilità e la sensibilità di alcuni artisti molto grossi del genere, l’auspicio è che si possa arrivare anche a un pubblico vasto e solo apparentemente differente, con cui speriamo anche di fungere da ponte per la poesia orale e performativa tutta. Assieme al lavoro di blog come questo, comunque, molto riposa sulla volontà di rischiare e sperimentare dei collettivi sparsi per il suolo nazionale: anche semplicemente legare un format popolare e in crescita come il poetry slam a live di spoken word music anche più complessi è un ottimo modo per fare “bene” alla scena. Noi lo facciamo sempre, tanti altri lo hanno fatto e lo stanno facendo.

Pensate di “focalizzarvi” in futuro esclusivamente in altri lavori specifici legati alla spoken music oppure non volete precludervi proprio nulla?

Non c’è nessun motivo per precludersi alcunché, in particolar modo con i presupposti e gli obbiettivi, per così dire, del progetto Mezzoopalco. Affineremo i brani, scriveremo ancora, collaboreremo. Del resto “Spoken Music” può voler dire anche videoclip e i concerti possono diventare performance più strutturate. I limiti buoni secondo me, sono quelli di metodo, non di genere. Stiamo imparando che “il genere” è un concetto un po’ obsoleto, superato… non solo nell’arte. No?

Se doveste dare dei consigli cosa deve contenere la valigetta minima per fare un percorso brillante come il vostro?

Orecchie aperte e occhi svegli, pochi preconcetti, pochi giudizi, energia a perdere, ricerca, allenamento. Una delle chiavi è condividere le proprie pratiche, le proprie idee – fisicamente, non solo virtualmente – e avere fiducia nel lavoro collettivo, negli altri, nell’idea di una comunità artistica, fuori dai generi. Un’altra cosa divertente e fondamentale è andarsi a cercare gli spunti e non fermarsi ciò che ci capita sotto il naso, che oltre il naso c’è un mondo di cose di altissima qualità e non sono nemmeno nascoste. Il nostro percorso è appena cominciato ed è già molto gratificante: grazie di queste opportunità e dei complimenti.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Gennaio 2019

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Un commento su “A Mezzoopalco il Premio Dubito 2018

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