i cannibali della parola

Slam[Contem]Poetry

Emanuele Ingrosso: I love poetry slam

Ingrosso_SlamContemPoetryIntervista a Emanuele Ingrosso che ci racconta come ha vissuto l’esperienza del  poetry slam che nel 2019 è culminata con l’alloro di Campione Italiano. Il progetto e l’ intervista sono a cura di Dimitri Ruggeri nell’ambito del Poetry Slam tutorial. 

[…] Capita che la performance si alteri a seconda della mia voglia di essere esattamente in quel posto in quel momento, cambia completamente la mia percezione dello spazio scenico. (E.I)

Come hai vissuto l’esperienza di partecipare alla finale del campionato nazionale di poetry slam? E’ stata la prima volta che ti sei cimentato in questo format?

Ho fatto molta fatica a trovare le parole giuste per raccontare quest’esperienza: il giorno dopo, a tavola, al momento del discorso ho detto “vi voglio bene”.
Avevo già partecipato alla scorsa finale a Genova, ma questa è stata completamente diversa: essendo un po’ lontana da tutti, Ragusa ci ha permesso di fare gruppo come mai era successo prima. La mattina al mare, la sera sul palco.
La sensazione era quella di essere una compagnia che portava in giro uno spettacolo di cui non conoscevamo la conclusione, è stato splendido vedere che in finale noi partecipanti facevamo il tifo l’uno per l’altro.
Un’emozione unica aldilà del risultato finale, che ovviamente ha dato il colpo di grazia al magone che ho tenuto dentro per tre giorni.

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Come hai preparato le perfomance proposte? Che tipo di lavoro c’è stato dietro?

I 5 pezzi che ho portato tra semifinale e finale li conoscevo bene ormai, li porto in giro da un paio d’anni. Le performance sono nate dall’esperienza sul palco, non c’è stato un particolare lavoro dietro le quinte. La prima volta che metto in scena un testo mi nascondo dietro al foglio, poi slam dopo slam inizio a mettere fuori la testa e prendo coraggio. Non mi adatto in base ai voti del pubblico ma alla risposta immediata, allo scambio di energia che si crea.
Capita che la performance si alteri a seconda della mia voglia di essere esattamente in quel posto in quel momento, cambia completamente la mia percezione dello spazio scenico. A Ragusa avevo voglia di mangiarmi il palco, il pubblico è stato formidabile.
Per la prima volta alle finali non ero molto agitato: un pubblico del genere ti invogliava a stare due ore sul palco, altro che tre minuti.

Ci parli dei testi che hai “performato”? Come li hai scelti?

Avendo già partecipato alle finali le scelte fatte erano un po’ obbligate: non si possono portare testi già eseguiti ad una finalissima nazionale e purtroppo non ho scritto molto nell’ultimo anno.
Ho anche pensato di fare una follia e far debuttare qualche testo ma nessuno mi convinceva davvero e non mi sembrava giusto nei confronti dello spettacolo delle finali, quindi ho optato per testi che mi facessero stare tranquillo sul palco e che rendessero giustizia alla serata a cui avevo la fortuna di partecipare.
L’unica scelta mirata è stata la prima poesia della finale, “Pericolo Frane”, perché significa molto per me e volevo essere sicuro di poterla leggere sul palco, anche fossi stato eliminato subito.

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Raccontaci qualche aneddoto che ti ha colpito in questo percorso.

Per riassumere le finali di Ragusa racconto sempre un episodio legato al secondo round della finale e a Lorenzo Maragoni, mio grande e altissimo fratello conosciuto qualche giorno prima di partire. Al primo round aveva fatto letteralmente crollare lo skate park con “Flashback” (un colpo di genio, andate a sentirla) e aveva altri pezzi già provati mille volte che era logico scegliere pensando ai voti. Lui ha scelto di fregarsene completamente e dedicare a noi compagni di viaggio una poesia scritta il giorno stesso, mai provata.
Sentiva il bisogno di restituirci quello che era stato l’amore ricevuto in quei tre giorni, è stato sconvolgente. Alla fine di quei tre minuti ho guardato gli amici attorno a me e avevamo tutti il sorriso da stupidoni e gli occhi lucidi (tra l’altro ora posso dirlo, tifavo per lui: non ditelo a Ingrosso che se la prende).

E’ prematuro, a tuo avviso, considerare il poetry slam come un genere piuttosto che come un semplice contenitore?

Mi viene davvero difficile pensare di definire il genere “poetry slam”, è uno spettacolo talmente vario e in continua evoluzione che rischierei di limitarlo alla parodia di sé stesso. Mi capita di sentire poeti che “questa che faccio oggi l’ho scritta proprio per i poetry slam”. Il pubblico si accorge della differenza tra vera performance e televendita: un poeta viene apprezzato davvero, che prenda voti alti o meno, se condivide un’esperienza autentica, non se prova a vendere un prodotto in serie.
Per quanto mi riguarda, più ci si allontana da questo fantomatico “genere poetry slam”, più si centra il bersaglio e si trova posto in questo spettacolo.

In futuro pensi di “focalizzarti” esclusivamente in altri lavori legati alla poesia performativa oppure hai anche altro in ballo?

Da un anno a questa parte porto in giro il mio primo spettacolo di poesia performativa, “Da piccolo odiavo i bambini”, e penso andrò avanti finché mi reggono le gambe e il fegato (sperando nel frattempo di buttare giù qualcosa di nuovo).
Tengo molto a questo lavoro, mi riempie di orgoglio raccontare i miei primi 24 anni di vita e scoprire ogni volta che non sono poi così tanto insoliti gli acciacchi che mi porto dietro. Contemporaneamente faccio parte di “Sagome di Sabbia”, un’associazione fondata con una decina di ragazzi un anno fa: portiamo nelle scuole corsi di teatro, scrittura creativa (anche qualche poetry slam), improvvisazione e cinema.
E’ bello vedere, soprattutto quando organizziamo i poetry slam, come i ragazzi abbiano bisogno solo di una piccola scintilla. Noi leggiamo per i primi 10 minuti, poi partono loro armati di note del telefono e foglietti dimenticati nello zaino.
Per il resto, non so cosa mi accadrà nei prossimi anni: nulla di ciò che ho fatto era in progetto, spero di continuare a sconvolgermi l’esistenza giusto per passare il tempo.

Se dovessi dare dei consigli cosa deve contenere la valigetta minima per fare un percorso brillante come il tuo?

Ti dirò, non so quanto io sia nella posizione di dare dei consigli.
Ho iniziato da poco il mio percorso e sento l’esigenza di apprendere più che di insegnare.
Posso dare qualche consiglio su cosa non fare durante un poetry slam.
Non ripassate le poesie quando si esibiscono gli altri ma ascoltateli, porterete a casa molto di più. Non dite sul palco “va beh, visto che ho perso faccio questa che non faccio mai” perché sarà imbarazzante per voi, per il pubblico e per gli altri poeti. Non andate a fumare dopo il vostro turno, dai. Non pensate allo slam come un punto d’arrivo ma neanche come una gavetta noiosa ma necessaria per poter fare altro, quindi onorate ogni palco e servitevi dell’esperienza per migliorarvi: soprattutto, se una serata va storta, assorbite l’amore che sapranno darvi gli altri fuori dallo slam.
A tal proposito, non fate come me che scappo via spesso dopo gli slam per prendere la metro ma scroccate divani in cambio di grappe, perché il post-serata è la vera anima del poetry slam.

*

Bio
Emanuele Ingrosso nasce una sera del 1995 a Milano.
Nel 2013 calca per la prima volta dall’asilo il palco di un teatro e dal 2015 opera nelle scuole superiori di Milano e dintorni in qualità di operatore per laboratori di teatro e scrittura creativa, curando anche la regia degli spettacoli prodotti dai laboratori stessi.Nel maggio 2016 partecipa al primo poetry slam.
Da allora girerà l’Italia con i propri testi, sia all’interno dei poetry slam LIPS che con i suoi spettacoli: “Young Hot Guys Make Huge Show For The First Time HD”, spettacolo comico a tema pornografico scritto e interpretato con Davide Magnaghi (2017) e “Da piccolo odiavo i bambini”, primo spettacolo di teatro-poesia comico in solitaria, che debutta a Torino nel novembre 2018. Nel frattempo fonda “Sagome di Sabbia”, associazione culturale che si pone l’obiettivo di accompagnare giovanissimi adulti verso l’universo delle arti performative: per questa cura il laboratorio di recitazione comica, improvvisazione teatrale, scrittura creativa e poesia performativa. All’interno del campionato LIPS è campione ligure nel 2018 e 2019, vicecampione nazionale 2018 e attuale campione nazionale.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Gennaio 2020

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