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Astolfo 13 vince il Premio Dubito 2019

Foto finale Dubito_Giulio Musso_SlamContemPoetry

Giulio Musso

Astolfo 13, il duo composto dai palermitani Giulio Musso e Federico Pipia,  lo scorso 13 Dicembre si è aggiudicato  la settima edizione del Premio Dubito di poesia con musica con un progetto dalle radici classiche che ha riscritto in modo travolgente le vicende dell’Orlando Furioso. Il Premio, dedicato ad Alberto Dubito – riservato agli under 35 –  ha lo scopo di valorizzare e stimolare la produzione artistica giovanile nel campo della poesia ad alta voce (spoken word, poetry slam) e della poesia con musica (spoken music, rap) privilegiando le esperienze artistiche più innovative.

INTERVISTA  a cura di Dimitri Ruggeri

Come avete avuto l’idea di partecipare al Premio Dubito? Era la prima volta?

Ci è stato suggerito da alcuni amici che avevano sentito un primo studio sul nostro progetto alcuni anni fa.  Abbiamo partecipato due anni fa ma non siamo arrivati in finale per un soffio. Tuttavia i ragazzi di Tempi DiVersi ci hanno chiamato per presentare il nostro progetto/spettacolo ad un evento all’Artkademy proprio a Milano, ed è stato un successo. Abbiamo riprovato con piacere a partecipare a quest’edizione, e stavolta è andata.

Federico Foto con basso_Federico Pipia

Federico Pipia

Raccontateci qualche aneddoto che vi ha colpito in questo percorso.

Non ci sono aneddoti particolari, più che altro mi ha colpito la passione irriducibile degli organizzatori, in primo luogo. E poi in particolare alla finale si respirava un bel clima, e confrontarsi con i finalisti e con i gestori del Cox, che è un locale storico di Milano, è stata un’esperienza più che positiva.

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Ci potete raccontare la vostra esperienza  con la musica e con la poesia?

Giulio Musso: In effetti no, non posso raccontartela perché scrivere, e in particolare scrivere versi con destinazione musicale, è quello che ho sempre fatto, e probabilmente farò. In effetti sono un autore, e questo è il mio rapporto con la musica e la poesia. 

Federico Pipia: Nella mia vita ho sempre avuto a che fare con musica e teatro oltre che con altre forme d’arte. Astolfo 13 è un progetto a cui sono particolarmente affezionato, è la tappa naturale di un percorso. 

Come è stata ideata l’opera che avete presentato? Quanto ci avete lavorato?

Astolfo 13 nasce un po’ per caso, dalla voglia e dal piacere di raccontare in chiave contemporanea le storie che da bambini hanno in parte formato la nostra immaginazione. Quando abbiamo iniziato a sviluppare il progetto, tutto è venuto fuori in maniera molto naturale, e non solo perché ci conosciamo da tanto tempo, ma anche perché era come se questi brani e questi testi fossero già in uno stato embrionale nella nostra mente. La scrittura dei primi pezzi è stata molto veloce, e nel corso di questi ultimi tre anni ne abbiamo scritti sempre di nuovi (li registreremo presto), e l’intero progetto Astolfo 13 sta diventando un vero e proprio spettacolo itinerante, al quale si stanno anche aggiungendo nuovi artisti dalle competenze diverse. 

Ci commentate il testo che ha vinto?

In effetti alla finale ci è stato chiesto di portare due brani, e tra quelli che avevamo registrato abbiamo scelto quelli più coinvolgenti e che ci stavano particolarmente a cuore.  Direi che non sta a noi commentare i nostri testi, nel senso che ormai vi siamo legati visceralmente ed affettivamente. Possiamo però dire del secondo brano che abbiamo portato sul palco (“La furia di Orlando”) che per sviluppare il testo e la performance abbiamo scelto il dialetto palermitano per aggiungere potenza espressiva e perché ci permetteva di giocare con dei riferimenti precisi, e che ci siamo in parte ispirati ad alcuni aspetti del Cunto siciliano. 

Quali sono stati i passi di “vestizione”/”svestizione” testo/musica?

Se intendi chiederci come sono nati i brani dal punto di vista della gerarchia compositiva tra testo e musica,  possiamo dire che, come d’altronde gli stessi episodi dell’Orlando Furioso, Astolfo 13 di fatto propone una antologia di episodi molto diversi tra loro da tutti i punti di vista (personaggi, passaggi diegetici, tono ecc.) di conseguenza ogni brano ha  la sua storia compositiva. In generale, anche se è difficile da spiegare, spesso siamo riusciti a fare crescere i due elementi sempre armonicamente, proprio in virtù di quella simbiosi e sicurezza che ci ha sempre uniti. 

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Se la spoken music si può delineare come genere quali pensi possano essere gli sbocchi attuali per attirare sempre più pubblico che è un po’ il problema che attanaglia in generale generi di “nicchia”?

Tentiamo di rispondere a questa domanda complicata con la nostra esperienza, cioè quella di un risultato globale eterogeneo. Astolfo 13 è un progetto che include stili ed usi linguistici e forme della poesia orale molto diverse, e probabilmente, cosa che finora ci ha portato una fortuna inaspettata, rientra in una definizione di spoken word decisamente arricchita e singolare. Forse c’è bisogno curare di più lo studio linguistico e performativo dei progetti, creare qualcosa che vada oltre la semplice comunicazione verbale del testo poetico, curare la qualità dell’intrattenimento. Noi abbiamo fatto quello che ci sarebbe piaciuto vedere ed ascoltare, e che non esisteva, e adesso abbiamo la fortuna di portarlo sui palchi più diversi. Non ci siamo mai posti il problema del genere musicale.

Pensate di “focalizzarvi” in futuro esclusivamente in altri lavori specifico legato alla spoken music oppure non volete precludervi proprio nulla?

Facciamo già di tutto e di più! Ma posso dirti che Astolfo 13, con le precisazioni di cui sopra, è un progetto che amiamo molto e che speriamo di continuare a sviluppare. 

Se doveste dare dei consigli cosa deve contenere la valigetta minima per fare un percorso brillante come il vostro? 

Credo di averti già risposto in questo senso. Probabilmente il nostro segreto, oltre alla fortuna di condividere la stessa visione del progetto (anche quando questa è cambiata col tempo) è stata quella di scrivere quello che per noi sembrava veramente necessario, senza sconti o compromessi. Sapevamo che qualcuno si sarebbe riconosciuto nel tipo di racconto che abbiamo proposto, e il nostro stesso divertimento nel lavorare al progetto è stato sempre un indizio importante nel corso del tempo del fatto che stavamo facendo la cosa giusta. 

*

Astolfo 13

Giulio Musso (voce, autore): 23 anni, palermitano, laureato in Lettere Classiche all’Università di Siena, laureando in Filologia Moderna all’Università di Padova, autore, paroliere, rapper. Studioso e appassionato del rapporto diretto e indiretto tra hip-hop e letterature antiche e contemporanee.

Federico Pipia (musiche, autore): 23 anni, palermitano, studente di Musica Elettronica al Conservatorio di Bologna, orientato verso una composizione trasversale nell’unione di mondi e generi distanti. Si occupa di musica e sonoro per teatro, cinema e audiovisivo, composizione e improvvisazione elettroacustica e strumentale, e produzioni discografiche di vario genere.

Da diversi anni scriviamo e lavoriamo insieme.

Credits: Foto di Giovanni Tagliavini e Dave Di.

RIPRODUZIONE RISERVATA – Dicembre 2019

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