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La nuova rete: i collettivi glocal della “poesia comunitaria”

Hand and fashon

Articolo e progetto di Dimitri Ruggeri

“[…] Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola;
questo è l’inizio della loro opera
e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua,
perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”

Il Signore li disperse di là su tutta la terra
ed essi cessarono di costruire la città.
Per questo la si chiamò Babele […]
(Genesi 11, 6-9)

Da qualche anno si percepisce un’urgenza sociale che sta gradualmente riportando la poesia all’attenzione del pubblico di “massa” grazie allo strumento, sicuramente non nuovo, della comunicazione vocale dinanzi a un pubblico. Questa fruizione della poesia appare in controtendenza rispetto a un momento storico, come il nostro, votato alla lettura individuale, silenziosa ma anche virtuale e veloce del verso poetico.

Assunto che il fine della comunicazione è etimologicamente quello di “mettere in comune” (deriva dal latino “communis” che significa appunto “comune”); il fenomeno “vocale” è un approccio arcaico che ci stimola a ricostruire quella città biblica ideale “totalizzante”. Per questo vedremo come coinvolge non solo l’autore/pubblico, ma anche un collettivo che spesso è dietro all’iniziativa o al protagonista stesso, fino a abbracciare interi pezzi di società.

La naturale conseguenza di questa relazione trascina il destinatario dentro un gruppo che riesce a “parlare” la stessa lingua. Tale approccio si antepone recisamente a quello tradizionale, che (spesso) è di tipo informativo e che vede il poeta rivolgersi a un pubblico passivo e obbediente.

Al contrario, la “relazione” vocale porta ad interrogare non solo il mittente del messaggio, ma anche il destinatario; i contenuti diventano il mezzo e non il fine, il linguaggio (in questo caso la poesia) diventa un codice. Si potrebbe affermare che la lingua, senza la pretesa di addentrarci in una materia tanto complessa, si conferma come un sistema di segni costituito non solo dal segno-scritto ma anche da gesti, suoni e silenzi facendo, con merito, combaciare anche la tendenza prevalentemente “visiva” dell’arte contemporanea con quella vocale e fisica.

Lo scopo di questo articolo è analizzare, a supporto di quanto proposto nelle premesse, questo sentire “comune”, attraverso riflessioni sulle forze locali primarie che lo generano e le naturali forze globalizzanti che possono fagocitarlo per analogia, similarità, ma mai per atto di forza. Le relazioni che si stabiliscono, difatti, sono piatte, temporanee e senza gerarchie.

In ultimo, considerando che la poesia vocale impianta le proprie radici nei territori fisici che diventano così, per proprie peculiarità storiche, culturali, economiche e sociali, spartiti antropologici da leggere, da interpretare, da condividere e partecipare, si cercherà di tracciarne una mappa, non esaustiva sicuramente, della diffusione territoriale dei gruppi che ne sostengono lo sviluppo.
La poesia nutrita in un territorio così diventa il codice di lettura della società che lo abita.

Per queste considerazioni, sono stati censiti sperimentalmente alcuni gruppi che operano in diverse regioni italiane, nati come collettivi; ai fini della presente indagine sono stati intervistati con domande conoscitive gli stessi gruppi. La maggioranza delle attività che svolgono riguardano la poesia vocale, orale e performativa (poetry slam, performance poetiche, reading, seminari e laboratori a tema etc.). Alcuni di loro hanno iniziato già spontaneamente anche a coppie delle collaborazioni innescando di fatto quell’effetto “Babele” globalizzante e mantenendo la loro forza vitale che trae la linfa dal territorio stesso per ricostruire l’unità della società.
Va precisato che le considerazioni proposte non sono definitive e intendono fornire spunti di riflessione, che investono soprattutto aspetti di carattere antropologico, nonché mostrare come questo “fermento”, animato sanamente dai social su internet , stia dilagando da pochissimo tempo anche con la singhiozzante messaggistica, che si avvia a diventare prevalentemente vocale di WhatsApp e Facebook; essa diviene così portatrice, per le nuove generazioni, di un nuovo paradigma che vede abbandonare la modalità della scrittura.

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Come si comportano gli individui che agiscono in un contesto locale e che al contempo sono immersi , magari inconsapevolmente, verso un network globale?
Con l’evolversi della globalizzazione nell’età contemporanea è indubbio che ci sia stata una prima fase di spaesamento, frustrazione e mancanza di consapevolezza da parte del singolo, relegato in uno spazio-tempo definito, a causa di schemi e gabbie mentali invalicabili e acquisite che si scontravano con spazi aperti e tempi incredibilmente accelerati. È in questa fase che il localismo si è visto distrutto, annientato da un qualcosa o un qualcuno di indicibile e indefinibile che abita la sfera globale.

In questi anni, la tensione dell’arte verso il cambiamento e la rottura, ha fatto fatica a mantenere una “velocità sociale e comunitaria”, finendo spesso per perdersi, e innescare un’estenuante e frustrante rincorsa verso le sempre nuove pulsioni della società; al contrario i movimenti, i gruppi e i collettivi artistici dovrebbero invece anticipare le tendenze sociali, “predirle” e teorizzarle in modo avanguardistico.
La velocità del cambiamento degli scenari culturali e sociali ha messo in crisi l’arte, e quindi la poesia, facendola viaggiare in una sorta di “modalità Matrix”.

Soltanto dopo, a distanza di tempo, si ricostruisce una identità raccogliendo i danni della globalizzazione come fossero “cocci” culturali rinati in una specie Kintsugi, che nella cultura giapponese consiste nel riparare con l’oro il vasellame, che assume così paradossalmente maggior valore.
È da questa identità faticosamente ricucita a partire dalla devastazione provocata dal veloce progredire che un gruppo che sia consapevole deve essere il volano della rinascita perchè della società è il principale rappresentante.

In questi anni un escamotage per riemergere dal “napalm” della globalizzazione è costituito delle alleanze in ogni campo (politico, economico, sportivo, militare e culturale): si tratta del fenomeno dello sharing. Lo sharing si basa sulla condivisione, sulla comunicazione e sulla circolazione delle informazioni.
Ma come nascono le alleanze? Quando al singolo o alla coppia si aggiunge una terza persona, in generale, cambia il modo di pensare e di agire. In questo contesto quindi, mai come adesso, è importante il concetto di squadra, gruppo o collettivo che sia.

Ci sono molti esempi che possono confermare questo assunto che, come anticipato, vale per il mondo artistico come per quello aziendale, sportivo e sociale. Sicuramente l’ambito sportivo è il più popolare e pertanto insieme a quello culturale è spesso caratterizzato in modo tangibile dal filo conduttore del paradigma dell’ “appartenenza” e dell’ “identità”.

In questo contesto è necessario che prevalga il senso del NOI e non dell”IO secondo un approccio che in termini scientifici definiremmo olistico, in cui una sommatoria è sempre superiore al risultato di una paranoica formuletta matematica. Pertanto, la logica dovrebbe essere “Io vinco, tu vinci” e non “Io vinco, tu perdi”. La motivazione di un infelice epilogo sta nella “non motivazione” dell’agire, nella non condivisione.

Immaginiamo, per esempio, un gruppo limitato di artisti che vogliono redigere un manifesto. Quali componenti subentrano perché il manifesto sia condiviso e divulgato?
Lo sviluppo dei gruppi e del network basato sullo “sharing” porta a raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati a costo zero. Si potrebbe trattare di una conveniente “furbata”? Sicuramente sì, ma se il manifesto migliora il contesto culturale è una vittoria per tutti: onore al “furbo”.

È chiaro che ogni agire deve portare a un cambiamento e in questo le relazioni che si stabiliscono fanno da padrona. Quando nasce un gruppo, nasce un microcosmo di società ma anche, metaforicamente una fune che lega il singolo individuo alla società stessa.
Eppure, non ci dobbiamo far ingannare da questa apparente liquidità strutturale della coesistenza.

Il termine gruppo deriva dall’italiano “groppo” (nodo) e compare in italia approssivativamente nel XVIII secolo. Il significato potrebbe prefigurare anche un approccio di ingabbiamento che si può ridurre a “setta, loggia”. In questo senso è indubbio che, nel contesto culturale odierno, si annoveri la presenza di “groppi” piuttosto che gruppi, un po’ per inettitudine dei singoli, un po’ per la difficoltà oggettiva delle dinamiche interpersonali quando il rapporto tenta di diventare plurale.

Addentrandoci nel mondo dei gruppi, ci sono quelli di primo livello in cui le relazioni sono forti e reali, rispetto ad altri che stabiliscono relazioni saltuarie, impersonali e anche virtuali che potremmo chiamare gruppi di secondo livello (in questo articolo ci occuperemo, come anticipato, della prima tipologia).
L’essenza di un gruppo può essere sintetizzata nella massima di Henry Ford: “ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo.” Sulla base di questa semplice osservazione si può già avere la misura del reale funzionamento del gruppo secondo le dinamiche sopra illustrate.

Dei collettivi censiti ne proporremo alcuni che hanno in comune anche l’organizzazione di poetry slam, un gioco capace di avere una funzione sicuramente socializzante, che tende a far abbassare le barriere dell’individualismo. In generale lo slam è un esempio di “evento-ariete” che spesso riesce a innescare un processo relazionale, ma poi come insegna Ford bisogna consolidarsi cercare “nuove vie” strutturate e qualitativamente alte per “lavorare insieme” senza distaccarsi dei bisogni reali della società.
Può capitare tuttavia, che anche lo slam si riduca a una situazione temporanea, “drogata” da una smodata modalità di socializzare a ogni costo soltanto perché il fine è quello di organizzare l’ evento con un pubblico assoldato talvolta forzosamente e perciò addirittura annoiato. Così si crea una sorta di muro tra gli scopi del format poetico comunitario e la società.

Dove si radica un gruppo? La presente analisi, come già ribadito, tende a considerare esclusivamente il fattore fisico della territorialità ossia il luogo dove gruppo opera, si relaziona, produce idee e progetti.
La territorialità nasce da uno spazio fisico che si nutre del “localismo”, fattore tipico della realtà italiana; storicamente i Comuni, espessioni squisitamente locali, sono stati il motore dello sviluppo sociale e culturale ma, col passare del tempo la tendenza di questi a chiudersi dalla realtà circostante ne ha rappresentato anche il limite oggettivo; ciò insegna che quando un gruppo di sani propositi nasce deve porsi inevitabilmente il problema dell’approccio con il mondo.

La deriva del “localismo culturale”, per analogia, sembra rispondere alla formulazione scientifica di Albert Einstein secondo la quale “[…] La seguente idea caratterizza l’indipendenza relativa di oggetti molto lontani nello spazio (A e B): un’influenza esterna su A non ha un’influenza diretta su B; ciò è noto come il Principio di Azione Locale, che è usato regolarmente solo nella teoria di campo […]”

Per uscire da questo tunnel del localismo ci viene incontro il termine “Glocalizzazione” a designare la combinazione armonica di queste due “tendenze” (locale e globale). Un tale approccio è stato adottato dal sociologo Zygmunt Bauman, al di là delle strumentalizzazioni che ne sono venute fuori nel corso del tempo. L’idea di Bauman era quella di conciliare l’aspetto locale con quello globale di un qualsiasi gruppo e associazione. Ma, attenzione: si tratta di un approccio anche ideologico; il sistema delle relazioni, infatti, si potrebbe dire che non risponde a una tipologia “top-down” in cui il sottosistema viene sovrastato dal sistema complesso che ne è a capo ma è “bottom-up” in cui si dà rilievo all’insieme dei tasselli che compongono il puzzle e quindi fuor di metafora il sistema maggiore. In sintesi qualsiasi sistema “superiore” non è altro che il frutto di quanto accade in basso come un corpo umano che non potrebbe esistere senza gli organi vitali che lo compongono.

Dopo una fase di condivisione matura, il secondo step investe il confronto, il benessere o il conflitto, che inevitabilmente ne seguono; è un momento critico in cui si possono generare differenze insanabili o se superata questa fase, è necessario che l’IO si trasformi in NOI affinché le componenti del gruppo siano interdipendenti. Infatti l’interdipendenza positiva di un gruppo costituisce una premessa essenziale perché possano essere raggiunti con proficuità gli obiettivi, ponendo al contempo ciascun membro in una condizione di benessere evitando situazioni di conflitto negative, ma piuttosto di una sana competizione che conduca ad un miglioramento dei risultati del gruppo stesso ma anche e soprattutto del singolo.

Il “sistema” virtuoso innescato è “glocal” e se ben portato avanti arriva ad anticipare le tendenze della società coincidere e a farle sue.

Eccoci arrivati allo scopo principale di questo intervento e quindi alla geografia poetica del territorio italiano, la quale come si è detto sopra, sarà necessariamente incompleta, poiché basata sui collettivi che hanno accettato di partecipare a questo progetto e che hanno deciso di essere censiti

Di seguito i collettivi collocati nelle regioni (in ordine alfabetico) d’appartenenza.

Abruzzo
∏esseA | PSA Centro Italia | è stato ideato nel 2013 ma nasce ufficialmente a Pescara nel 2014. La particolarità è che il collettivo in breve tempo, con l’innesto di componenti di altre città dell’Abruzzo, ha saputo rendere una realtà locale (cittadina) in una mini realtà globale a livello regionale abbracciando altre città abruzzesi. È l’unica realtà in Italia ad che ha stabilito una collaborazione costante con una Università organizzando nei primi anni eventi e seminari a tema sulla poesia orale. Il motto che li accompagna è di R. Bolaño: “C’è il momento di recitare poesie e c’è il momento di fare a pugni”.

Campania
Caspar nasce nell’autunno del 2016. Spaziano dallo slam poetry, alla spoken word, performance poetiche, scrittura creativa e soprattutto laboratori nelle carceri; “Vivendo in un contesto complesso e particolare come quello campano, portare avanti una proposta poetico-artistica eterogenea è secondo noi la chiave per poter arrivare in modo capillare in ogni comune della regione. Infatti, come già detto, il collettivo è formato da artisti provenienti dalle cinque province campane”.

Emilia Romagna
Zoopalco nasce nel 2015. Gli aderenti hanno competenze trasversali ma hanno “scelto” il linguaggio poetico vocale come volano. Il rapporto con il territorio è molto forte ed è “espressione territoriale” di Bologna. Le attività spaziano da Open Mic a Poetry Slam a spettacoli di Teatro-Poesia. “Lʼidea è di creare una realtà di riferimento per la produzione di materiale multimediale poetico: videopoesie, spoken word music, “e-lit” su diversi supporti, audiolibri; tutto ciò in cui la poesia può incarnarsi nell’era digitale, con la consapevolezza che la “virtualità” sia solo una faccia della medaglia”.(*)

Liguria
Il collettivo I Mitilanti nasce a La Spezia nel 2015. Il legame con il loro territorio è molto forte “Per noi, sin dal nome, che gioca con il concetto di “Militanza” e con i “Mitili”, o “Muscoli”, come li chiamano noi, il prodotto tipico del nostro golfo, il legame è fortissimo. Alla Spezia, inoltre, si riferisce il nostro motto: “è ancora un golfo per poeti”. “I poetry slam sono importanti, perché consentono di avvicinare gli autori locali con i più esperti slammer della scena nazionale. Sono il serbatoio della poesia performativa e continueremo sempre a organizzarne”.(*)

Lombardia
Il collettivo Tempi diVersi nasce a Milano a fine 2013. Per loro il rapporto con il territorio è il seguente: “Milano è la nostra culla e la nostra bara, parafrasando Testori, ed è qui che vogliamo incidere” e ancora “La strada è la dimensione che più ci appartiene, in senso poetico e politico” oppure “[…] Calpestare i marciapiedi e farci quel che ci piace (leggere, suonare, proiettare) è il nostro segno distintivo”. L’attività del collettivo si focalizza sull’organizzazione di rassegne artistiche di strada e molto altro.(*)

Marche
Umanieventi è un gruppo trasversale che pratica tutte le forme d’arte. A marzo 2017 si è focalizzato sulla poesia orale con l’organizzazione di un poetry slam. Il collettivo inizia fin da subito a creare rete “visto che spesso gli Enti del nostro territorio mostrano difficoltà a far fronte alle richieste di sostegno, abbiamo deciso di rivolgerci ad altre associazioni, […] anche per sperimentare una forma totalmente autonoma di proposta culturale, credendo fermamente nella necessità di mettere in connessione le diverse conoscenze e creare nuove espressività”.(*)

Piemonte
Sparajurij, è un collettivo storico di Torino. ” nasce alla fine del secolo scorso per produrre “scrittura totale” e lavorare su più fronti. Il lavoro di sparajurij è frutto di un’esperienza molteplice, che conosce le cose passate e intravede quelle future, tale perché integrazione e non disintegrazione di elementi diversi”. “Il principale auspicio del gruppo è di riuscire a spingere la letteratura al suo meritato destino, nell’oblio delle cose avvenute, dove si compia la punizione che ancora manca ai suoi tormenti”

Puglia
Il noenato collettivo Slammals è votato principalmente all’organizzazione e partecipazione a poetry slam. Nell’intervista viene fuori la tensione a uscire fuori dal “locale” dopo un consolidamento sul territorio raggiunto anche grazie alle esperienze pregresse dei singoli; “la maggior parte del collettivo sono giovani che viaggiano e non si accontentano della propria realtà per identificarsi in essa totalmente”. Tra gli elementi sviscerati nell’articolo viene fuori il “problema” o l’opportunità dei nuovi membri: “Al momento tutti e quattro i componenti del Collettivo partecipano a tutto, ma dobbiamo capire come ci si rapporta con l’introduzione di nuovi membri”.(*)

Sardegna
Il collettivo Grande Nave Madre nasce nell’estate 2015. “Dopo pochi incontri abbiamo avuto la necessità di creare una sorta di manifesto o di metter nero su bianco dei punti che caratterizzassero l’esperienza. È apparso subito visibile il concetto di Zona Temporaneamente Autonoma. Di fatto Grande Nave Madre esisteva ogni volta che un gruppo di persone si incontrava in quel posto, quel determinato giorno”. Dal collettivo è nata la Repubblica Domenicana dei Poeti, appuntamento domenicale che ha portato in piazza le opere poetiche arricchite da spunti teatrali.(*)

Il collettivo Poetry Slam Sardegna ha già dieci anni di attività alle spalle. Ecco come si potrebbe sintetizzare il loro magma “ Il Poetry Slam Sardegna si ritrova sulla curva tracciata dai collettivi dal primo novecento ad oggi: un gruppo permeabile e multiforme, mutevole – allenato in sorridenti guerriglie, virulento e rapido, spalancato a ogni pie’ irredento. Consideriamo parte del collettivo tutti i poeti che hanno cavalcato i nostri palchi, tutti i collaboratori e, soprattutto, il nostro pubblico” e ancora sulla “necessità di aprire spazi di liberazione e temporanea autonomia dal maelstrom mononucleottico imperante attraverso la poesia o di che ne fa le veci era evidente a tutti” (*)

Toscana
FumoFonico è un neonato gruppo di Firenze. Simpaticamente tra le motivazioni dicono: “[…] non è un caso che al di fuori di Firenze, finora, non si sia voluto operare. Il collettivo nasce proprio dall’idea comune a tutti che Fiorenza sia donna sveglia, ma le manchi il caffè”. I loro eventi includono open mic, poetry slam, poesia totale (open mic + spoken music + performance). Sicuramente la vitalità e le intenzioni renderanno vivace il partèr poetico fiorentino.(*)

*

In conclusione, le brevi descrizioni dei singoli gruppi ci raccontano come il panorama poetico italiano sia molto vivace e dinamico. Come proposta di sviluppo sarà necessario che si crei una rete globale partendo dal locale tra i diversi territori attraverso “Tabelloni” di eventi comuni che possano programmare la circolazione della parte “attiva” poetica.

Il progetto prevede nel palinsesto di questo sito la pubblicazione delle interviste intere.

Si ringraziano i collettivi che hanno partecipato all’iniziativa.

(*) Tra virgolette stralci dell’intervista rilasciata per questo progetto.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Dimitri Ruggeri (1976). Consegue la maturità presso il Liceo G.B. Benedetti di Venezia come allievo della Scuola Navale “F. Morosini” e la laurea presso l’Università  “La Sapienza” di Roma.  È autore delle raccolte poetiche Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, il Cammino (2008), Il Marinaio di Saigon (2013, Premio della critica Mioesordio 2014 – Gruppo Editoriale L’Espresso)Soda caustica (2014), del racconto-reportage Chiodi e Getsemani, versus Gerusalemme (2010) e del racconto La fuga (2015). È autore inoltre di diverse videopoesie e di un audiolibro. Ha partecipato a Poetry Slam nazionali, Festival di poesia e ai più importanti Festival Internazionali di videopoesia in Europa. È presente in antologie poetiche e siti web letterari; alcune poesie sono state tradotte lingua spagnola per il Periódico de poesía de la Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM). Nel 2006 è stato ospite al programma RAI (Futura) Miss Poesia. È ideatore e curatore di progetti culturali sul web. 

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6 commenti su “La nuova rete: i collettivi glocal della “poesia comunitaria”

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