i cannibali della parola

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Mena Saracino: poetry slam e fraintendimenti

foto slam

Intervista a  Mena Saracino che ci racconta la partecipazione al suo primo  poetry slam, dopo le esperienze a teatro. Intervista a cura di Dimitri Ruggeri nell’ambito dei Poetry Slam tutorial.

[…] Quando leggiamo in mente un testo scritto l’area cerebrale che si attiva è l’aerea uditiva, sentiamo una voce interna che legge e trasduce il segno grafico in suono; […] (M.S.)

A quale Poetry Slam hai partecipato per la prima volta?

La mia prima volta è stata al Napoli Translation Slam, uno slam particolare che si è svolto in tre serate; poeti e traduttori collaboravano per tradurre testi dal tedesco che poi venivano recitati davanti al pubblico votante. Abbiamo lavorato su testi di diversi poeti tra cui Dalibor Markovic un poeta- performer venuto apposta per la serata finale.

Come hai vissuto l’esperienza di partecipare al tuo primo poetry slam?

È stato soprattutto divertente, molto stimolante, la competizione era un gioco, la traduzione una scoperta. Ho capito che c’è la possibilità di essere creativi anche traducendo testi di altri autori.

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Che idea ti sei fatta del rapporto tra poesia tradizionale, forse vissuta come esperienza intima rispetto a questo approccio pensato per essere condiviso ad alta voce con un pubblico?

Io credo che questa domanda parta da un presupposto errato, c’è un fraintendimento alla base che nasce principalmente dalla nostra formazione scolastica, dal modo in cui approcciamo alla letteratura in generale. Non c’è niente di più tradizionale della poesia recitata ad alta voce davanti a un pubblico. La poesia è suono, le parole sono suono, la “scrittura” è un mezzo per fermare, tenere memoria di un “linguaggio” fatto di cose come “fonemi”, “vocali”, consonanti” tutte parole che contengono in loro stesse il concetto di suono. Quando leggiamo in mente un testo scritto l’area cerebrale che si attiva è l’aerea uditiva, sentiamo una voce interna che legge e trasduce il segno grafico in suono; la parola “canzone” identifica un genere di poesia, i poeti sono tradizionalmente cantori, le storie venivano trasmesse oralmente e spesso musicate. La scrittura è sostanzialmente una partitura, come uno spartito.

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Ad un certo punto pare che le cose si siano schizofrenicamente scollegate, forse per l’avvento della stampa, del mercato editoriale, non so. Detto ciò la possibilità, che il format Poetry Slam offre, di rimettere le parole in bocca ai poeti e trasmetterle per via “aerea” ad un pubblico di ascoltatori ritengo sia sostanzialmente un modo per rimettere le cose al loro posto. Certo vale anche la dimensione intima, sia per lo scrittore che per il lettore. Forme di sperimentazione come la “poesia visiva” o altre modalità di contaminazione dei linguaggi hanno allargato il campo e hanno dimostrato che poi, in fondo, tutto è possibile ma avere la consapevolezza del mezzo espressivo che si sta adottando è imprescindibile.

Sugar free death

Prendi la tua candy life
la tua vita stelle and stripes
le tue cicche Lucky Strike
le tue Coca Light
your ideas of wrong and right
le tue glitterate nights
le tue dirty convinzioni
le tue splatter citazioni
la tua zero imagination
il tuo pieno alla gas station
la presenza alle convention
la tua fake revolution
il tuo giro in bateau mouche
le tue notti con Katiuscia
le babbucce di peluche
tu sorridi mais je touche

ci sta un mostro into my head
waiting for a sugar free death
are you fine?
I’m bad
so
repeat

la mia vita Lucky Strike
la mia coca stelle and stripes
la mia dirty candy life
le mie glitterate lights
le mie splatter ideas of right
le mie very wrong nights
la mia fucking revolution
il mio zero alla gas station
niente giri alle convention
do you like my imagination?

Le mie notti di peluche
le babbucce di Katiuscia
i suoi giri in bateau mouche
tu sorridi mais je touche

ci sta un mostro into my head
waiting for a sugar free death
are you fine?
I’m bad
so
repeat

la tua fucking candy life
la tua vita splatter-lights
la tua coca lucky strike
le tue cicche stelle and stripes
your ideas of sin and pain
il tuo glitterato brain
la tua body-deflagration
la tua failing masturbation
il tuo drink alla gas station
la tua party revolution
la tua barbie di peluche
e la bocca di Katiuscia
le sniffate in bateau mouche
tu ti ingozzi mais je touche

Perché a tuo avviso oggi la poesia orale non è così popolare e diffusa?

Tutto può diventare popolare, diffuso, anche il terrapiattismo, il punto è che per far diventare popolare qualcosa, dove per popolare immagino si intenda capace di convogliare molta gente, ci si deve concentrare sull’obiettivo, ossia interpretare i meccanismi che sono alla base del comportamento dei gruppi, delle masse, insomma non è un lavoro da poeti è un lavoro di marketing, propaganda, si può anche riuscirci per istinto ma fondamentalmente penso che occorrano delle competenze specifiche. Questo comporta dei benefici ma anche dei rischi. Il rischio principale è la corruzione del progetto di partenza.

Quale pensi sia il miglior posto per dar vita ad un poetry slam?

Il miglior posto non saprei, a me piacerebbe in tutti quei posti dove non te lo aspetti. Che ne so, all’aeroporto, mentre la gente aspetta l’imbarco o anche direttamente in aereo dove i passeggeri non possono scappare, insomma si potrebbero prendere le persone in ostaggio e costringerle a votare in una gara tra poeti. Scherzo, ma neanche tanto. Potrebbe essere un evento rivoluzionario. Certamente catalizzerebbe l’attenzione di tutti i media.

A tuo avviso, quali sono i punti di forza e di debolezza del format?

Uno dei punti di forza è leggerezza, la capacità di liberare la poesia, di “sporcarla”, se vogliamo, di farla diventare carne. Punti di debolezza? Non saprei. Il format in sé mi sembra buono poi dipende da quali sono gli obiettivi.

Ci parli dei testi che proponi in genere? Come li hai scelti?

Prima scrivevo soprattutto racconti brevi o testi teatrali, quando ho deciso di partecipare alle gare di poetry slam ho scritto testi apposta per lo slam. Testi brevi, ritmici, ho cominciato a scrivere in rima; ho frequentato più il teatro che la poesia in passato e questo mi ha aiutato molto. I miei testi mirano a creare una tensione, un’atmosfera, non necessariamente piacevole, anzi un po’ disturbante. Spesso uso parole come “bambina” “piccola”, “tesoro” perchè credo che attualmente si viva in uno stato di infantilizzazione perenne. Alcuni testi sono invece delle piccole storie con personaggi, storie che escono dritte dritte dalla mia vena narrativa.

Quali consigli ti senti di dare a chi si accinge a partecipare per la prima volta?

Il consiglio è andare agli slam, guardare gli altri poeti, capire di cosa si tratta, porsi il problema del pubblico, della voce, del corpo, della comunicazione. E poi provare, essere pronti al rifiuto, al fatto di non piacere ma provarci comunque e cercare di migliorarsi.

Parteciperai ad altre gare?

Forse sì e forse no.

RIPRODUZIONE RISERVATA – MAGGIO 2019

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